Non sono semplici bibite, e i numeri lo confermano. Un’indagine del Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatria (SIP) fotografa un consumo di energy drink sempre più precoce tra i giovanissimi, con il 65% dei ragazzi che li ha provati almeno una volta e quasi 4 consumatori su 10 che hanno iniziato prima dei 12 anni. Un fenomeno che, per il comparto beverage, apre un fronte reputazionale da non sottovalutare.
Lo studio, condotto su 430 ragazzi tra i 9 e i 17 anni e pubblicato il 7 luglio 2026 sull’Italian Journal of Pediatrics, racconta un consumo ormai strutturale, non episodico. Se l’uso frequente riguarda circa il 10% del campione, il 39,2% ha iniziato prima dei 12 anni e il 49% tra i 12 e i 14, in alcuni casi addirittura prima dei 9. E questo nonostante le principali società pediatriche raccomandino di evitarne il consumo sotto i 18 anni.
Perché non sono semplici bibite
Il punto sollevato dalla SIP è che gli energy drink non vanno equiparati alle comuni bevande analcoliche. “Le bevande energetiche non sono semplici bibite. Quando parliamo di energy drink parliamo di un concentrato di stimolanti. Non agisce solo la caffeina, ma un insieme di sostanze (taurina, guaranà, L-carnitina etc) che possono avere un effetto sinergico. Nei bambini e negli adolescenti questi mix non sono adeguatamente studiati. Ecco perché andrebbero evitate nei minori di 18 anni e sotto i 12 anni l’attenzione deve essere ancora maggiore: non esiste una dose sicura, perché il cervello e il sistema cardiovascolare sono ancora in pieno sviluppo e l’organismo è più vulnerabile agli effetti della caffeina e degli altri stimolanti”, spiega Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria.
Nel dettaglio clinico entra Elena Bozzola, del Gruppo di Studio Adolescenza SIP: “Le evidenze scientifiche indicano che i possibili rischi riguardano il sistema cardiovascolare e quello neurologico. In particolare vi è il rischio di un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca; nei soggetti predisposti sono stati descritti disturbi del ritmo cardiaco, che possono essere pericolosi in quei soggetti in cui non si è ancora giunti alla diagnosi di una patologia cardiaca. A questo si aggiungono disturbi del sonno, irritabilità, ansia e interferenze con i meccanismi di maturazione cerebrale, in una fase in cui il sistema nervoso è ancora in evoluzione”.
Supermercato, amici e pubblicità, le porte d’ingresso al consumo
Un passaggio dello studio interessa direttamente il comparto, perché riguarda i canali attraverso cui il consumo si innesca. Le ragioni più frequenti indicate dai partecipanti per il primo assaggio sono state la reperibilità sugli scaffali del supermercato, i consigli degli amici e la pubblicità su internet e in televisione. Pesa inoltre il fattore familiare: in oltre il 40% dei casi almeno un familiare consuma energy drink, e quando queste bevande sono presenti nella quotidianità domestica i ragazzi iniziano prima, ne fanno un uso più frequente e percepiscono meno i rischi. “Il modello genitoriale resta uno dei fattori più potenti nella costruzione dei comportamenti di salute”, sottolinea Agostiniani. “La prevenzione non può essere rivolta solo ai ragazzi: serve un’alleanza con le famiglie”.
Il fenomeno attraversa tutti i profili, atleti compresi
Lo studio ha analizzato quattro gruppi: atleti, pazienti con disturbi del comportamento alimentare, altri pazienti ricoverati per diverse patologie e un gruppo di controllo di soggetti sani. “Il fenomeno del consumo precoce non riguarda solo contesti di fragilità clinica ma attraversa tutti i gruppi, compresi adolescenti sani e sportivi”, prosegue Bozzola. Il dato più significativo riguarda proprio gli atleti, tra i più consapevoli dei rischi legati al consumo, tachicardia, ansia e insonnia inclusi, eppure quasi la metà riferisce comunque un consumo almeno occasionale.
Una consapevolezza più intuitiva che informata
Lo studio evidenzia anche forti lacune informative. Oltre la metà degli adolescenti intervistati (52%) riconosce che le bevande energetiche possono comportare rischi per la salute, ma più del 55% non conosce le linee guida ufficiali e quasi un ragazzo su quattro le ritiene sicure in adolescenza. La consapevolezza appare quindi più intuitiva che realmente informata, con la percezione di un rischio generico non accompagnata dalla conoscenza delle conseguenze concrete. Nonostante tutto, oltre un ragazzo su tre si dichiara favorevole a regole più severe.
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Un’Italia senza limiti, mentre l’Inghilterra stringe
Oggi in Italia non esiste alcun limite di età per l’acquisto di energy drink, liberamente disponibili nei supermercati e promossi attraverso sport, social media e pubblicità. L’unica tutela è l’etichettatura obbligatoria, che segnala l’elevato contenuto di caffeina. Il quadro europeo, però, si sta muovendo: il Governo britannico ha confermato che da aprile 2027 in Inghilterra sarà vietata agli under 16 la vendita delle bevande energetiche con oltre 150 milligrammi di caffeina per litro, su tutti i canali (negozi, bar e ristoranti, distributori automatici e piattaforme online), come abbiamo raccontato in dettaglio, all’interno di uno scenario di crescente divergenza normativa tra Europa e Stati Uniti.
Perché riguarda il comparto beverage
L’energy drink resta una delle categorie più dinamiche del beverage analcolico, ma cresce l’attenzione di istituzioni sanitarie, opinione pubblica e, potenzialmente, legislatore. “Abbiamo davanti un fenomeno diffuso, precoce e ancora sottovalutato”, conclude Agostiniani. “I dati ci dicono che servono più informazione, più prevenzione e una riflessione seria su possibili misure di tutela. La salute dei nostri ragazzi viene prima di qualsiasi strategia commerciale”. Per produttori e distributori il tema si traduce in tre priorità concrete: comunicazione responsabile su target, claim e sponsorizzazioni verso i più giovani, trasparenza in etichetta sul contenuto di caffeina e stimolanti, e la necessità di anticipare un eventuale intervento regolatorio piuttosto che subirlo. La partita, per il settore, si gioca sempre più sul terreno della reputazione oltre che su quello del prodotto.
INFO: sip.it
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