La Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo (ENVI) ha recentemente dedicato un’audizione pubblica ai rischi per la sicurezza alimentare legati al consumo di energy drink nei minori. Un passaggio che potrebbe segnare una svolta per il settore delle bevande energetiche in Europa.
L’organizzazione Foodwatch ha presentato un rapporto in cui definisce queste bevande “seri rischi per la salute di bambini e adolescenti”, consumate in quantità potenzialmente pericolose. Le richieste all’Unione Europea sono nette: divieto di vendita ai minori di 18 anni in tutta l’UE, stop alla pubblicità rivolta ai giovani e restrizioni vincolanti attraverso la revisione della Direttiva sui servizi di media audiovisivi (AVMSD) prevista per il 2026.
Un quadro normativo frammentato
A livello europeo non esiste una legislazione specifica sugli energy drink. La regolamentazione si basa sul Regolamento (UE) 1169/2011 sull’informazione alimentare, che prevede l’etichetta obbligatoria per bevande con oltre 150 mg di caffeina per litro: “Alto contenuto di caffeina. Non raccomandato per bambini o donne in gravidanza o allattamento”.
L’industria, rappresentata da UNESDA (Unione Europea delle Associazioni dei Soft Drinks) e Energy Drinks Europe, ha adottato codici di autodisciplina volontari: divieto di marketing verso bambini sotto i 13 anni e restrizione dei campionamenti promozionali vicino alle scuole.
Diversi Stati membri hanno però introdotto divieti nazionali. Polonia, Lituania, Lettonia, Romania, Bulgaria e Ungheria vietano la vendita ai minori di 18 anni. Molte di queste norme sono entrate in vigore tra il 2023 e il 2025. La Repubblica Ceca ha approvato il divieto per i minori di 15 anni. Il Regno Unito discute il limite a 16 anni. In Spagna, la Galizia ha approvato una legge che equipara gli energy drink all’alcol ai fini delle restrizioni di vendita e pubblicità ai minori.
Italia: assenza di regole nazionali
In Italia non esistono regolamentazioni che vietino la vendita di energy drink ai minori. Alcuni rivenditori hanno imposto restrizioni volontarie, ma l’assenza di una normativa uniforme lascia spazio a negozi non controllati, distributori automatici accessibili e vendita online senza verifica dell’età.
Le bevande più diffuse sul mercato italiano contengono in genere 75‑80 mg di caffeina e circa 1.000 mg di taurina per lattina. Il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare ha espresso preoccupazione per il consumo associato di energy drink e alcol, evidenziando rischi di mascheramento dell’effetto depressivo dell’alcol, disidratazione, alterazioni del ritmo cardiaco e della funzionalità renale.
Un mercato in forte espansione
Gli energy drink rappresentano la categoria in più rapida crescita nel beverage europeo. Secondo dati Circana/NIQ del 2025, il consumo nel fuoricasa segna +9% rispetto all’anno precedente, le vendite al dettaglio +7,7% a valore, con un picco di +13,3% nel secondo trimestre. Solo un europeo su tre consuma energy drink, ma il trend è in rapida crescita. Secondo stime di società di ricerca di mercato, il settore potrebbe crescere con un tasso annuo composto intorno all’8–9% nel periodo 2023‑2030.
Consumi giovanili: i numeri
Secondo l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), il 68% degli under 18 europei consuma energy drink e, secondo le valutazioni EFSA, circa il 12% degli adolescenti presenta consumi frequenti o sopra la soglia consigliata. In Italia, uno studio ESPAD del CNR (2021) indica che i maggiori consumatori sono maschi 17enni: decine di migliaia di studenti tra i 15 e i 19 anni hanno consumato energy drink oltre 20 volte nell’ultimo mese. Tra gli 11 e i 14 anni, uno studio del 2019 su 450 studenti di scuole medie rileva che il 57% ha consumato energy drink. Un comportamento frequentemente riportato tra gli adolescenti è il “binge drinking”, spesso associato ad alcolici.
Rischi per la salute documentati
L’EFSA ha indicato come livello di sicurezza un massimo di 3 mg di caffeina per kg di peso corporeo al giorno per bambini e adolescenti; alcuni giovani, con il consumo abituale di energy drink, rischiano di superare questa soglia. L’elevato consumo di energy drink è stato associato in diversi studi a un maggior rischio di insonnia, irritabilità, cefalea, umore depresso e uso di alcol e tabacco.
La posizione dell’industria
UNESDA e Energy Drinks Europe respingono le restrizioni, sostenendo l’adeguatezza delle normative esistenti e dei codici etici adottati. L’industria chiede un approccio basato su “evidenze scientifiche validate” e “valutazioni di rischio indipendenti e robuste”.
Prossimi passi
Il 16 dicembre 2025 la Commissione Europea presenterà il Piano UE per la salute cardiovascolare, opportunità per coordinare azioni a livello degli Stati membri. Nel 2026, la revisione della Direttiva AVMSD potrebbe introdurre restrizioni vincolanti sul marketing di energy drink ai minori.
Il Parlamento Europeo definisce questa una “sfida politica complessa” che deve bilanciare autonomia del consumatore, considerazioni sul mercato interno, interessi economici e prevenire potenziali danni agli adolescenti.
Implicazioni per il mercato italiano
Un divieto europeo o nazionale avrebbe impatto significativo sui principali marchi di bevande energetiche, specialmente nei canali GDO, distributori automatici ed e-commerce. L’industria potrebbe rispondere sviluppando linee a basso contenuto di caffeina per adolescenti, investendo in bevande funzionali alternative e rafforzando comunicazione responsabile ed etichettatura trasparente. Il trend “zero zuccheri” e caffeina naturale da fonti vegetali potrebbe accelerare in risposta alle pressioni normative.
+info:
europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2025/779236/EPRS_BRI(2025)779236_EN.pdf
www.foodwatch.org/en/energy-drinks-and-children-why-the-eu-must-finally-act
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