Mercati Normative - Legislazione Spirits, Distillati, Liquori

Export spirits europei giù del 6% nel 2025, l’Europa del bere alza la voce a Bruxelles

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Meno sei per cento in un anno. È il dato che pesa sul settore degli spirits europei e che ha fatto da sottofondo alla Spirit of Life Week, la settimana che spiritsEUROPE ha organizzato a Bruxelles dal 7 al 10 settembre 2026 per raccontare il peso economico e culturale del comparto e discuterne il futuro.

Tra il 2024 e il 2025 le esportazioni di distillati europei sono scese del 6% in valore, fermandosi a 8,26 miliardi di euro. A pesare, come spiega il rapporto A Spirit of Determination (il Trade Report 2026 pubblicato l’8 settembre), sono state soprattutto le tensioni geopolitiche, l’incertezza economica e le turbolenze del commercio internazionale.

I due principali mercati di sbocco hanno frenato con forza. Gli Stati Uniti, primo cliente del settore, sono calati del 9% a 2,58 miliardi di euro, sullo sfondo dei dazi introdotti dall’amministrazione statunitense. La Cina ha ceduto il 15% a 608 milioni di euro, complici i dazi antidumping imposti da Pechino sulle acquaviti di vino e vinaccia europee. In arretramento anche il Regno Unito, giù del 4% a 858 milioni di euro.

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Sul fronte opposto crescono i mercati emergenti. L’India avanza del 10% a 91 milioni di euro, con prospettive legate all’accordo di libero scambio siglato dall’UE, mentre il Sudafrica balza del 30% a 272 milioni di euro. Numeri ancora piccoli rispetto ai mercati storici, che secondo l’associazione “non possono sostituire da un giorno all’altro” i partner consolidati. Oltre il 55% dell’export in valore nel 2025 è stato destinato a mercati fuori dall’Unione europea, segno di quanto il commercio internazionale sia strategico per la competitività del comparto.

“Il contesto commerciale che i produttori europei di spirits si trovano ad affrontare è indubbiamente difficile, e tensioni geopolitiche, venti contrari sul piano economico e turbolenze del commercio globale stanno avendo un impatto reale sul nostro settore. Ma siamo determinati a farcela“, ha dichiarato Pauline Bastidon, direttrice Competitività e Commercio di spiritsEUROPE. Secondo Bastidon, serve una politica commerciale europea “aperta e ambiziosa“, capace di preservare i rapporti con i partner storici, rimuovere le barriere superflue e aprire nuove opportunità con accordi e diplomazia commerciale.

Alla difficoltà dei mercati esteri si somma la preoccupazione per il clima interno. Un sondaggio condotto tra 50 produttori durante la Spirit of Life Week, in maggioranza piccole e medie imprese, mostra un comparto ancora legato all’Europa ma allarmato. Quasi un rispondente su tre prevede di aumentare gli investimenti nel prossimo anno, mentre sei su dieci segnalano un peggioramento del contesto imprenditoriale negli ultimi dodici mesi e oltre la metà indica le questioni regolatorie come sfida principale.

Il settore ricorda di sostenere 1,2 milioni di posti di lavoro in Europa, di generare 60 miliardi di euro di valore aggiunto lordo e 25,3 miliardi di gettito fiscale annuo, oltre a custodire 250 indicazioni geografiche.

“Gli spirits sono una delle storie di successo più autorevoli e longeve d’Europa“, ha affermato Patrick Piana, presidente di spiritsEUROPE. “Le nostre fondamenta sono solide e le aziende restano impegnate a investire e crescere qui. Ma questo successo non può essere dato per scontato. In un ambiente globale ferocemente competitivo, l’Europa deve muoversi più in fretta e con maggiore ambizione“. Sulla stessa linea il direttore generale Mark Titterington, che chiede “progressi più rapidi su competitività e semplificazione” e un quadro normativo e fiscale prevedibile.

Il messaggio che arriva da Bruxelles è quello di un settore che non si arrende. La frenata dell’export fotografa un mercato globale più incerto, ma il comparto rivendica prodotti iconici, riconoscibilità mondiale e una capacità di adattamento costruita in decenni, in alcuni casi secoli, di storia.

INFO: www.spirits.eu

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