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Farina Wines, 7 contenitori e un Recioto del 1974 raccontano il futuro

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Ad accoglierci nella storica cantina di Pedemonte, nel cuore della Valpolicella Classica, è Claudio Farina, che scende dal muletto con cui sta scaricando merce da un camion. Un CEO che non si sottrae al lavoro manuale: un dettaglio che dice molto sullo spirito di questa azienda familiare, guidata dalla quarta generazione dai cugini Elena e Claudio Farina. Oltre un secolo di storia, investimenti importanti in ricerca, sostenibilità e accoglienza, ma senza mai perdere il contatto diretto con il lavoro quotidiano e le radici contadine.

I CEO di Farina Wines: Elena e Claudio Farina
I CEO di Farina Wines: Elena e Claudio Farina

Il segreto nei conferitori

La prima cosa che colpisce di Farina Wines non è la cantina, per quanto spettacolare. È il modello produttivo. L’azienda coltiva 10 ettari di proprietà ma lavora complessivamente 70 ettari grazie alla collaborazione con 10 famiglie di vignaioli-conferitori storici, dislocati nelle valli di San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Negrar, Marano di Valpolicella e Fumane.

Non si tratta di un semplice rapporto di fornitura. I conferitori sono parte integrante della storia aziendale, coinvolti da generazioni nella strategia viticola e nella condivisione di pratiche sostenibili. Il vantaggio è strategico: poter selezionare le parcelle migliori in base all’andamento dell’annata, scegliendo tra zone con suoli, altitudini ed esposizioni diverse, tra i 150 e i 350 metri sul livello del mare. Un approccio che trasforma quello che potrebbe sembrare un limite in una ricchezza, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici.

Chiara Zuin, responsabile dell'Accoglienza di Farina Wines
Chiara Zuin, responsabile dell’Accoglienza di Farina Wines

Appassimento, il primo atto (che arriva sempre prima)

Il percorso produttivo parte dall’appassimento, momento cruciale per i vini della Valpolicella. In Farina Wines la raccolta è rigorosamente manuale e le uve selezionate vengono collocate in due fruttai inaugurati nel 2016, dotati di un innovativo sistema di ventilazione a pettine che, a differenza dei ventilatori tradizionali, distribuisce l’aria in modo omogeneo su tutte le cassette a ogni livello.

In condizioni ottimali, la cantina sfrutta la brezza naturale della vallata di Negrar, aprendo i portoni su entrambi i lati del fruttaio. Solo in caso di condizioni climatiche anomale, con umidità elevata, il sistema automatizzato si attiva per controllare temperatura e umidità, garantendo un appassimento sano e uniforme. Le tradizionali “arele” in bambù sono state sostituite da cassette in plastica per ragioni igieniche. “Siamo un’azienda alimentare”, ricorda Chiara Zuin, responsabile dell’Accoglienza di Farina Wines, durante il tour.

Un tema su cui la cantina pone particolare attenzione riguarda la tempistica. Con l’innalzamento delle temperature degli ultimi anni, l’appassimento si completa sempre prima rispetto ai tempi classici. “Una volta si andava anche a febbraio”, racconta Chiara Zuin. “Adesso tendenzialmente a dicembre si pigia. C’è stato addirittura un anno con la deroga per pigiare a fine novembre”. Un fenomeno legato direttamente al cambiamento climatico: l’uva raggiunge prima la maturazione desiderata, e attendere oltre rischierebbe di compromettere il prodotto.

Sette contenitori per un solo obiettivo

Il cuore della visita è la cantina, oggetto negli ultimi anni di ingenti investimenti. Accanto alla storica barricaia sotterranea, dove le grandi botti di rovere di Slavonia continuano a maturare i rossi della tradizione, Farina Wines ha affiancato un arsenale di contenitori studiati per gestire in modo scientifico il rapporto tra vino e ossigeno.

Nel “Salone delle botti” si trovano 9 tini “tulipe” in cemento grezzo da 75 hl, imponenti e scenografici, e 30 vasi Clayver in gres ceramico, alcuni dei quali in versione colorata. Completano la dotazione barrique di rovere francese e americano, tonneau da 500 litri, botti grandi e le vasche in acciaio inox. Sette tipologie di contenitori con diversi gradi di permeabilità all’ossigeno, che l’enologo Andrea Zerman utilizza come una tavolozza per calibrare l’evoluzione di ciascun vino.

La ricerca con l’Università di Verona

Dietro questa scelta c’è un progetto scientifico avviato nel 2017 in collaborazione con la Facoltà di Enologia dell’Università di Verona e il Prof. Maurizio Ugliano, nell’ambito del progetto Winesens condotto insieme a SMACT (Centro di Competenza Industria 4.0 del Triveneto). L’obiettivo: studiare il ruolo dell’ossigeno durante la maturazione dei vini per ridurre il contenuto di solfiti. I risultati hanno dimostrato che l’apporto controllato di ossigeno in fase di macerazione fermentativa consente di ridurre la SO2 nel vino finito di circa il 20%.

Per due anni sono state condotte analisi sull’evoluzione dei vini nei diversi contenitori, realizzando una mappatura delle potenzialità di ciascun materiale. Oggi con l’Ateneo veronese prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dell’ossigeno e dei composti fenolici durante la maturazione.

Sostenibilità a tutto campo

L’impegno ambientale non si limita alla cantina. Dal 2024 Farina Wines copre il 100% del proprio fabbisogno energetico con pannelli fotovoltaici. In vigna si pratica la “confusione sessuale” per limitare i pesticidi, la potatura Simonit & Sirch per preservare la salute delle viti, e non viene utilizzato diserbo chimico in nessun vigneto, inclusi quelli dei conferitori.

Un punto che Farina Wines tiene a chiarire: l’azienda non è certificata biologica, ma adotta un approccio concreto alla sostenibilità in ogni fase della filiera, dalla vigna al confezionamento, seguendo quella che definisce “viticoltura intelligente”, con interventi minimi che limitano anche l’accumulo di metalli pesanti nel suolo.

In cantina, un sistema di tubazioni consente l’igienizzazione con acqua calda e vapore, eliminando quasi totalmente i detergenti chimici. Anche il packaging è stato ripensato: tappi Nomacorc Select Green a zero emissioni nette di carbonio per tutti i vini tranne l’Amarone, carta riciclata e bottiglie alleggerite da 500 a 420 grammi (360 per alcuni mercati esteri).

Una cantina che accoglie oltre 10.000 visitatori

La ristrutturazione della villa cinquecentesca ha trasformato Farina Wines in una destinazione enoturistica di primo piano, con oltre 10.000 visitatori nel solo 2025. L’accesso alla tenuta avviene attraverso un arco di tufo con al centro un antico stemma araldico, lo stesso riprodotto sulle etichette dei vini, che introduce alla corte del ‘500 dove ha sede l’azienda.

Il “Cubo”, struttura in vetro inserita nella corte rinascimentale, ospita light lunch e cene. La Wine Boutique offre degustazioni guidate accompagnate da prodotti locali selezionati. Nel patio campeggia la scultura “Libri di Piombo” di Anselm Kiefer, dedicata al poeta Paul Celan, voluta da Elena Farina, appassionata d’arte e curatrice del progetto artistico della cantina.

Dal 2023 il progetto Art Ferment, in collaborazione con la galleria Artericambi di Verona, porta in cantina mostre di artisti contemporanei internazionali. Nel 2026 il format si amplia con nuove collaborazioni e l’obiettivo di costruire una collezione privata.

L’Antica Colombaia, recentemente restaurata nella sua torre storica, offre un ambiente intimo e suggestivo per degustazioni ed eventi riservati a piccoli gruppi. Tra le esperienze proposte anche l’E-Bike & Wine Tour, che collega Verona alla cantina attraverso i paesaggi della Valpolicella, coniugando mobilità dolce, scoperta del territorio e degustazione dei vini aziendali.

Antica Colombaia
Antica Colombaia

Il brindisi con la storia

Al termine della visita, il pranzo stampa riserva una sorpresa: Claudio Farina stappa un Recioto Classico della Valpolicella 1974, una bottiglia che l’azienda ha recuperato riacquistandola da un privato della zona. Un vino che ha più di cinquant’anni: nonostante il colore lasciasse presagire un’ossidazione avanzata, al naso si percepiva ancora il frutto, a testimonianza della straordinaria longevità che l’appassimento e il residuo zuccherino possono conferire a questi vini.

stemma araldico
stemma araldico

UUn dettaglio non casuale: il nome dell’Amarone Riserva Mezzadro alla Fontana deriva proprio da via Fontana, dove sorge la tenuta e dove si trova il portone con lo stemma araldico. Lo stesso stemma, simbolo dell’identità familiare, è riprodotto su diverse etichette della cantina. Nei vecchi registri di campagna, la famiglia Farina era identificata come “mezzadro alla fontana”. L’etichetta della Riserva riprende proprio quei documenti storici. Un filo che collega le origini contadine della famiglia alla cantina contemporanea. Padroni di casa generosi e alla mano, Elena e Claudio accolgono i visitatori con la stessa semplicità con cui hanno ereditato il mestiere dai loro padri, tra bottiglie di Amarone stappate senza risparmio e il racconto appassionato di chi vive la cantina ogni giorno.

+info: farinawines.com/

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