Maria Sofia Tarana
| Categoria Notizie Vino | 487 letture

Focus Nomisma Wine Monitor: confronto tra Italia e Francia nell’export dei vini rossi Dop

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I dati di Nomisma Wine Monitor sul rapporto tra Italia e Francia nell’export di vino imbottigliato parte dal confronto tra i rossi Dop delle tre regioni vinicole italiane di riferimento (Toscana, Piemonte, Veneto) con quelli delle regioni francesi (Bordeaux, Borgogna). Ne emerge:

  • Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di destinazione per i vini rossi di entrambi i paesi, pesando per il 21% del totale di categoria nel caso dell’Italia e per il 17% nel caso della Francia
  • I vini rossi francesi trovano una maggior diffusione presso i mercati asiatici: Cina, Hong Kong e Giappone pesano congiuntamente per il 31% sul totale export di categoria; per l’Italia questi tre mercati incidono per appena il 7,5%
  • Nel periodo 2012-2017, l’export italiano di rossi imbottigliati negli USA è aumentato del 7%, quello francese del 56%. In Cina, l’export di vini rossi italiani è cresciuto dell’82%, quello francese del 40%.
  • Nei primi 10 mesi del 2018, l’export di rossi italiani è cresciuto negli USA, Svizzera, Svezia, Cina e Francia, mentre è diminuito sensibilmente in Germania e UK
  • Per quanto riguarda invece l’export francese di vini rossi nei top mkt di destinazione, si riscontrano crescite ovunque salvo Cina (dove il calo è rilevante, -17%) e Giappone
  • I vini rossi francesi vengono esportati ad un prezzo medio attorno ai 6 euro litro, contro i 4,64 di quelli italiani
  • Il differenziale risulta più alto (65%) nel caso dei rossi DOP, dove i vini francesi vengono esportati ad un prezzo medio superiore a 9,1 €/litro contro i 5,5€ di quelli italiani
  • Tale differenziale viene amplificato dal posizionamento dei rossi di Borgogna (25,5 €/litro) che si collocano ai vertici della classifica in termini di prezzo medio all’export, seguiti dai rossi di Bordeaux, il cui prezzo (12€/litro) è superiore del 32% rispetto ai rossi piemontesi e del 75% rispetto ai rossi Dop toscani

Nel lungo periodo (2012-2017 e 2018) l’Italia consolida la crescita delle esportazioni in Svizzera, Francia e Cina. In quest’ultimo paese la Francia sta invece conoscendo un calo importante. In questo contesto il Brunello, e le altre denominazioni di Montalcino, rappresentano un’eccezione in quanto l’export pesa per il 70% dell’intera produzione. Per il Brunello la penetrazione nei 3 paesi asiatici sale al 15% dell’export totale, non arrivando ai livelli dei vini francesi ma registrando comunque il doppio rispetto alla media degli altri rossi italiani. E se anche il mercato nazionale assorbe “solamente” il 30% della produzione, il 44% dei consumatori italiani ha bevuto Brunello di Montalcino nel corso dell’ultimo anno.

 

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Secondo Denis Pantini, Responsabile di Nomisma Wine Monitor “l’identikit del consumatore italiano di Brunello che emerge dalle nostre indagini è prevalentemente di sesso maschile, residente al Centro Italia, con titolo di studio e reddito alto e appartenente alla cosiddetta generazione X, quella della fascia 36-51 anni”. Molto buona anche conoscenza e reputazione del Brunello. Sempre secondo il focus Wine Monitor, solamente 5 consumatori italiani su 100 non conoscono questo vino mentre per tutti gli altri, l’ottima qualità e il percepito di prodotto di lusso (status symbol) rappresentano i principali aggettivi che lo contraddistinguono rispetto agli altri vini.

Un ultimo dato del confronto: i grandi rossi italiani significano Tradizione, Relax, Divertimento mentre quell’ d’oltralpe Creatività, Eleganza, Esclusività

 

+INFO:  c.ferraro@mailander.it

 

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