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G.D. Vajra, la famiglia che ha trasformato un sogno agricolo in un’eccellenza del Barolo

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Nel cuore delle Langhe, il nome Vajra è ormai diventato uno dei must del Barolo. Un’azienda vitivinicola nata dall’intuizione giovanile di Aldo Vaira, tra i pionieri del biologico in Piemonte. Il nome unisce l’antica grafia del cognome “Vajra” alle iniziali del padre, Giuseppe Domenico, che nel 1968 donò al figlio Aldo i primi vigneti del Bricco delle Viole, oggi cuore produttivo della cantina. Fin dalle origini, G.D. Vajra combina radici e innovazione, ai classici Barolo, Nebbiolo e Barbera si affianca il recupero di varietà da valorizzare come la Freisa e il Dolcetto. A questa filosofia si deve anche la nascita del Claré J.C., un nebbiolo vinificato in purezza secondo antichi metodi, leggero, fragrante e con un accenno di vivacità. La famiglia – Aldo, Milena e i figli Giuseppe, Francesca e Isidoro – guida oggi un’azienda artigianale e fortemente identitaria. Bellezza, cura dei dettagli, creatività, sono alcuni dei principi che si ritrovano in ogni etichetta che riflette finezza ed eleganza.

La storia: dal ’68 al successo internazionale

La famiglia Vaira

Il percorso di Aldo Vaira inizia quasi per caso: mandato per punizione a Barolo dopo le proteste studentesche del ’68, scopre nei vigneti dei nonni una vocazione inattesa. Tra studi di agronomia, lavoro nei campi e prime sperimentazioni, nel 1971 ottiene una delle prime certificazioni biologiche piemontesi. Nel 1985 abbandona l’insegnamento per dedicarsi alla cantina, affiancato dalla moglie Milena. Le difficoltà non mancano, la devastante grandinata del 1986 azzera i raccolti, ma accelera la scelta di diversificare i vigneti in più zone della denominazione. Un episodio che ha lasciato un segno anche nello sviluppo commerciale della cantina, inizialmente più vocata all’estero ma che sta cercando di riconquistare il suo spazio anche in Italia. “Quando sono partiti i miei genitori hanno iniziato a guardare all’estero anche per necessità, visto che se vendevi in Italia dovevi avere una profondità di annate che non potevano avere essendo appena nati– racconta Francesca VairaOggi stiamo cercando di invertire la tendenza e di aumentare la quota nel mercato italiano, perché chi viene a trovarci dall’estero deve trovare il nostro vino anche al ristorante”. Negli anni successivi entra in azienda la seconda generazione, con Giuseppe che segue i nuovi progetti enologici, Francesca cura l’immagine e l’accoglienza, Isidoro guida la squadra di vignaioli e mappa biodiversità e ecosistemi.

Arte, identità e territorio

La cantina è anche un luogo di arte: le vetrate policrome ideate dal frate-artista Costantino Ruggeri e le etichette firmate da Gianni Gallo raccontano un’estetica che unisce territorio, simbolismo e tradizione. Un giardino affacciato sulle vigne completa l’atmosfera, rendendo la visita un’esperienza davvero immersiva. “Passiamo molte ore qui in cantina, in periodi di vendemmia anche oltre 15-18 ore, per questo abbiamo voluto creare un rapporto con la luce con queste vetrate che cambiano l’illuminazione a seconda dell’orario-continua Francesca Vaira- Un marchio della nostra azienda che abbiamo voluto richiamare anche in alcune etichette per renderle immediatamente riconoscibili al consumatore”. Negli spazi adiacenti alla cantina, si sta realizzando una parte nuova dedicata all’accoglienza e alle visite. “Ogni giorno di qui passano decine di visitatori che passano a trovarsi, alcuni hanno voglia di approfondire la conoscenza della nostra cantina e necessitano di più tempo, altri hanno solamente voglia di un assaggio veloce e lasciarsi guidare dall’acquisto. I nostri spazi attuali iniziavano a starci stretti, soprattutto in periodo di vendemmia quando è un via vai di mezzi. La nuova sala degustazione vuole essere una finestra sulle Langhe, perché prima di tutto la nostra cantina punta a valorizzare il territorio”.

L’alta quota come firma stilistica

Con oltre 100 ettari, G.D. Vajra si distingue per parcelle poste tra le più elevate della denominazione. Dal Bricco delle Viole ai cru Ravera e Fossati, passando per Bricco Bertone, ogni vigneto esprime un carattere unico, fondamento di vini complessi, eleganti e longevi. Il Barolo Albe nasce come omaggio all’antica arte dell’assemblaggio di più esposizioni. “Quando insieme ai miei fratelli frequentavamo le scuole ad Alba, ci siamo resi conto che molti dei nostri compagni di classe non conoscevano il Barolo- sottolinea Francesca Vajra- Per questo è nato Albe, volevamo rendere più accessibile il Barolo anche a un pubblico più giovane e di non addetti ai lavori”. Non solo Nebbiolo, ma anche la volontà di recuperare alcuni vitigni autoctoni piemontesi. “Siamo innamorati del Nebbiolo, ma crediamo molto anche nelle varietà autoctone che hanno fatto la storia del Piemonte, come la Freisa o come il Dolcetto di Dogliani, una zona dove abbiamo investito. “Qualche tempo fa siamo stati in visita con tutto il team a un produttore storico di Dogliani che è rimasto impressionato dal nostro interesse perché noi abbiamo il Barolo. Crediamo invece molto nella biodiversità come avveniva una volta, per questo abbiamo deciso di puntare sul Dolcetto, o su altre varietà autoctone piemontesi”.

Tasting vini e Moscato experience

La degustazione da Vajra è una cosa seria, la gamma spazia dai Barolo iconici come il Bricco delle Viole, Ravera, Albe e Coste di Rose, a reinterpretazioni colte della tradizione come Claré J.C. e Kyè, Freisa di grande carattere. Completano l’offerta Dolcetto, Langhe Nebbiolo, Barbera, Riesling Pétracine, Pinot Noir, Moscato d’Asti e il Metodo Classico N.S. della Neve. Vini che all’assaggio raccontano un filo conduttore medesimo, grande bevibilità ed espressività del territorio. Insieme a Francesca Vajra, può anche capitare di far provare un’esperienza unica, con il primo assaggio del succo d’uva di Moscato ai bambini. “Il Moscato per noi è il vino della festa, crediamo molto in questo prodotto talvolta un po’ bistrattato da chi negli anni ha guardato più ai numeri che alla qualità, ma se fatto bene è un piccolo gioiello che ci invidia il mondo e che fa letteralmente impazzire gli stranieri”. Dal 2009 la famiglia gestisce anche Luigi Baudana, micro-cantina di Serralunga d’Alba con meno di 3 ettari. I Vaira custodiscono fedelmente lo stile e la storia dei coniugi Luigi e Fiorina, producendo Barolo da cru come Cerretta e Baudana e il Langhe Bianco Dragon.

INFO www.gdvajra.it

© Riproduzione riservata

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