Carlo Carnevale
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Glitter e magia: il primo vino rosa è fatto con “lacrime di unicorno”

Làgrimas de Unicornio
Làgrimas de Unicornio

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“Prodotto con lacrime di unicorno reali, in luogo segreto. Il processo di estrazione delle ‘lacrime’ è completamente naturale ed è in attesa di brevetto”. Si aggiunga un 12% di volume alcolico per trasformare “giorni ordinari in giorni straordinari”. La lista degli ingredienti per il Làgrimas de Unicornio (Lacrime di Unicorno), un vino dell’azienda spagnola Gik Live! dei coniugi Tere e Javi: una trovata pronta ad approfittare del dilagante trend dei social, dove è già schizzata in cima alle preferenze.

Rosa, dolce, fruttato. Glitterato, soprattutto, e per meno di dieci euro a bottiglia vi arriva comodamente sul pianerottolo di casa tramite spedizione online dal sito ufficiale. Un piano di comunicazione brillante come il prodotto stesso, imperniato su un ipotetico unicorno che la coppia custodirebbe nel proprio podere in Navarra, nel nord della Spagna. “Felicità e ottimismo” sarebbero alla base della creazione, per mascherare in realtà l’enorme potenziale di marketing e ritorno di immagine contenuto in ogni scintillante bottiglia. Sulle piattaforme social, Instagram in pole position, è stato un autentico boom di brillantini e rosa pastello.

Perfetto per “riunioni, fiestones o per qualsiasi tipo di compagnia”, Làgrimas de Unicornio è descritto come il rosato più rosato del mondo, con la garanzia totale circa la pigmentazione naturale del prodotto. Peraltro non la prima invenzione pittoresca di Javi e Tere, che già avevano firmato la creazione del primo vino blu del mondo, il Gik Azul, nello specifico ottenuto con coloranti organici come indaco e bucce d’uva. Incassando per questo una violenta reazione dei grandi produttori nel 2017, che spingevano perché il vino blu venisse commercializzato come semplice bevanda, perché non “all’altezza” della produzione ordinaria.

Un inizio d’anno sfavillante, è il caso di dire, ma non necessariamente positivo per il movimento. L’ennesima dimostrazione di quanto un’immagine accattivante e dall’alto potenziale commerciale sia esca naturale per il pubblico più giovane e meno abituato a un consumo ragionato. L’obiettivo di dichiarato è quella di creare nuovi appassionati di vino, ma l’effetto potrebbe essere addirittura contrario. Con il rischio che tra cent’anni ci si potrebbe trovare a sorseggiare paillettes in posa da selfie, a discapito della tradizione e del gusto storico. O tempora o mores.

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