Federico Bellanca
| Categoria Notizie Distillati, Liquori, Vino | 1689 letture

Globalizzazione consumi? Anche della produzione! Whisky Giapponesi, Francesi, Italiani. E la Regina..

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La globalizzazione dei consumi è ormai da anni una realtà, I prodotti di punta del mondo beverage hanno ormai distribuzione capillare, dall’Europa all’Asia fino alle Americhe. In tutti i paesi del mondo è possibile trovare ottimi vini Italiani o Francesi, whisky scozzesi, vodka russa.

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Ma oggi assistiamo anche ad un nuovo fenomeno, ovvero quello della globalizzazione della produzione.

Ricette storiche, su nuovi terreni, e con varianti delle materie prime , possono dare risultati sorprendenti.

L’esempio più facile da fare è riguarda il mondo dei vini, in cui da anni i vitigni  un tempo francesi vengono chiamati “Internazionali”. Ottimi Cabernet, Merlot e Chardonnay vengono ormai prodotti in ogni emisfero.

Ma questa sperimentazione produttiva riguarda anche altri prodotti, come ad esempio i whisky.

Il monopolio britannico sembra infatti sotto assedio.

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Prima vennero i Giapponesi con i loro eccezionali single malt, riconosciuti da tutto il mondo con la storica vittoria del Suntory Yamazaki Single Malt Sherry Cask 2013, che nel 2014 fu premiato come il migliore al mondo.

Oggi sono i cugini europei a mirare a prendere il mercato. I Francesi infatti, hanno deciso di lanciarsi nella distillazione, forti della loro esperienza con i cognac, ne è un esempio  la distillerie Warenghem, che in Bretagna si è dedicata alla produzione di un Whisky leggermente torbato.

Parallelamente anche qui da noi comincia a nascere l’idea di  “Whisky Italiani”.

Ne è un esempio La distilleria PUNI la prima e unica distilleria italiana di Whisky, fondata nel 2010 e gestita dalla famiglia Ebensperger. È situata alle porte della città di Glorenza in Alto Adige, nel mezzo delle Alpi. Proprio lì, nelle “Highlands dell’Italia“ si sono create le migliori condizioni per la produzione di un whisky di classe superiore.

Puni propone oggi un’intera gamma di distillati, in una bottiglia di design.

Come abbiano preso questa diffusione del loro fiore all’occhiello i Britannici non è dato saperlo, ma non sono certo immuni a questa contaminazione produttiva, a partire dalla prima tra loro.

Infatti è stata proprio la Regina  ha voler creare il suo spumante. Partendo dalle prime tremila bottiglie annata 2013 di sparkling wine ottenute dalle stesse uve dello champagne (chardonnay, pinot noir e pinot meunier), messe a dimora sei anni fa nel parco del castello di Windsor si parla già di una produzione in forte crescita che dovrebbe toccare le 20 mila bottiglie l’anno entro il 2025.

Windsor Great Park sparkling wine

Insomma, nessuno pare essere immune alla mondializzazione dei prodotti, e la a Buckingham Palace non prenderanno i nostri Whisky continentali come un atto…di lesa maestà!

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