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Chi prova amore per le Langhe – quell’amore appassionato, e a prescindere dai cambi di stile di vinificazione che si riscontrano nelle ultime annate e al netto dell’andamento climatico – non dovrà prendere impegni i prossimi anni se vorrà scoprire, ancora, le nuove annate dei vini prodotti nei territori di Roero, Barbaresco e Barolo.

Il vino è tornato protagonista alle OGR di Torino, in quella prima capitale d’Italia a cui il Barolo deve molto. Alla fine del primo giorno di lavori, lunedì 4 aprile 2022, in cui si sono aperte le porte anche ad appassionati e sommelier, la Mole Antonelliana si è illuminata e tinta di rosso per “proiettare sul petto” il logo della manifestazione.

Grandi Langhe a Torino segna un grande passo in avanti per le denominazioni tutelate dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, la scelta di spostare la sesta edizione della manifestazione da Alba alle OGR non poteva essere più azzeccata, sia per gli spazi funzionali che per i servizi offerti agli espositori e visitatori. Le Langhe si meritavano una location così. E mentre si racconta l’edizione appena conclusa, si è già al lavoro per la prossima edizione, che magari si svilupperà su più giorni. Chissà. E, conclusa la giornata di assaggi, il martedì pomeriggio ha visto andare in scena il convegno “Changes. Ambiente & Etica nelle Langhe del futuro” , che ha abbracciato temi importanti, “più alti” rispetto quello delle note MgA o andamenti vendemmiali.

“Si vivono cambiamenti climatici, cambiano i rapporti coi lavoratori, la logistica, e poi ci scontriamo con i cambiamenti finanziari e di ecosistema. L’obiettivo di questo convegno non è quello di dare delle risposte ma di interrogarsi, per individuare linee d’azione condivise. Un’analisi dei cambiamenti è necessaria per capire come lavorare e arrivare preparati a contrastarli” – ha commentato il Presidente del Consorzio Matteo Ascheri.

UN’OCCASIONE PER APPRENDERE LE SFUMATURE DELLE ANNATE

I 230 produttori presenti hanno regalato l’opportunità di assaggiare un ventaglio di diverse annate, dal 2016 al 2021 e tipologie: dai bianchi a base di Arneis e altre bacche autoctone e internazionali, ai rossi: Pinot Nero, Barbera e Nebbiolo – e quindi Roero, Barbaresco e Barolo. La 2016 si conferma come una delle più ricche ed equilibrate annate dell’ultima decade a cui è seguita una 2017 più calda ma che oggi si apprezza maggiormente rispetto a un anno fa – percezione della scrivente avuta soprattutto sui Barolo, che si mostravano serrati, tannici e di buona persistenza. La 2018, con le sue abbandonanti piogge oltre ad aver risanato la dotazione idrica nei suoli ha portato a una vigoria a una produzione di vini di grande bevibilità, freschezza ed espressività. Per i Barbaresco, la 2019 è un’annata che si presenta di stampo classico e con un ottimo potenziale di invecchiamento. Vini ancora difficili da decifrare con una presa tannica e una verve che mancava, accompagnata da una buona presenza di frutto.

Sulla base di queste brevi considerazione, ci sentiamo di dividere le nostre referenze migliori in base a due diversi e distinti andamenti palatali, da una lato ci sono vini succosi, fragranti, nitidi, gioiosi e con tannini già arrotondati e integrati, mentre dall’altra abbiamo trovato rossi nettamente, inequivocabilmente tannici, incisivi, fin quasi aggressivi e profondi, iodati e gessati. Annate diverse, non migliori o peggiori. Diverse, soprattutto se si prendono in esame le espressioni ritrovate nei bicchieri dei tre areali a confronto: Roero, Barbaresco e Barolo. Breve premessa che ci sentiamo di sottolineare considerati i giudizi recentemente espressi sulle stesse da parte della critica internazionale.

Nella prima categoria rientrano senza dubbio il Barolo di Cascina Fontana 2018, Barolo 2018 Trediberri, il Barolo Sarmassa 2018 Brezza, il Barolo Monvigliero 2018 Cadia, il Barbaresco Cotta 2019 Taverna (prodotto da solo nebbiolo rosé) e il Nebbiolo d’Alba Superiore Sansteu 2019 Ghiomo. Nella seconda categoria inseriamo: il Barbaresco Asili 2018 Ca del Baio, Barbaresco Camp Gros 2016 Marchesi di Gresy, Barbaresco Rabaja 2019, Barolo Cerretta 2017 Ettore Germano, Barolo Serradenari 2017 Dosio, Barolo Briccolina Riserva 2016 Enrico Serafino, Roero Le Coste 2018 Ca’ Rossa, Barolo Castiglione 2018 Vietti, Barolo 2016 Cloué.

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