Marco Bormolini
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La Grappa ricerca il suo futuro: focus tra storia, consumi e prodotti

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a cura di Marco Bormolini

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Il 2 febbraio è stata una giornata storica per la grappa in Italia. 11 distillatori hanno risposto all’appello lanciato da Roberto Castagner dell’omonima distilleria e si sono riuniti intorno a un tavolo per parlare del futuro della grappa a Visnà di Vazzola. Una tavola rotonda con un titolo tanto chiaro quanto evocativo: “La Grappa ricerca il suo futuro”, con una serie di interventi e un confronto aperto sullo stato di salute di questo distillato.

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Distilleria Castagner, Distilleria Bertagnolli, Distilleria Bonollo Umberto, Distilleria Branca, Distilleria Casoni, Distillerie Franciacorta, Distilleria Marzadro, Distilleria Nardini, Distilleria Segnana, Stock Italia e Distilleria Zanin per la prima volta hanno iniziato a parlare insieme e interrogarsi su quello che sta avvenendo e su quello che avverrà nella grappa, che rappresenta un pezzo della nostra storia. Hanno fatto squadra per davvero, forse si tratta solo di un caso che siano proprio undici i distillatori che hanno gettato questa prima pietra miliare nel settore della grappa. “Credo che fosse doveroso riunirsi insieme ad altri colleghi e cercare di discutere per capire dove stiamo andando come comparto della grappa– il commento di Roberto Castagnerdobbiamo capire che se non siamo in grado di fare squadra davvero rischiamo tutti l’estinzione in un mondo che va veloce, dove i consumi in calo costante si spostano di continuo. La nostra è una storia di famiglia, in ogni casa c’è una bottiglia di grappa e dietro alla grappa ci sono produttori familiari che molto spesso tramandano di generazione in generazione la loro attività”.

LA GRAPPA DAGLI ANNI ‘50 AD OGGI

Nella sua introduzione Roberto Castagner ha fatto gli onori di casa tratteggiando il profilo della grappa dagli anni ’50 ad oggi. Interessante il fatto che le fasi di sviluppo della grappa siano concise con la crescita e il benessere degli italiani, con alcune tappe storiche. Partendo dagli anni ’50-’60 nel dopoguerra, con la tipologia di grappa bianca alpina diffusa prevalentemente nel nord Italia, passando agli anni ’70-’80 complice il boom economico la grappa inizia a diventare anche un fenomeno operaio-borghese, consolidando la sua presenza nel nord Italia ma aprendo al canale della Gdo e alla pubblicità. Gli anni ’90-2000 sono quelli dell’entrata in campo della tecnologia, con un impatto su qualità e packacing, con prodotti che virano verso la grappa monovitigno che conquistano tutta l’Italia da nord a sud. Il periodo della finanza 2000-2015, vede affacciarsi prodotti come la grappa barrique e portano all’ingresso in Europa, in particolare nel mercato tedesco. Il decennio 2015-2025, definito il momento storico contrassegnato dalla relazione, sarà la fase delle grappa premium, come simbolo del made in Italy e una presenza internazionale. “La grappa ha raggiunto il suo massimo storico nell’anno 1974 con una produzione di 39 milioni di litri, a cui è seguito un lento declino fino al minimo storico nell’anno 1999 con circa 21 milioni di bottiglie prodotte– spiega CastagnerSi è assistito a una risalita fino a raggiungere nel 2008 circa 30 milioni di litri e una costante ridiscesa per arrivare nel 2017 a circa 23 milioni di litri. La grappa oggi viene venduta soprattutto in Italia, circa il 70% della produzione. Otto milioni di persone consumano grappa, circa due bottiglie all’anno di media. La grappa è presente nel 50% delle nostre case, nel 2017 il consumo è avvenuto per il 60% in casa e per il 40% fuori casa, Il consumo in casa è in costante crescita negli ultimi anni, sicuramente la paura dell’alcol test, ha accelerato questo cambiamento degli stili di consumo”.

LA GRAPPA NELLO SCENARIO DEGLI ALCOLICI

Alcuni interventi hanno messo in luce il posizionamento della grappa nello scenario degli alcolici. Stefano Paolillo, Business Insight Director IRI, ha evidenziato di come nel 2017 la Grappa è in sofferenza sia nel breve che lungo periodo nel canale off-trade, soffre anche nel canale on trade ma in minore misura. Il canale moderno evidenzia uno scaffale molto profondo per quanto riguarda l’offerta di grappa, molto maggiore rispetto a tutti gli altri spirits. In sofferenza tutte le tipologie di grappa, in netto calo le aromatizzate, con una riduzione nell’assortimento a scaffale in particolar modo sulla grappa normale. In aumento il trend delle grappe barricate che hanno un andamento positivo a volume in un contesto di sofferenza, con un aumento dell’assortimento a scaffale, in contrapposizione con la diminuzione dei prodotti non barricati. Dati in sostanza confermati da Valerio Frascaroli, Buyer di Conad. “La grappa risulta ancora un mercato molto importante per la valorizzazione del territorio, per la valenza storica e per il trend positivo, anche se questo vissuto antico è sentito come un prodotto poco modaiolo, non ha molti utilizzi e vi è troppa dispersione nell’offerta. Uno scenario in cui sono cambiate anche le abitudini di consumo”. In tema di produzione e di distribuzione, interessanti gli spunti di Lucio Roncoroni, Direttore del Consorzio CDA. “C’è chi produce e chi distribuisce, chi realizza un prodotto e chi lo deve far arrivare sul punto di consumo, l’unica differenza reale è che il pubblico esercizio non è più quello di una volta, il consumatore meno e ancor meno il gestore del punto di vendita. Tutto quello che è avvenuto ci impone un livello diverso di confronto e di collaborazione, si sono affacciati sul nostro mercato nuovi operatori e nuove realtà di consumo si fanno avanti e si affermano. Si moltiplicano interessi e interessati al fuori casa, gli attori principali della filiera devono poter ricominciare un rapporto che se pur sempre nel rispetto dei ruoli e negli interessi economici delle parti possa concretizzarsi in nuove modalità di collaborazione”.

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LA GRAPPA E L’ESTERO: IL CASO SVIZZERA

Una giornata in cui si è parlato anche della presenza della grappa nei mercati internazionali, in particolare è stato realizzato un approfondimento sul legame con la Svizzera da Dieter Messmer, AD di Glen Fahrn. La grappa detiene una storia di successo in Svizzera dalla metà degli anni ’80, negli ultimi trent’anni la domanda è aumentata ogni anno, una crescita significativa e paragonabile a quella del whiskey, con importanti cambiamenti nella produzione. Le grappe bianche sono state sostituite da quelle invecchiate in botti, vinacce pure e secche sono state sostituite da una distillazione fruttata e succosa, traducendosi in qualità migliore. Con la qualità superiore, l’immagine della vecchia grappa “spirito dei poveri” è stata trasformata in un distillato premium di alto livello. Ed il consumatore si è dimostrato disposto a spendere di più per una grappa migliore, ma il successo si è fermato nel 2015. In un anno il volume delle importazioni è diminuito del 37% nella sola Svizzera e gli anni seguenti fino ad oggi non mostrano alcun miglioramento. La grappa si è affacciata sino ad ora ad un mercato locale, Italia, Germania, Svizzera, Austria, mercati in forte competizione. “Le distillerie sono di proprietà familiare o comunque piccole imprese, il loro budget è molto limitato in confronto a quello dei player mondiali, ogni distilleria compete contro tutti gli altri e non c’è alcuna direzione comune o interesse a collaborare– ha dichiarato Dieter MessmerNon esiste un’industria della grappa unita o un comitato che persegua lo spirito della grappa. Sono disponibili pochissimi materiali informativi, come libri, siti web e molti non sono nemmeno tradotti in altre lingue oltre l’italiano. Manca un progetto importante che combini gli interessi di tutti i produttori, ognuno è isolato nei propri progetti e attività, non c’è alcun supporto turistico e non si costruiscono relazioni emozionali, come un Sentiero della Grappa analogo al famoso Whisky Trail nello Speyside. La categoria grappa offre molte varianti, ma c’è troppa confusione, da prodotti molto economici fino ai prodotti più costosi, per il consumatore inesperto la qualità non è riconoscibile, i marchi di qualità non sono abbastanza noti e riconosciuti. Questo significa che il consumatore medio è molto poco informato riguardo alla grappa”.

LA RICETTA PER IL FUTURO: PREMIUM, MIXOLOGY E MADE IN ITALY

La tavola rotonda moderata dal Direttore di Federvini Ottavio Cagiano de Azevedo ha provato a mettere insieme qualche ricetta per il futuro della grappa. “Risulta indispensabile programmare il futuro della grappa sui lunghi affinamenti in legno, vedi per esempio cognac, rum e whisky, con prodotti premium, cosiddetti brown spirits- chiosa Roberto Castagner- Per la grappa bianca sarà indispensabile entrare nel mercato dei cocktail dove è necessario presentare grappe ancora più pulite e pure, ma soprattutto intraprendere relazioni e coinvolgimento costante prima con i Barman italiani e poi con quelli stranieri. Una rivoluzione epocale, che si rende indispensabile prima per il mercato fuori casa, ma anche per quello in casa. I giovani sono sempre più attratti dal mondo del miscelato, se perdiamo questo mercato la grappa bianca non sarà in grado di intercettare gli stili di vita e l’interesse delle fasce più giovani. La grappa dovrà quindi essere necessariamente più versatile, più smart, convincere le nuove generazioni che è trendy al pari degli altri spirits internazionali. Stare insieme, vorrà dire avere maggiori possibilità sia in termini di idee che di risorse economiche, al fine di costruire un progetto comune ed univoco sulla comunicazione, in grado di sorprendere i vecchi e nuovi consumatori. Per l’estero il discorso vale come per l’Italia, dove però servono ancora più risorse e buone idee perché siamo quasi sconosciuti. Abbiamo però un vantaggio: la grappa è un prodotto “made in Italy”, questo è il dono che ci ha fatto la nostra storia, il resto dipende da tutti noi. Opinione condivisa anche da Dieter Messmer, sul concetto di italianità. “Mettete il maggior numero di produttori insieme e condividete la linea comune di una industria della grappa unita, la chiave del successo è legare la grappa con l’Italia, la natura, i consumi, lo stile di vita, il design e l’architettura, la storia e la cucina. Se sarete in grado di ricreare l’appeal italiano intorno alla grappa, non potrete che vincere, costruendo una mappa delle distillerie da divulgare sia in formato cartaceo che elettronico, creando un tour delle distillerie basato su questa mappa”.

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