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India, nuova stretta FSSAI su Diageo tra sequestri e claim del Royal Challenge

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L’offensiva non accenna a fermarsi. La Food Safety and Standards Authority of India (FSSAI) ha aperto due nuovi fronti contro United Spirits, la controllata indiana di Diageo. Dopo il divieto di vendita disposto a inizio agosto per alcune referenze di whisky prodotte in Madhya Pradesh, con la contestazione dell’uso di aromi per simulare le caratteristiche dei distillati, il regolatore ha messo a segno due nuovi interventi: il sequestro di circa 18.000 casse di bottiglie per violazioni sulle marcature degli imballaggi e un avvertimento formale per claim ritenuti fuorvianti sull’invecchiamento del Royal Challenge Whisky.

Sequestro a Bengaluru, il simbolo del PET riciclato che mancava

Gli ispettori governativi hanno visitato lo stabilimento United Spirits di Bengaluru, sequestrando prodotti per un valore stimato di circa 1,6 milioni di dollari, oltre a materiale plastico. Tra i marchi coinvolti figurano VAT 69 blended scotch whisky, DSP Black Deluxe Whisky e Smirnoff Zesty Lime Triple Distilled Flavoured Vodka.

La contestazione non riguarda il contenuto delle bottiglie, ma il packaging. Secondo un memo governativo visionato da Reuters, le bottiglie in plastica riciclata riportavano soltanto la marcatura PET (polietilene tereftalato), mentre avrebbero dovuto esporre il simbolo obbligatorio del PET riciclato per uso alimentare, che certifica l’idoneità del materiale al contatto con alimenti e bevande. L’assenza della marcatura ha sollevato, si legge nel documento, “seri problemi di conformità in materia di sicurezza alimentare, informazioni fuorvianti e misbranding”.

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United Spirits ha confermato che parte delle bottiglie è stata posta in quarantena dalle autorità “in attesa di ulteriori indicazioni”, precisando che il materiale proveniva da un riciclatore approvato da FSSAI e che i fornitori avevano eseguito i test obbligatori. “I nostri prodotti sono completamente sicuri per il consumo”, ha dichiarato la società in una nota.

Il Royal Challenge non è (tutto) maturato in botte

Il secondo fronte riguarda l’etichettatura. In una nota confidenziale datata 20 luglio, rivelata da Reuters, FSSAI ha contestato a Diageo il claim riportato sul fronte etichetta del Royal Challenge Whisky: “A rich blend of Indian grain spirit & imported scotches, matured in American oak casks” (un ricco blend di spirito di cereali indiano e Scotch importati, maturato in botti di quercia americana).

Secondo il regolatore, il retro etichetta racconta un’altra storia. L’elenco ingredienti indica acqua demineralizzata e grain neutral spirit come componenti principali, oltre a Scotch, colorante naturale consentito e sostanze aromatizzanti whisky “nature identical”. La parte maggioritaria dello spirito, dunque, non sarebbe stata maturata in legno. “L’intero contenuto alcolico non è maturato in botte di legno come dichiarato in etichetta, fuorviando quindi il consumatore”, scrive FSSAI, che ricorda anche la regola chiave sui blend: qualsiasi indicazione di età o maturazione deve riferirsi allo spirito più giovane della miscela, non al più vecchio.

Il regolatore ha contestato anche il riferimento generico allo Scotch tra gli ingredienti, giudicato vago e non in grado di “informare sulle sue reali caratteristiche”, chiedendo che l’etichetta specifichi quale Scotch viene utilizzato.

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Una stretta a tenaglia

Sommando i tre interventi, divieto di vendita per Royal Challenge e Antiquity Blue prodotti in Madhya Pradesh, avvertimento sui claim di maturazione e sequestro degli imballaggi, emerge il disegno di un’azione regolatoria sistemica, che tocca insieme formulazione, comunicazione al consumatore e supply chain del packaging. E non riguarda solo Diageo. Nella stessa operazione sono finite anche referenze di Inbrew Beverages (Bagpiper Deluxe, Old Cask Deluxe XXX Rum) e lo storico Old Monk di Mohan Rocky Springwater.

Per Diageo la posta in gioco è elevata. L’India, attraverso United Spirits, è uno dei mercati più importanti del gruppo a livello globale, e il Royal Challenge è uno dei suoi marchi di punta, con oltre 4,5 milioni di casse da 9 litri vendute ogni anno. Il segmento dei whisky indiani di largo consumo, storicamente costruito su blend di spirito neutro di cereali con quote minori di malto e Scotch importato, è oggi sotto la lente del regolatore proprio su ciò che ne ha definito il modello di prodotto. Le conseguenze più probabili sono una revisione delle etichette, con diciture più aderenti alla composizione reale (sul modello “flavoured spirit” già richiesto da FSSAI per alcune referenze), e una possibile accelerazione verso formulazioni con maggiori quote di spirito effettivamente maturato. Resta da vedere se la stretta indiana farà scuola anche in altri mercati dove i blended whisky locali seguono logiche produttive simili.

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