«Io direi che questo è un momento celebrativo, storico», ha dichiarato Roberto Nocera, Presidente di UCIMAC. «Per la prima volta un comitato tecnico italiano guida una cordata di Paesi nella definizione di una normativa che consente di misurare in modo scientifico e razionale il consumo delle macchine da caffè professionali». Citando Galileo, Nocera ha ricordato che «Bisogna rendere misurabile ciò che misurabile non è: solo così è possibile conoscere e migliorare».
L’obiettivo della CEI EN 50730:2025-05, pubblicata ad aprile 2025, è creare procedure standardizzate e ripetibili, utilizzabili da aziende, baristi e torrefattori, per valutare il consumo energetico e la produttività delle macchine. Questo permetterà di costruire benchmark affidabili e orientare future ottimizzazioni tecnologiche.
Nocera sottolinea, inoltre, come il principale vantaggio della norma sia la conoscenza:
«È un ombrello che racchiude molti altri benefici: capire i consumi attuali delle macchine consente di fare scelte più consapevoli e migliorare le prestazioni energetiche», spiega. La norma non è obbligatoria, ma offre a tutti gli attori della filiera uno strumento per ridurre consumi e costi di gestione, con un impatto complessivo notevole: «Considerando i circa 300.000 bar e ristoranti in Italia, anche un risparmio di 10 kWh al giorno può avvicinarsi alla produzione di una centrale termoelettrica da 80-100 MW».
UCIMAC ha guidato il gruppo di esperti europei (working group 21 del TC 59X del CENELEC), con la segreteria tecnica affidata all’Associazione federata Anima Confindustria, contribuendo alla definizione di criteri univoci e comparabili per temperatura, quantità e tempo di erogazione di ciascuna bevanda. Le aziende associate stanno ora partecipando ai test sui prodotti, con campagne di misurazione che renderanno disponibili dati oggettivi e condivisi, favorendo il miglioramento della qualità delle macchine sul mercato europeo.
«Il caffè non è una commodity, ma una bevanda da valutare per qualità, servizio e contesto», aggiunge Nocera. «Ha una potente dimensione sociale: è un collante, un rito apprezzato in tutto il mondo. La finale del Campionato Mondiale di Espresso Italiano lo dimostra: quattro finalisti da Giappone, Filippine, Corea e uno dall’Italia, a testimonianza della centralità globale dell’espresso».
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