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L’emergenza Coronavirus e il prolungato lockdown che ne è derivato ha messo in ginocchio il mercato dei consumi extradomestici. Un crollo rovinoso le cui ripercussioni non sono al momento ancora del tutto calcolabili nella loro gravità. Una stima attendibile, in termini di mancati incassi negli oltre 300mila locali Ho.Re.Ca. che operano lungo tutta la penisola, per i mesi di marzo e aprile, è di circa 10 miliardi di euro.

 

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Una somma enorme che di fatto ha azzerato la liquidità lungo tutta la filiera causando, a catena, enormi criticità, in primis verso la categoria dei distributori Ho.Re.Ca. e, salendo ancora su nella filiera, verso i produttori. Ma il difficile dovrebbe ancora venire, la Fase 2 è un rebus. Non è possibile infatti calcolare, quando i locali riapriranno fra restrizioni e protocolli di sicurezza quali potranno essere i flussi di consumo, considerando che ci si troverà di fronte a un consumatore guardingo, alquanto spaesato. Lo stress indotto dall’emergenza sanitaria necessiterà di tempo per essere smaltito.

In questa delicata fase di stop un ruolo determinante potranno averlo le associazioni di categoria. Abbiamo raccolto le seguenti dichiarazioni dai direttori di tre importanti realtà.

 

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David Dabiankov – Direttore Generale ASSOBIBE, l’associazione che rappresenta le imprese che producono e vendono bevande analcoliche, denuncia anzitutto la drastica contrazione che il lockdown ha provocato nei fatturati delle imprese associate, in un canale di vendita importante come l’Ho.Re.Ca. che pesa, a valore, il 40% del giro di affari. Una perdita che si somma alle difficoltà sull’export, un mix di criticità che genera enormi difficoltà e incertezze anche a livello occupazionale.  L’auspicio – ribadisce Dabiankov – è che si possa ripartire il prima possibile nei canali oggi fermi, con le necessarie accortezze per lavoratori e clienti, forti delle esperienze che le imprese hanno anche implementato in questa fase di emergenza nella produzione, trasporto e vendita di bevande analcoliche. Sarà necessario ridisegnare soluzioni e modalità cui si è abituati per riavviare il prima possibile attività importanti per l’economia del Paese. Pur tra le difficoltà che la Fase 2 giocoforza imporrà, gli attori della filiera sapranno rilanciare il mondo dei consumi fuoricasa post Covid-19.

 

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Andrea Bagnolini – Direttore Generale ASSOBIRRA, che rappresenta oltre il 90% della produzione di birra nazionale, segnala come il settore birraio debba fare i conti con le criticità del mercato, la perdita netta nel comparto On Trade, registrata dai produttori associati ad AssoBirra nel primo trimestre del 2020, con a marzo un picco particolarmente negativo. Bisogna avviare quanto prima la fase di riapertura e chiediamo di farlo attraverso un percorso e un calendario chiaro e soprattutto nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza che anche i gestori dovranno attuare. Il fattore sicurezza è fondamentale per noi, del resto sin dalla prima ora l’industria birraria ha prontamente attuato i nuovi protocolli di lavoro riscritti alla luce dell’emergenza sanitaria. Un’esperienza fondamentale che si associa alla nostra consolidata cultura sulla sicurezza, valori che sono certo sapremo trasferire ai nostri partner commerciale per sostenerli nella complessa fase della ripartenza. La birra è un prodotto centrale nell’esperienza dei consumi fuoricasa, lo dicono tendenze in atto già ben prima della crisi, ebbene vogliamo torni ad esserlo quanto prima e in piena sicurezza.

 

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Dino Di Marino – Direttore Generale Italgrob

La categoria dei distributori HoReCa è attesa a prove titaniche. Il lockdown ha annientato la liquidità, niente vendite ed enormi difficoltà ad incassare anche le partite pregresse. A tale proposito sarebbe cosa buona e giusta che il Governo valutasse una qualche forma di beneficio su quelle somme che i nostri distributori non incasseranno più, purtroppo. Suggeriamo di trasformare  in  crediti di imposta tutte  le  perdite su crediti che  si andranno  a  maturare a  causa  dell’emergenza. Rappresentano una perdita secca sulle quali i distributori non hanno responsabilità alcuna. Perdite che si aggiungono al crollo delle vendite in questi mesi di marzo e  aprile, il dato sfiora il 100%.

Dobbiamo anche e purtroppo constatare l’inadeguatezza delle norme finanziarie a sostegno del comparto, il decreto liquidità concede solo prestiti, e non a costo zero.

Non sarà facile ripartire, ma non possiamo arrenderci, sappiamo di essere il volano che fa girare il mercato, abbiamo un ruolo decisivo, dobbiamo tornare a fare la nostra parte. Ma anche le istituzioni devono fare la loro, almeno nella chiarezza delle norme che regoleranno la riapertura in piena sicurezza. Su questo punto ad esempio, abbiamo rilevato e  già segnalato che le norme che concedono crediti di imposta sulla sanificazione degli impianti non sono chiare. Chiediamo di più, per le nostre aziende e per i locali che riforniamo e per la sicurezza sanitaria. Chiediamo inoltre che per la Fase 2 vengano allentati gli stringenti vincoli nelle ZTL, dobbiamo facilitare la ripresa, senza creare ulteriori inutili ostacoli, per cercare di ricominciare quanto prima.

 

Fonte: www.italgrob.it

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