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IV Gamma, allarme clima: fino al 40% di materie prime in meno e scaffali vuoti

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Il problema è già arrivato sugli scaffali. Caldo, siccità e disponibilità idrica ridotta stanno mettendo sotto pressione la filiera italiana dell’ortofrutta pronta al consumo e, in alcuni supermercati, iniziano a comparire cartelli che segnalano la temporanea indisponibilità di alcune referenze. Per il comparto della IV Gamma, l’estate 2026 rischia così di segnare un cambio di scenario ben più profondo di una normale difficoltà stagionale.

L’allarme arriva dal Gruppo Prodotti Ortofrutticoli di IV e V Gamma di Unione Italiana Food: la disponibilità di alcune materie prime si è ridotta fino al 30-40%, mentre nei raccolti maggiormente danneggiati le perdite di resa dovute alla maggiore selezione e agli scarti di produzione raggiungono il 10-20%.

Da luglio le criticità interessano soprattutto cicorie, indivie, lattughe e spinaci, ma segnali di forte sofferenza riguardano anche valeriana, lattughini, rucola e cavoli. Per alcune produzioni, avverte il comparto, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nelle prossime settimane.

Alla base c’è una combinazione difficile da gestire: temperature elevate, siccità prolungata, disponibilità d’acqua irregolare e fenomeni atmosferici imprevedibili, che stanno interessando contemporaneamente diverse aree produttive italiane ed europee.

Zerbinati: «Non è più un problema stagionale»

Per Simone Zerbinati, presidente del Gruppo Prodotti Ortofrutticoli di IV e V Gamma di Unione Italiana Food, quanto sta accadendo richiede un cambio di prospettiva.

“Quello che stiamo affrontando non può più essere considerato soltanto un problema stagionale, ma una criticità strutturale. Il cambiamento delle condizioni climatiche sta rendendo la disponibilità delle materie prime sempre più discontinua e difficile da programmare, creando mancanze di prodotto a scaffale. Le nostre aziende stanno facendo tutto il possibile per garantire continuità delle forniture e gli elevati standard qualitativi richiesti dal mercato, ma dobbiamo prendere atto che stiamo entrando in uno scenario profondamente diverso rispetto al passato”, dichiara Zerbinati.

Un mercato da 1,2 miliardi di euro

La portata della difficoltà assume un peso particolare considerando le dimensioni raggiunte dal comparto. Secondo le elaborazioni di Unione Italiana Food su dati NielsenIQ, il mercato italiano dell’ortofrutta pronta al consumo, la cosiddetta IV Gamma, vale circa 1,2 miliardi di euro, con una penetrazione arrivata all’85%.

Un settore ormai entrato stabilmente nelle abitudini di acquisto degli italiani e che proprio per questo deve confrontarsi con l’aspettativa di una disponibilità continuativa dei prodotti durante tutto l’anno.

Meno prodotto e rese in calo fino al 20%

Il problema non riguarda soltanto la quantità raccolta. Nei raccolti maggiormente colpiti si registra infatti una riduzione della resa nell’ordine del 10-20%, con conseguenze sull’efficienza e sulla sostenibilità economica delle imprese.

In pratica, oltre ad arrivare meno materia prima dal campo, aumenta anche la quota che deve essere scartata perché non risponde ai requisiti necessari per essere utilizzata nella produzione di IV Gamma.

Un effetto poco evidente al consumatore, ma che moltiplica l’impatto delle difficoltà climatiche lungo la filiera.

Le carenze arrivano nei supermercati

La conseguenza più visibile è già davanti ai consumatori. Secondo Unione Italiana Food, alcune catene della grande distribuzione hanno affisso nei punti vendita cartelli per segnalare la temporanea mancanza o indisponibilità di alcune referenze di IV Gamma.

La criticità non sarebbe inoltre limitata all’Italia, ma starebbe interessando anche altri Paesi europei.

Dietro ogni confezione di insalata o ortofrutta pronta al consumo resta infatti una produzione agricola direttamente dipendente dalle condizioni climatiche. La presenza costante dei prodotti sugli scaffali durante l’anno non può quindi essere separata dalla disponibilità e dalla qualità dei raccolti.

Il timore è che le difficoltà tornino nel 2027

La preoccupazione del settore va oltre la conclusione dell’estate 2026. La maggiore frequenza di caldo estremo, siccità e fenomeni meteorologici imprevedibili porta le imprese a interrogarsi sulla capacità di garantire in futuro gli stessi livelli di disponibilità della materia prima.

“Dobbiamo uscire dalla logica secondo cui ogni crisi climatica è un’emergenza isolata destinata a risolversi nel giro di qualche mese”, prosegue Zerbinati. “Dobbiamo prepararci alla possibilità che queste condizioni si ripresentino anche nel 2027 e negli anni successivi. La vera sfida non è soltanto superare le prossime settimane, ma mettere la filiera nelle condizioni di continuare a garantire disponibilità e qualità dei prodotti di IV Gamma nel futuro”.

Un nuovo patto di filiera per affrontare il clima

Per il Gruppo Prodotti Ortofrutticoli di IV e V Gamma diventa quindi necessario rafforzare la collaborazione tra produzione agricola, trasformazione, logistica e distribuzione.

Condividere rapidamente le criticità, migliorare la programmazione degli approvvigionamenti, ottimizzare i trasporti e adattare l’offerta alle reali disponibilità agricole sono indicati come passaggi necessari per affrontare un fenomeno che non può più essere gestito esclusivamente come un’emergenza occasionale.

L’estate 2026 rappresenta quindi un segnale importante per un mercato da 1,2 miliardi di euro: se una minore disponibilità di materia prima e rese più basse diventeranno fenomeni ricorrenti, la sfida per la IV Gamma non sarà soltanto mantenere pieni gli scaffali, ma ripensare programmazione e rapporti di filiera in funzione di un clima sempre meno prevedibile.

INFO: unioneitalianafood.it

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