La decisione di Suntory Global Spirits di sospendere la distillazione nel principale stabilimento del Kentucky riflette una crisi profonda del settore: eccesso di scorte, crollo dell’export e calo dei consumi.
Il colosso del bourbon Jim Beam ha annunciato lo stop alla produzione nella sua distilleria principale di Clermont, Kentucky, dal 1° gennaio 2026 per l’intero anno. Una decisione che, al di là delle motivazioni ufficiali legate a “investimenti in miglioramenti del sito”, racconta una storia più complessa sulla salute dell’industria degli spirits americana.
Cosa cambia operativamente
La James B. Beam Distilling Co., controllata dal gruppo giapponese Suntory Global Spirits, ha comunicato che la distillazione proseguirà nella più grande distilleria Booker Noe a Boston (Kentucky) e nella craft distillery Freddie Booker Noe, sempre a Clermont. Lo stabilimento principale manterrà attivi solo imbottigliamento, magazzino e il centro visitatori per il Kentucky Bourbon Trail.
L’azienda ha dichiarato di essere in trattativa con il sindacato per gestire la transizione della forza lavoro, con riassegnazioni interne e, al momento, nessun licenziamento annunciato.
I numeri di una crisi
I dati di contesto raccontano un settore sotto pressione su più fronti. In Kentucky i barili di bourbon nei magazzini hanno raggiunto il record storico di oltre 16 milioni di unità, secondo la Kentucky Distillers’ Association. Un eccesso di offerta che pesa sui conti: le sole tasse statali sui barili sono costate ai distillatori 75 milioni di dollari nel 2025.
Sul fronte export, il Distilled Spirits Council of the United States registra un calo del 9% nel secondo trimestre 2025 rispetto all’anno precedente. Il dato più drammatico riguarda il Canada, dove le esportazioni sono crollate dell’85% tra aprile e giugno, conseguenza del boicottaggio avviato dopo le tensioni commerciali con l’amministrazione Trump.
A monte di tutto, un cambio strutturale nei consumi: secondo Gallup, la percentuale di americani adulti che consumano alcol è scesa al 54%, il livello più basso degli ultimi 90 anni.
Le implicazioni per il mercato
La pausa produttiva di Jim Beam, il whiskey più venduto al mondo secondo Brand Champions 2024, rappresenta un segnale significativo per l’intero comparto. Il bourbon richiede almeno quattro anni di invecchiamento prima dell’imbottigliamento: le decisioni produttive di oggi riflettono previsioni sulla domanda del 2030 e oltre.
Con i dazi europei e canadesi ancora in discussione, la Toasts Not Tariffs Coalition (57 associazioni della filiera alcolica USA) ha sollecitato l’amministrazione americana a negoziare accordi di libero scambio per vini e spirits.
Suntory Global Spirits, che ha acquisito Jim Beam nel 2014 per 16 miliardi di dollari, impiega oltre 1.000 persone nei suoi stabilimenti del Kentucky. Il gruppo possiede anche marchi come Maker’s Mark, Knob Creek, Basil Hayden’s, oltre a Sipsmith Gin e Roku Gin.


