Carlo Carnevale
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Liquori impossibili e dove trovarli: le bevande più inquietanti del mondo

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Volete provare qualcosa di nuovo, è giusto. Magari i cocktail d’autore vi piacciono anche, ma proprio non ce la fate, volete evadere anche quando si tratta di bere. Le birre artigianali vi gonfiano (come no), il gin ormai lo fanno tutti, il rum è troppo forte (per favore). Dovreste allora fare un tentativo con alcune delle bevande più inquietanti e assurde che si possano trovare in giro per il mondo. Per quanto impensabili, sappiate che hanno tutte enormi proprietà curative, benefiche, miracolose, che manco l’acqua santa. Potevate rimanervene con il vostro Margarita, non dite che non vi avevamo avvisati.

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RƯỢU THUỐC (VIETNAM) – Se a un uomo proponete un prodotto utile per la propria virilità, state pur certi che quello abbocca e lo compra. Se addirittura il prodotto in questione si suppone contrasti anche la caduta dei capelli, andrà più a ruba dell’acqua di Lourdes. I vietnamiti la sanno lunga, e pur avendo rinunciato a confezionare medicinali con scorpioni o gechi sotto spirito, continuano a produrre questo distillato dai millantati effetti miracolosi. E avrebbe anche un colorito non male, se non fosse per un trascurabile dettaglio: è imbottigliato con un vero cobra intero al suo interno. Racconti tramandati narrano di bottiglie aperte con il rettile ancora vivo che bel bello se ne striscia via, solo leggermente brillo. Momento consolatorio: se guardate attraverso il vetro e gli occhi del serpente vi sembrano troppo vispi, potreste non stare avendo allucinazioni.

KUMIS (MONGOLIA, RUSSIA) – Allo stesso modo di cui sopra, provate voi a mettere un uomo su un pizzo di una montagna, o in una regione senza accessi e contatti, ma soprattutto senza birra. Il tempo di radunare l’occorrente e vi troverà la soluzione: tra Russia e Mongolia, due delle aree meno ospitali del pianeta, ha origine il Kumis, null’altro che latte di giumenta fermentato per mezza giornata, e quindi forte di un paio di gradi alcolici. Che già di per sé varrebbero come motivo valido per berlo, eppure agli inizi dell’800 si iniziò a vociferare anche che questo caseario fosse utile contro la tubercolosi; tanto da favorire una sorta di primavera di resort termali e centri benessere nel sud est della Russia. Al giorno d’oggi va fortissimo come gastroprotettore e rimedio contro le ulcere. Segni distintivi: è una sorta di yogurt potenziato, acidità da strizzare gli occhi.

ALCHERMES (ITALIA) – Siate seri, potevamo mai mancare? Origine arabe (al-qirmiz, coccinglia, rosso) per un tonico che risale addirittura all’ottavo secolo, importato dall’Oriente e proliferato a Firenze. Oggi viene ancora distribuito in farmacia o per preparazioni di pasticceria. I nonni toscani lo usavano per risolvere il problema dei vermi da spavento, per tirare su cioè i bambini dopo una sana paura. Probabilmente ignari, i vecchietti, che ai primi tempi l’Alkermes si produceva con seta non raffinata, foglie d’oro, perle, di tutto e di più. L’ingrediente principale è da sempre però il kermes appunto, la cocciniglia, un insetto che ha finito con il dare nome e colore al prodotto. Tachicardia, morbillo? Vaiolo, tanto per gradire? Un bicchierino di questo Campari d’antan e tutto va via. Oh, lo raccontano i nonni.

CHICHA DE MUKO (BOLIVIA, BRASILE, PERÙ) – Fate le persone adulte, niente smorfie di disgusto o conati esagerati, che vi teniamo d’occhio. Chicha è il nome generico dato alle bevande alcoliche degli indigeni sudamericani. L’elemento principale è il mais, e a seconda della lavorazione, che affonda le sue radici ben più indietro della conquista spagnola del sedicesimo secolo, acquista una dicitura diversa. La nostra preferita ovviamente è la Chicha de muko, tipica dell’Amazzonia e la più fedele alle tradizioni, tanto da essere quasi introvabile anche nelle terre d’origine come Bolivia, Brasile e Perù. Il nome può instradarvi: i chicchi di mais vengono masticati e sputati ripetutamente in una grossa ciotola comune. Gli enzimi della saliva rompono gli amidi, permettendone la fermentazione. Siete liberi di giudicare, signori: ma pare abbia delle clamorose proprietà anti-infiammatorie, cardiotoniche e soprattutto anti-età. Donne, abbiamo capito, rilassatevi.

WHISKEY DI CENTOPIEDE (THAILANDIA) – Ora diteci, cosa può essere più  afrodisiaco di un bel vermone velenoso che vi galleggia nel whiskey? Trenta centimetri di carinissimo centipede che una distilleria thailandese ha premurosamente privato delle tossine prima di imbottigliarlo: meglio adesso, no? Sappiate comunque che per quanto spaventoso, i farmacisti del Sud Est asiatico, luminari nel celebre campo degli insetti giganti affogati, garantiscono sull’effetto benefico per quello che riguarda dolori muscolari e problemi di schiena. Vale comunque il prezzo del biglietto per poter fare gli splendidi con la vostra fiamma: “Ti va una bottiglia di centopiede, solo tu e io?”.

AGWA DE BOLIVIA (BOLIVIA) – Prima che la piaga del commercio di droga prendesse il terrificante sopravvento degli ultimi tempi sulla regione, le foglie della pianta di coca erano utilizzate dalla popolazione boliviana per alleviare le loro condizioni impervie. L’altura (la capitale, La Paz, è a oltre 3000 metri sul livello di mare) dell Ande provoca vertigini e mal di testa che la coca sembra portare via, oltre a combattere la letargia e l’astenia. Per riproporne gli effetti, quindi, è in commercio questa particolarissima versione di acqua, che i produttori garantiscono di aver privato di qualsiasi componente psicotropa, prima della distillazione. Noi, a scanso di equivoci, non ci assumiamo responsabilità circa eventuali visite della Narcotici nel mezzo di una vostra festa.

BABY MICE WINE (CINA, KOREA) – Su un ipotetico podio, ladies and gentleman, questo arriva primo, secondo e terzo. Talmente macabro da essere prescritto negli anni come cura per qualsiasi cosa. Letteralmente, qualsiasi cosa. Topi neonati, che non abbiano più di tre giorni e per questo ancora con gli occhi chiusi, vengono immersi in una bottiglia di alcool di riso ad alta gradazione. Dopo la sbronza mortale, rimangono a macerare per un anno almeno: il risultato è un liquido dai sentori di petrolio, pungente, che pare abbia effetti benefici su ogni malanno, da insufficienze epatiche a crisi respiratorie. Se la cosa vi disturba, comunque, c’è sempre un whiskey al vermone con cui consolarsi.

Fonte: liquor.com

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