Due trimestrali nella stessa settimana, due storie opposte. La sfidante cinese Luckin Coffee e il colosso americano Starbucks hanno appena diffuso i conti, e i numeri raccontano un paradosso. Chi cresce di più nei ricavi vende meno per negozio. Chi arretra nei ricavi vende di più nei punti già aperti.
Luckin Coffee, nel secondo trimestre 2026, ha registrato ricavi netti per 15,9 miliardi di RMB (circa 2,34 miliardi di dollari), in aumento del 28,5% su base annua. L’utile operativo GAAP è salito del 22% a 2,1 miliardi di RMB. I clienti mensili hanno toccato un record di 112,7 milioni, il 22,9% in più rispetto a un anno prima. La rete ha superato i 36.310 negozi, con 2.714 aperture nette nel solo trimestre, di cui 8 negli Stati Uniti dopo il debutto a New York.
C’è però un dato che stona con la corsa. Le vendite comparabili dei negozi diretti Luckin sono scese del 5,3%, contro il +13,8% dello stesso trimestre 2025. La società lo attribuisce al confronto con una base elevata, gonfiata un anno fa dai forti sussidi delle piattaforme di delivery. In sostanza Luckin cresce perché apre negozi a ritmo record, non perché ogni singolo punto venda di più.
Starbucks arretra nei ricavi ma torna a crescere nei negozi
Sul fronte opposto, Starbucks ha chiuso il terzo trimestre fiscale 2026 con ricavi consolidati a 9,3 miliardi di dollari, in calo dell’1%. Il segno meno però non racconta una debolezza commerciale, deriva dalla cessione delle attività retail in Cina, conferite in una joint venture con Boyu Capital in cui il gruppo mantiene il 40%. Al netto di questa operazione, le vendite comparabili globali sono cresciute del 7,9%, la quarta trimestrale consecutiva di crescita, trainate dall’aumento delle transazioni.
L’utile per azione GAAP è arrivato a 0,91 dollari, in rialzo dell’86%, mentre il margine operativo si è ampliato al 10,5%. La rete ha raggiunto i 41.304 negozi, con 175 aperture nette nel trimestre.
“Il nostro piano Back to Starbucks si fondava sulla convinzione che una tazza di caffè straordinaria, la connessione umana e l’esperienza del cliente vincano ogni giorno. I risultati del terzo trimestre lo dimostrano”, ha commentato Brian Niccol, presidente e amministratore delegato di Starbucks.
Due modelli agli antipodi, digitale contro esperienza
Dietro i numeri ci sono due filosofie opposte. Luckin è un operatore digital native, nato nel 2017 e costruito attorno all’app. Ordine e pagamento passano quasi sempre dallo smartphone, i punti vendita sono piccoli e orientati al take away, spesso senza cassa né personale al bancone, con ritiro tramite notifica. Il modello punta su prezzi aggressivi, densità della rete e un ritmo di lancio prodotti elevato, dalle proposte virali come il latte al liquore alle referenze stagionali. La logica è quella di rendere il caffè accessibile e veloce come un servizio di consumo quotidiano.
Starbucks difende invece il concetto di terzo luogo teorizzato da Howard Schultz, lo spazio tra casa e lavoro dove sedersi, lavorare o socializzare. I locali sono ampi, con posti a sedere e servizio al banco, il posizionamento è premium e l’esperienza in negozio resta il cuore della proposta. Il piano Back to Starbucks guidato da Niccol va proprio in questa direzione, con il rilancio dell’accoglienza in sala e, negli Stati Uniti, la chiusura annunciata dei punti vendita solo da asporto. Da un lato la scala e l’efficienza digitale, dall’altro la relazione e l’ambiente. Due risposte diverse alla stessa domanda, e la partita globale del caffè organizzato si gioca sempre più sul terreno dove i due modelli si incontrano.
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lkcoffee.com/
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