Mattia Vezzola è un nome noto del mondo del vino che non ha certo bisogno di presentazioni, un personaggio che ha scritto la storia dell’enologia italiana moderna negli ultimi decenni. Quello che in tanti si sono chiesti, è come abbia fatto ad arrivare sino in Puglia per gestire uno dei progetti enoici più interessanti apparsi sulla scena enoica negli ultimi tempi. Masseria Le Fabriche, che si articola intorno ad una costruzione storica in pietra bianca del 1600, un omaggio alla terra di Maruggio e alla sua antica vocazione vitivinicola, ripresa dall’imprenditore Rinaldo del Bono nel 2020, la tenuta si estende per oltre 100 ettari fra ulivi, bosco mediterraneo e vigneti.

Come nasce l’incontro con il progetto MarrubiuM a Le Fabriche?
Quando Rinaldo Del Bono in amicizia mi ha parlato per la prima volta di questo sogno, confesso che ho provato a dissuaderlo. Conosco bene quanto sia complesso creare un vino autentico, radicato nel territorio e non costruito a tavolino. Ma la sua visione, fondata su rispetto, ascolto e desiderio di fare le cose ai massimi livelli, mi ha convinto. Dopo la mia attività di oltre quarant’anni in Bellavista, avevo bisogno di un periodo di disintossicazione. Dopo il primo in viaggio in Puglia a vedere la tenuta, ci ho messo poco tempo ad accettare la proposta di collaborare. Così è iniziata un’avventura che oggi considero una delle più interessanti della mia carriera.
Cosa colpisce di questa terra?
Non avevo mai lavorato in Puglia, il Primitivo ha delle somiglianze con il vitigno Groppello che conosco molto bene, con la differenza di avere una buccia più sottile e agile, ma con una sanità perfetta vista la presenza del mare, una variabile fondamentale insieme alla luce e la pietra. Il terreno calcareo-argilloso, la brezza costante e la vicinanza al mare creano un equilibrio naturale che senti già camminando tra le vigne, in dialogo costante con l’ambiente.

La qualità è il punto di partenza, l’obiettivo è l’unicità?
Oggi la qualità è un prerequisito, ma non basta più fare un vino tecnicamente corretto e tendenzialmente buono. Bisogna cercare di differenziarsi, di creare dei prodotti che rimangano subito impressi. Quando ho deciso di collaborare in questo progetto, ho subito capito che non avevamo troppo tempo per conquistare il giusto spazio in un’arena affollata di vini di qualità. Abbiamo creato un vino unico, partendo dal rispetto del tempo, dalla capacità di attraversare le stagioni. Ci stiamo facendo conoscere, dopo le date di Milano e Venezia e Roma, il tour di MarrubiuM 2022 proseguirà a Firenze e a Napoli, per poi tornare a casa a Maruggio.
L’approccio nel lavoro in vigna e in cantina?
Lavoriamo con un approccio sostenibile, cercando l’equilibrio dell’ecosistema. Gli alberelli centenari sono il cuore della tenuta, li custodiamo attraverso la selezione massale delle antiche vigne centenarie, insieme all’agronomo Pierluigi Donna e al vivaista Pierre-Marie Guillaume, prelevando gemme dalle piante storiche per nuovi innesti, per preservare l’identità genetica e la biodiversità del luogo, unendo artigianalità e innovazione. È un lavoro lento, che protegge l’identità genetica e l’anima del territorio. In cantina l’affinamento è paziente, usiamo barrique di rovere bianco e poi un lungo riposo in bottiglia.

L’interpretazione del Primitivo di Manduria?
Il Primitivo ha un’energia naturale straordinaria, ma va guidato con misura. Con MarrubiuM non vogliamo imitare nulla, né rincorrere modelli. È un vino che interpreta la sua terra: intenso, elegante, con una salinità che viene dal mare e una struttura che viene dalla pietra. È il risultato di una tensione armonica tra potenza e grazia, con un posizionamento medio alto. Ma per estrarre ancor più qualità, ho pensato che in blend con l’Aglianico potesse esprimersi ancora al meglio, in una percentuale intorno al 15%, che a seconda delle annate può variare un po’ ma rappresenta il complemento ideale per esaltare il Primitivo in tutte le sue sfumature, per questo appena arrivato ho deciso di eliminare Negramaro e Malvasia e di puntare su questa combinazione.
Prontezza o longevità?
Il valore reale non è nella sua immediatezza, ma nella sua evoluzione. MarrubiuM è stato pensato per durare, ma già oggi deve essere pronto da bere perché non abbiamo una storicità di annate alle spalle e quindi dev’essere assaggiato necessariamente. Nella viticoltura di oggi c’è un problema di approccio, siamo sempre più spinti da un certo tipo di stampa di settore a produrre meno, sento spesso parlare di riduzione delle rese. Una cosa che ho capito dagli amici francesi che non bisogna produrre meno uva per avere un grande vino, la pianta dev’essere libera di produrre, vanno scelti i grappoli più belli e lasciati gli altri sui filari, un lavoro di selezione con attenzione.

E’ un progetto sostenibile?
La biodiversità è un nostro alleato più prezioso, lavoriamo con agronomi e vivaisti per mantenere vivo un ecosistema dove ogni elemento, radici, flora spontanea, microfauna, vento, contribuisce all’identità del vino. Se pensiamo che produciamo meno di 15.000 bottiglie su circa 25 ettari della proprietà di Masseria Le Fabriche che comprende 80 ettari a ulivi secolari, 15 a bosco mediterraneo, capiamo bene di quanto sia attento l’approccio alle vigne a basso impatto integrando biodiversità e tecniche avanzate di monitoraggio ambientale. Siamo partiti con la prima annata 2022 di MarrubbiuM Riserva Del Bono con una produzione annuale è di 12.500 bottiglie da 0,75 e 200 magnum tutte numerate, posizionamento medio alto, non parliamo di prezzi, se dovessimo uscire al costo di produzione saremmo fuori mercato.
Dove sta andando il mondo del vino in questo momento?
Dobbiamo fare attenzione a mantenere le nostre radici e a non farci guidare troppo dalle logiche di mercato, che certamente va guardato ma bisogna avere la propria filosofia. In Italia abbiamo più di trecento denominazioni e oltre sessanta Docg, bisogna mantenere vivo questo patrimonio e non inseguire le mode del momento, ma avere come unità di misura la nostra identità e non creare vini che si inseguono e si somigliano.

Consigli per una carta dei vini?
Qualche tempo fa un amico mi ha chiesto dei consigli per una carta dei vini. Ho suggerito di inserire in carta vini con tre caratteristiche, da aziende con capitale sociale familiare, con almeno l’80% della viticoltura gestita direttamente e con viti di almeno 50 anni. Alla fine ne abbiamo selezionate una sessantina di realtà con questi requisiti, dove certamente ci starebbe bene anche il MarriubbiuM. Rinaldo Del Bono ha una visione chiara, lui è un velista e come tutti i navigatori esperti sa bene che bisogna saper seguire il vento, ma alla fine comanda chi la il timone.
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