Mayra Ballarta Kin, cofondatrice di Pisco Fontana, è stata inserita da Forbes Perú nella lista “The 50 Most Powerful Women in Peru 2026”. Un riconoscimento prestigioso, che arriva al termine di un percorso imprenditoriale costruito attorno a un obiettivo preciso: portare il pisco peruviano oltre i confini del Paese e posizionarlo nei mercati internazionali più esigenti, dall’Italia alla Francia, dalla Svizzera fino addirittura al Senegal.
“Essere riconosciuta da Forbes nella lista ‘The 50 Most Powerful Women in Peru 2026’ è un enorme onore e una grande responsabilità”, racconta Mayra Ballarta Kin per Beverfood.com. “Per me, questo riconoscimento rappresenta anni di impegno, perseveranza e la convinzione di credere in un sogno”. Nello specifico, il suo sogno ha preso forma proprio attraverso Pisco Fontana, realtà artigianale nata nella Valle di Mala, nella regione di Lima, e diventata negli anni uno dei progetti peruviani più interessanti nel percorso di internazionalizzazione del pisco. Il brand è oggi presente in prestigiosi ristoranti peruviani come Maido, Mérito, La Mar, Astrid y Gastón, Tomo e Osso, oltre che in diversi mercati europei e africani. “Ricevo questo riconoscimento con immensa gratitudine, perché non è un risultato esclusivamente personale. Riflette anche il lavoro di tutto il team che sta dietro a Pisco Fontana e di tutte le persone che hanno creduto nel nostro progetto nel corso di questi anni”, prosegue.

La storia di Pisco Fontana affonda le proprie radici nella storia della famiglia. Gli antenati della famiglia Fontana, immigrati italiani, arrivarono a Tacna durante la Prima Guerra Mondiale e scoprirono proprio in Perù il pisco. Con il passare delle generazioni, il distillato divenne parte integrante della vita familiare e sociale. Nel 2003 César Fontana acquistò un vigneto nella Valle di Mala con l’obiettivo di coltivare le proprie uve pisquere e produrre un pisco artigianale di alta qualità. Da un progetto personale e familiare è progressivamente nato così un patrimonio di conoscenze legato alla viticoltura e alla produzione del distillato. Nel 2018 Jesko Fontana e Mayra Ballarta hanno deciso di trasformare questa eredità in un vero progetto imprenditoriale, dando vita a Pisco Fontana con una visione internazionale. “Il nostro Pisco Fontana è un brand creato per rappresentare la qualità, l’autenticità e la ricchezza del pisco peruviano, portando nel mondo un prodotto con identità, storia e origine”.

Oggi l’azienda lavora con bartender, ristoranti, hotel e distributori, cercando di raccontare il pisco non soltanto come prodotto, ma come espressione della cultura peruviana e come distillato premium capace di confrontarsi con i mercati internazionali. Ed è proprio l’internazionalizzazione uno degli aspetti centrali del percorso professionale di Mayra Ballarta Kin, che ha studiato Hospitality Management presso l’Università San Ignacio de Loyola e ha sviluppato la propria esperienza nel campo dello sviluppo commerciale, del trade marketing e dell’espansione internazionale del brand. “Sento anche che questo riconoscimento dà visibilità a una missione che mi appassiona profondamente: portare il pisco nei mercati più selettivi del mondo, in particolare in Europa, e diffondere attraverso di esso la meravigliosa cultura peruviana”.

Un percorso nel quale l’Italia occupa un posto importante. Pisco Fontana – distribuito da Velier – è infatti impegnata nel consolidamento della propria presenza sul mercato italiano, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico una categoria ancora relativamente di nicchia rispetto ad altri grandi distillati internazionali. “Il nostro prossimo obiettivo è continuare a consolidare e ampliare la presenza di Pisco Fontana in Italia, con la visione di posizionarci come un brand di riferimento per il pisco di alta qualità”, spiega la stessa imprenditrice peruviana. “Vogliamo continuare a raggiungere un numero sempre maggiore di consumatori italiani, facendo conoscere loro l’origine, la qualità e l’enorme versatilità del pisco”.

Proprio la versatilità, secondo la cofondatrice di Pisco Fontana, rappresenta del resto una delle principali chiavi per avvicinare il distillato andino al pubblico internazionale. “Il pisco presenta diverse varietà, ognuna con caratteristiche e profili sensoriali propri, che possono spaziare da note erbacee e fruttate fino ad aromi di frutta secca. Con ciascuna di esse è possibile creare diversi cocktail ed esperienze. Il pisco è davvero un distillato versatile e offre un intero mondo da scoprire”. Qualche esempio concreto? “Un modo semplice per avvicinare il pisco al consumatore è attraverso il Chilcano, un cocktail classico molto consumato in Perù. È una preparazione molto semplice e rinfrescante: pisco, ginger ale e qualche goccia di limone. ¿Qué más?”.

L’obiettivo non si limita all’Italia. Pisco Fontana guarda anche agli altri mercati europei, proseguendo un percorso di espansione che ha già portato il brand fuori dai confini peruviani: “Vogliamo continuare a espandere Pisco Fontana verso altri Paesi europei, portando il nostro pisco a nuovi consumatori e costruendo una presenza internazionale sempre più solida”. Dietro alla strategia commerciale rimane però una visione più ampia, che Ballarta Kin lega direttamente al ruolo dell’imprenditoria nel futuro del Perù. “Spero che questo riconoscimento possa anche ispirare più giovani a credere nelle proprie idee, a intraprendere un percorso imprenditoriale e a credere nel potenziale del nostro Paese. Il Perù possiede una straordinaria ricchezza culturale, gastronomica e produttiva, e voglio continuare a contribuire affinché sempre più persone, in Perù e nel mondo, scoprano tutto ciò che siamo capaci di realizzare”.

Per Mayra Ballarta Kin, dunque, la sfida non è soltanto vendere una bottiglia di pisco in più. È costruire attorno al distillato una narrazione internazionale capace di valorizzarne origine, identità, qualità e versatilità. E il riconoscimento di Forbes arriva proprio mentre Pisco Fontana si prepara a rafforzare questa strategia, con l’Italia come uno dei mercati sui quali concentrare maggiormente gli sforzi e l’Europa come orizzonte di crescita. “Ad maiora”, conclude orgogliosamente la nostra interlocutrice.
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