Le quotazioni dei futures (KC1!) scendono sotto i 260 USd/lb, con un calo di circa il 10% nell’ultimo mese. A guidare il ribasso è l’ottimismo sulle stime produttive brasiliane per la nuova stagione.
Il mercato internazionale del caffè respira, registrando un’inversione di tendenza significativa dopo i picchi di tensione vissuti nell’ultimo anno. Secondo le rilevazioni dei listini finanziari, le quotazioni dell’Arabica sono scivolate ai minimi dal novembre 2024.
Il prezzo dei futures è sceso sotto i 260 USd/lb, accumulando un ribasso di circa il 10% nell’ultimo mese. Rispetto ai massimi toccati nel corso del 2025, quando le quotazioni avevano superato i 400 USd/lb, il calo supera ormai il 35%. Si tratta di un segnale di distensione importante per l’intera filiera, dalle torrefazioni agli operatori dell’Horeca, da tempo alle prese con rincari vertiginosi della materia prima.
Il fattore Brasile, clima favorevole e ripresa dei raccolti
Il driver principale di questo deciso calo è il miglioramento del quadro climatico in Brasile, primo produttore mondiale di caffè Arabica. Dopo i prolungati periodi di siccità che avevano compromesso le rese e fatto temere un deficit strutturale dell’offerta globale, il ritorno di precipitazioni regolari nelle aree nevralgiche (come il bacino del Minas Gerais) ha radicalmente cambiato le prospettive.
I mercati stanno ora scontando le nuove stime per il raccolto della stagione 2026/2027, che indicano un robusto recupero dei volumi produttivi. Questa maggiore disponibilità prevista per i prossimi mesi ha indotto fondi e speculatori a liquidare parte delle posizioni rialziste, sgonfiando la bolla dei prezzi.
Prospettive per l’industria
Sebbene i prezzi rimangano superiori alle medie storiche del decennio precedente, questa correzione offre una finestra di stabilizzazione per i budget di acquisto dei torrefattori. Resta tuttavia alta l’attenzione degli analisti sulle variabili geopolitiche e logistiche, nonché sull’evoluzione del raccolto in Vietnam per la varietà Robusta, elementi che continueranno a mantenere un certo grado di volatilità sui listini internazionali.



