Il mercato mondiale degli alcolici sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Consumi in calo, maggiore attenzione al prezzo, crescita delle alternative analcoliche e pressione sui risultati finanziari stanno costringendo anche i maggiori produttori internazionali a rivedere strategie, portafogli e priorità. Un quadro approfondito dal Corriere della Sera, in un articolo firmato da Francesco Bertolino, che analizza in particolare la posizione delle grandi dinastie imprenditoriali legate all’industria di spirits e birra, dai Garavoglia di Campari ai Brown di Brown Forman, passando per le famiglie che controllano alcuni dei principali produttori mondiali del settore. Secondo la ricostruzione del quotidiano di via Solferino, undici grandi dinastie proprietarie di produttori di liquori e birra detengono patrimoni complessivi superiori a 161 miliardi di dollari.
Il mercato mondiale dell’alcol rallenta
Il quadro di mercato si è progressivamente indebolito negli ultimi anni. I dati IWSR indicano che nel 2025 i volumi mondiali di beverage alcolico sono diminuiti, confermando una fase di debolezza per il settore. Alla base del rallentamento ci sono più fattori. Pesano la debolezza della fiducia dei consumatori, la maggiore attenzione alla spesa e una crescente moderazione nei consumi, soprattutto in alcuni dei mercati più maturi. La trasformazione riguarda anche le occasioni di consumo e le preferenze delle nuove generazioni, mentre parallelamente acquistano maggiore spazio gli RTD e le proposte no alcohol e low alcohol.
I grandi gruppi sotto pressione
Il rallentamento dei consumi si è riflesso anche sui mercati finanziari. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Pernod Ricard e Rémy Cointreau hanno perso circa il 70% dai massimi raggiunti nella primavera del 2023, mentre Campari ha registrato una flessione nell’ordine del 50%. Ancora più evidente il ridimensionamento di Brown Forman, proprietaria di Jack Daniel’s, con un calo del titolo indicato intorno al 60%. La risposta dei gruppi passa sempre più attraverso razionalizzazione dei portafogli, contenimento dei costi e concentrazione sui marchi considerati strategici.
Campari semplifica il portafoglio e incassa due promozioni dagli analisti
Tra gli esempi più evidenti c’è Campari Group, che sotto la guida dell’amministratore delegato Simon Hunt ha accelerato il processo di semplificazione del business. Il gruppo ha avviato un riassetto del portafoglio che ha incluso la cessione di Cinzano al Gruppo Caffo e di Averna e Zedda Piras a Illva Saronno Holding, nell’ambito di una strategia orientata a concentrare maggiormente le risorse sui brand prioritari e a ridurre la complessità operativa. Parallelamente si sta aprendo anche una nuova fase nella governance della famiglia Garavoglia. Alessandro Garavoglia e Jacopo Forloni, appartenenti alla nuova generazione della famiglia di controllo, sono entrati nel consiglio di amministrazione di Campari e nella struttura societaria che sovrintende alle partecipazioni della famiglia.
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Nonostante il forte ridimensionamento accusato dal titolo rispetto ai precedenti massimi, nelle ultime valutazioni emergono segnali più favorevoli da parte degli analisti finanziari. Secondo quanto riportato da Teleborsa, Morgan Stanley ha alzato la raccomandazione su Campari a Overweight da Equal Weight, confermando un target price di 6,50 euro per azione. Anche UBS ha migliorato il giudizio sul gruppo, portandolo a Buy da Neutral e aumentando il target price a 7 euro per azione, rispetto ai precedenti 6,10 euro. Le due promozioni si riflettono anche in Borsa, a Piazza Affari lunedì 14 settembre il titolo Campari viaggia oltre il 4% e arrivano in una fase nella quale il mercato continua a interrogarsi sulle prospettive dell’intero comparto spirits.
Brown Forman e le tensioni nella famiglia Brown
Più complessa la situazione di Brown Forman, proprietaria tra gli altri di Jack Daniel’s. La pressione sui risultati ha portato alla luce anche tensioni interne alla famiglia che controlla il gruppo da circa 150 anni. Due eredi, W.L. Lyons Brown III e Stuart R. Brown, hanno contestato pubblicamente alcune delle strategie adottate dal consiglio di amministrazione, criticando in particolare la proliferazione delle varianti aromatizzate di Jack Daniel’s e la perdita di valore per gli azionisti. Il caso evidenzia quanto la fase attuale possa mettere sotto pressione un modello imprenditoriale fondato sulla continuità familiare e su orizzonti di investimento particolarmente lunghi.
Aggregazioni possibili in un mercato più difficile
La contrazione del mercato potrebbe inoltre accelerare il processo di consolidamento dell’industria degli spirits. In un settore caratterizzato da costi elevati di produzione, distribuzione e marketing, l’integrazione tra gruppi può permettere di ottenere economie di scala e condividere reti commerciali internazionali. Secondo il Corriere della Sera, Brown Forman avrebbe discusso una possibile aggregazione con Pernod Ricard e successivamente ricevuto un’offerta da Sazerac per circa 15 miliardi di dollari. Entrambe le operazioni non si sarebbero concretizzate anche a causa delle diverse posizioni delle famiglie controllanti. Il tema potrebbe però tornare centrale nei prossimi anni, soprattutto con l’avvicinarsi di nuovi passaggi generazionali.
Spirits tra moderazione e nuovi consumi
La sfida per il settore non è soltanto finanziaria. La maggiore attenzione alla salute, la moderazione e la ricerca di un migliore rapporto tra prezzo e qualità stanno modificando il comportamento dei consumatori. Allo stesso tempo continuano a emergere aree di crescita, dagli RTD alle proposte no alcohol, fino ad alcune categorie che continuano a mostrare una maggiore capacità di tenuta. Per i grandi gruppi internazionali la partita sarà quindi duplice: proteggere i marchi storici e, contemporaneamente, adattare portafogli e strategie a un mercato che beve meno e sceglie in modo diverso.


