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Avrebbe potuto dedicarsi al vino nei territori più famosi e votati, coltivando uve già celebri. In principio sarebbe potuto rimanere legato agli ambienti imprenditoriali tedeschi, quelli da cui proviene e dove ha costruito la sua solida reputazione professionale. Curiosità e passione hanno invece spinto Anton F. Börner fino a Velletri, trai Castelli Romani, dove insieme alla sua famiglia ha dato vita a Ômina Romana: è da qui che parte, ed è qui che arriva, il continuo viaggio alla riscoperta di una storie e un territorio unici.

PIONIERE – Un’anima tecnica che si lascia trasportare dalle emozioni, guidata soprattutto dalla predilezione per storia e filosofia che lo aveva già portato a schierarsi come sponsor di progetti archeologici romani negli ultimi trentacinque anni. L’aria di epicità che si respira in ogni angolo della capitale lo conquista, lo inebria è il caso di dire, fino a ispirarlo per un nuovo progetto vitivinicolo che lo fa “sentire come un pioniere per il vino di Roma, destinato al mondo”. Perché come Börner stesso racconta, ligio ai suoi interessi più forti, “il vino è parte non è solo un mezzo che aiuta a riflettere, è parte della riflessione. È strumento per esprimere i lati profondi di sé, senza vincoli e sovrastrutture”.

TERROIR INTROVABILE – Velletri si snoda quaranta chilometri a sud-est di Roma, e si rivela miniera di qualità e tipicità grazie a una morfologia pressoché introvabile altrove: i duecentocinquanta metri sul livello del mare e la vicinanza con la costa permettono una ventilazione importante, che caratterizza le uve insieme al suolo vulcanico. Mare, montagna e collina in ogni acino, una combinazione che Börner può vantarsi di aver intuito per primo e alla quale ha dedicato studio e sforzo, rivolgendosi a team specializzati e avvalendosi dell’aiuto dell’Università di Geisenheim e Facoltà di Agraria ed Enologia di Firenze.

ARS MAGNA – “La tecnica rispetta e protegge ciò che il territorio già ha reso perfetto”. Sono parole di Katharina Börner, figlia e braccio destro di Anton, che profonde ogni energia insieme a Paula Pacheco, agronoma e responsabile della gestione tecnica dell’azienda, e all’enologo Claudio Gori. Il risultato racconta di una gamma di vini dalla fortissima identità, che lo stesso Gori non esita a definire come Ômina Romana style: personalità legata al territorio, eleganza, armonia. Un carattere che si riscontra nitido nell’intera linea Ars Magna, che si compone di Merlot, Cabernet Sauvignon, Viognier, Chardonnay e Cabernet Franc, vera punta di diamante della cantina, strutturato e accattivante. Da comprendere il Ceres Anesidora I, forse ancora alla ricerca del suo io, per rimanere nel filosofico.

BUONI PRESAGI – Ômina Romana è il risultato di uno schema semplice, che si intreccia però complesso, come in un sistema di ingranaggi perfetti. Natura, scienza e mano dell’uomo si integrano perfettamente e di continuo, sostenuti dalla continua alimentazione che arriva dalla storia e dal territorio: è da qui che i Romani partirono per conquistare il mondo intero, e l’entusiasmo di questa avventura è palpabile nel nome, che significa buoni presagi, e nel simbolo scelto per l’azienda. Una fenice, perché “pur essendo in un territorio ricchissimo, siamo una realtà giovane, non abbiamo un passato. È come nascere dalle ceneri, dal nulla, ed è emozionante sapere di avere solo il futuro davanti a noi”. E tutti i presupposti lasciano pensare che questo futuro potrà essere radioso. Ad Maiora.

 

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