Mariapia De Nicola
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La miscelazione del vino: Taglio o Blend

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Nel fare un blend e tagliare un vino non c’è nulla di male. Il blend è un’arte che deve essere accompagnata da competenza che non può fare a meno di naso, palato e grande sensibilità. Il blend va visto, per certi versi, come un quadro, una composizione musicale che cerca l’armonia nelle sfumature delle tinte e nel concerto delle sue note. Una sintassi di profumi e gusti coordinati dall’esperienza e dalla sensibilità personale.

 

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“Tagliare” il vino è un’operazione antichissima che ha diversi scopi. Si taglia il vino quando si vuole creare un prodotto che possa piacere ad un certo mercato. Vini morbidi e suadenti possono essere confezionati utilizzando uve adeguate in grado di soddisfare questa esigenza. Si mescolano i vini per nascondere difetti o, ancora, per creare un vino dal particolare carattere in grado di emozionare al primo sorso. È BLEND quando a essere mescolato è il 50% del vino come, ad esempio, quando trovate la metà di Merlot e il rimanente di altre uve. È TAGLIO quando a essere utilizzato è solo un 15% del totale del vino. Un sangiovese tagliato con un 15% di Merlot concesso da disciplinare non può essere considerato blend.

 

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Qualche esempio di blend famoso? Dal “Sassicaia” al “Tignanello”, dall’ “Ornellaia” al “Solaia”, fino al classico “taglio bordolese”, ovvero una miscela di uve famose in quel di Bordeaux, Francia, cui i vini sopra citati spesso fanno eco. I vitigni più utilizzati sono quelli internazionali: Chardonnay, Sauvignon, Merlot e Cabernet Sauvignon sono quelli più conosciuti dal grande pubblico e spesso utilizzati per migliorare, smussare le asprezze dei vitigni autoctoni. Ma un blend può essere fatto anche con sole uve autoctone, dove il Ciliegiolo si intreccia col Sangiovese o col Montepulciano d’Abruzzo.

 

 

Per saperne di più:
www.vinitalyclub.com/it/esplora/blog/che-cos-e-un-blend

 

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