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Ci sono persone che passano un’intera vita a viaggiare con il tentativo, invano, di appagare quella fame di sapere. Chiamiamola passione, desiderio, curiosità. La realtà è che non si spegne, mai, non si riesce a placare. E’ solo quando si raggiunge quella “soglia limite” di nozioni ed esperienze che l’energia si trasforma. Ci si interroga. La curiosità sfocia in una sorta di responsabilità: condividere e divulgare le conoscenze apprese.

 

 

E’ la descrizione, in qualche rigo, del percorso fatto da Leonardo Pinto che negli ultimi quindici anni ha vissuto in prima persona la crescita di interesse per il rum in Italia. Il vento in poppa è arrivato intorno agli anni 2000 con una maggior spinta negli ultimi 5-6 anni. Quando si rende conto del vuoto informativo italiano trova con ShowRum, salone di due giorni interamente dedicato allo spirits dei tropici, il modo di colmarlo.

Come nasce ShowRum? “ShowRum è nata come una scommessa ed una necessità. Ero costretto i primi anni che mi addentrai in questo mondo a girare come una trottola per riuscire ad incontrare i produttori ed avere con loro un confronto. Il mercato Italiano era curioso, il rum stava prendendo piede, e non c’era nessun evento di incontro e scambio per addetti ai lavori, né tantomeno per gli appassionati. Così ho provato a crearlo con ShowRum, che ancora oggi si conferma un evento internazionale per il mercato italiano del rum a tutti i livelli, dagli importatori ai produttori, dagli appassionati agli addetti ai lavori.”

 

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E nell’imminente sesta edizione prevista il 30 settembre e il 1 ottobre a Roma sarà anche occasione per presentare il suo ultimo libro: Il mondo del Rum. Non un elenco dei migliori rum in circolazione, non un volume enciclopedico, non il racconto di un viaggio fantastico alla Jules Verne -anche se al principio, sull’onda dell’entusiasmo, il desiderio di inserire un po’ di tutto questo era forte- ma una guida introduttiva e completa adatta a tutti, anche a chi classifica il rum, nel proprio asse temporale, come base di un cocktail da concedersi in un locale nell’ultima sera d’estate. Idee poi concretamente irrealizzabili non per l’incapacità temporale ma per l’approccio didattico che Leonardo Pinto ha in ogni suo gesto e contesto. Davanti a un semplice drink o in uno dei suoi (oltre 50) corsi sul rum, ovviamente, in cui fornisce nozioni di base: storia ed origini, informazioni sul mercato, la legislazione, la terminologia, le conoscenze tecniche riguardanti il processo di produzione, l’invecchiamento, il blending e la degustazione. Con quattro moduli ed altrettante sessioni di analisi sensoriale.

Con  una capillarità  così  ampia su tutto il territorio italiano si può azzardare a chiedere: qual è la visone del mercato italiano del rum? “E’ un mercato attento, curioso, in cui una buona fetta è sempre alla ricerca delle novità e delle chicche. Il segmento del rum da degustazione ha negli anni conquistato sempre più spazio in un crescendo meraviglioso, arrivando ad avvicinare questo distillato, che fino a poco tempo fa era relegato solo alla miscelazione, agli altri grandi spiriti da ballon come il cognac o il whisky.“

 

Leonardo Pinto

 

Appassionati e addetti al settore nelle full immersion di Pinto si vedono la mente stravolta, proiettata nei luoghi di produzione, tutti raccontati anche nel libro con una cinquantina di Case recensite in base alla tipologia di rum, allo stile produttivo e al terroir di origine. E tutto intorno c’è poi il fascino della storia e la voglia di ripercorrerla focalizzandosi anche sull’aspetto sociale.

Mi sono reso conto che dovevo affrontare l’argomento da un diverso punto di vista. Il rum è un evento sociale e come tale può cambiare il destino dell’uomo, può avere una parte, più o meno visibile, in eventi storici forti. Il suo vero valore e le sue vere radici sono rappresentate da quanto ha significato nella storia dell’uomo, più che da quando è stato prodotto per la prima volta e dove. Questa nuova prospettiva ha riacceso il lampo, quella spinta interiore che ti porta a volere a tutti i costi trasmettere la tua passione, e ha stravolto il racconto della parte storica.”

Si sceglie poi di trattare il distillato con riferimenti artistici e culturali attraverso aneddoti che spaziano dalla musica alle rivoluzioni, passando per credenze religiose e costumi popolari. Il libro diventa poi più tecnico con parti legislative e sulle spiegazioni, indispensabili, dei processi di lavorazione e coltivazione, tutti influenti sulla qualità del prodotto finale. Una volta esaurita e compresa questa prima parte ci si potrà divertire con un piccolo excursus sulla miscelazione, con la storia e curiosità sulle ricette più famose oltre ad alcune interpretazioni in chiave rum di grandi classici, a cura di Paolo Sanna, ed alcune interpretazioni in chiave moderna dei più famosi drink della miscelazione tiki, a cura di Gianni Zottola.

 

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E quindi, quali sono i punti di forza del rum nella miscelazione? “Storicità da un lato e fascino tropicale dall’altro, anche se di pari passo con la crescita del livello di attenzione alla qualità del distillato, negli ultimi tempi il rum sta prendendo molto spazio anche in una miscelazione più strutturata e meno tropicale che di solito era dominata dal whisky andando non di rado a sostituirsi a quest’ultimo in grandi classici come il Manhattan o l’Old Fashioned.”

 

+info: showrum.it

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