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Nestlé Waters, la cessione è del 50% e si decide entro l’estate

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Nestlé cede il 50% della divisione acque e bevande premium, non tutto il business. È questa la vera notizia emersa con chiarezza nelle ultime settimane, dopo mesi di indiscrezioni che, come avevamo raccontato nel nostro precedente approfondimento, lasciavano aperta l’ipotesi di una cessione totale. Il colosso svizzero cerca un partner finanziario, non un compratore. E la partita, che vale circa 5 miliardi di euro, si sta giocando tra due nomi su tutti: il fondo francese PAI Partners e l’americano CD&R (Clayton Dubilier & Rice).

La corsa si restringe

Secondo le ultime indiscrezioni riportate dal Financial Times e Bloomberg, l’asta gestita dagli advisor Rothschild & Co e Deutsche Bank è entrata nella fase due con una rosa di candidati sempre più ridotta.

PAI Partners e CD&R sono i due favoriti. Ancora in corsa, ma in posizione più defilata, il colosso americano KKR. Fuori gioco risulterebbero invece il britannico Platinum Equity e l’americano One Rock Capital Partners. Entro poche settimane Nestlé dovrebbe scegliere con chi avviare una trattativa in esclusiva, con l’obiettivo di chiudere un accordo entro l’estate.

Perché PAI Partners è il favorito

PAI Partners ha un vantaggio che gli altri non possono replicare: è già partner di Nestlé in due joint venture, una nei gelati (Froneri, con marchi come Häagen-Dazs, Maxibon e Coppa del Nonno) e una nelle pizze surgelate europee (Wagner, Buitoni, Garden Gourmet). In entrambi i casi, Nestlé ha mantenuto una quota paritetica o quasi, con pari diritti di voto.

L’operazione Waters dovrebbe ricalcare lo stesso schema: una joint venture al 50% in cui Nestlé resta co-proprietaria dei marchi e il fondo porta capitali, competenze operative e spinta alla crescita. Non è escluso che Nestlé possa cedere una quota lievemente superiore alla maggioranza.

Non solo acqua, cosa c’è nel perimetro

La società in vendita è Nestlé Waters & Premium Beverages, che genera ricavi per circa 3,8 miliardi di euro. Il perimetro comprende marchi di acqua minerale premium come S.Pellegrino, Acqua Panna, Perrier, Levissima, Vittel, la britannica Buxton e altri marchi regionali.

Per l’Italia, il punto cruciale è il Gruppo Sanpellegrino, che oltre alle tre acque minerali (S.Pellegrino, Acqua Panna, Levissima) controlla anche lo storico portafoglio di bibite e aperitivi: Aranciata, Chinò, Limonata, Cedrata, i mixer Tonica e Ginger Beer, gli aperitivi analcolici Sanbittèr e Gingerino. Un patrimonio di marchi italiani che entra interamente nel perimetro della trattativa.

Perché Nestlé non vende tutto

La scelta di cedere il 50% e non il 100% risponde a una logica precisa: Nestlé vuole alleggerire il portafoglio per concentrare risorse su caffè, pet care e nutrizione, ma non intende perdere il controllo di marchi che restano tra i più riconoscibili al mondo. La formula della joint venture consente di monetizzare una parte significativa del valore, condividere i rischi e mantenere voce in capitolo su governance e strategia.

La divisione Waters rappresenta circa il 4% del fatturato del gruppo e presenta margini inferiori rispetto alle categorie core. A pesare sulla decisione anche le controversie legate ai trattamenti sulle acque minerali in Francia, che hanno penalizzato la reputazione di Perrier.

La vendita è parte della più ampia ristrutturazione del gruppo guidata dal CEO Philipp Navratil, in carica dal settembre 2025.

© Riproduzione riservata

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