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Nestlé Waters, Platinum Equity è rimasta l’unica in corsa

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Si restringe ancora il campo nella partita che vale circa 5 miliardi di euro. A pochi giorni dall’ultimo aggiornamento, lo scenario della cessione di Nestlé Waters & Premium Beverages cambia di nuovo: Platinum Equity, la società del miliardario Tom Gores, è rimasta l’unica contendente dopo il ritiro di Clayton Dubilier & Rice (CD&R). Lo riporta Bloomberg, citando persone informate sulla trattativa.

La corsa che a inizio anno vedeva in lizza oltre cinque fondi di private equity si è progressivamente svuotata. Dopo l’uscita di KKR e poi del fondo francese PAI Partners, l’addio di CD&R lascia ora un solo pretendente sul tavolo. Una vicenda che a suo tempo avevamo seguito nel dettaglio, quando i finalisti erano ancora due.

Trattativa aperta, ma senza certezze

Platinum Equity sta negoziando i termini finali per una quota del 50% della divisione che controlla S.Pellegrino, Acqua Panna, Levissima e Perrier. Bloomberg precisa però un punto non secondario, ovvero che non vi è alcuna certezza sulla chiusura dell’operazione. La cautela è d’obbligo, vista la fragilità del quadro francese (più avanti il dettaglio).

A sostegno di un’eventuale acquisizione, le banche stanno preparando un pacchetto di debito tra 2 e 3 miliardi di euro, strutturato come leveraged loan in euro e dollari. Alla regia del processo c’è Rothschild & Co.

50% o 100%, l’ambiguità di Navratil

Resta aperto l’interrogativo di fondo, cioè se Nestlé intenda cedere metà o l’intera divisione. A muovere le acque è stato lo stesso amministratore delegato Philipp Navratil, che alla dbAccess Global Consumer Conference di Parigi ha parlato di “disposing of Waters” (dismissione delle acque), non di cessione parziale. Un’espressione che ha alimentato i dubbi, tanto che una portavoce ha poi dovuto precisare trattarsi di un “partial disposal”, una dismissione solo parziale.

Gli analisti non escludono nulla. Secondo Future Market Insights, “un’uscita totale non andrebbe esclusa”, anche se la valutazione prevalente è che vendere oggi il 100%, con tutte le cause aperte, sarebbe difficilissimo. Lo scenario più realistico resta un 50% adesso, con un’opzione di uscita totale in un secondo momento, meccanismo comune nelle partnership con i fondi.

Il peso degli scandali francesi

La difficoltà a trovare acquirenti è confermata da più fonti, e le ragioni sono in buona parte giudiziarie e ambientali. La divisione francese è travolta da un’inchiesta per “tromperie” (frode) e da un processo per inquinamento.

A maggio 2026 una quarantina di agenti della DGCCRF ha perquisito lo stabilimento Perrier di Vergèze, nel Gard, e il sito di Vittel, nei Vosgi, sede del laboratorio analisi del gruppo. L’indagine, aperta dalla procura di Parigi dopo una denuncia dell’ONG Foodwatch, riguarda l’uso di trattamenti di filtrazione vietati per mascherare contaminazioni alla fonte.

Sul fronte ambientale, dal 23 marzo 2026 Nestlé Waters è a processo a Nancy per le discariche abusive nei Vosgi. La procura parla di livelli di microplastiche “incommensurabili”, con le acque Contrex che toccano concentrazioni fino a 1,3 milioni di volte superiori a quelle della Senna (per Hépar si arriva a 328.000 volte). Il gruppo contesta le accuse e mette in dubbio l’affidabilità delle analisi.

Sullo sfondo, l’effetto sui consumi: secondo Radio France, le vendite di Perrier sono calate del 14% da inizio anno e del 23% su base annua.

Per il mercato italiano la posta è alta, perché in gioco c’è anche il futuro di Sanpellegrino. Comunque vada, l’esito di questa cessione dirà molto su quanto la pressione reputazionale stia ormai pesando sulle scelte strategiche dei grandi gruppi del food & beverage.

© Riproduzione riservata

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