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Alcuni componenti della soia, legume appartenente alla famiglia delle Fabaceae, hanno dimostrato di possedere effetti positivi sulla salute. In particolar modo, in alcune osservazioni il buon contenuto in isoflavoni e fibra è stato associato alla riduzione della colesterolemia e alla perdita di peso, mentre in recenti studi prospettici il consumo di derivati fermentati della soia è stato correlato ad una riduzione del rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari.

 

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In questo studio prospettico di coorte, condotto in Giappone, paese asiatico in cui il consumo di soia e derivati è molto consistente, i livelli di assunzione di prodotti a base di soia sono stati messi in relazione con l’incidenza di specifiche malattie o della mortalità per tutte le cause.

Gli autori hanno stimato il consumo di prodotti derivati dalla soia, sia fermentati, come natto e miso, sia non fermentati, attraverso la somministrazione di un questionario per la rilevazione delle abitudini alimentari ad una coorte di 42.750 uomini e 50.165 donne di età compresa tra 47 e 74 anni.

Dall’analisi dei dati raccolti durante un follow-up di 14,8 anni è emerso che tra le persone con il maggiore apporto di soia (oltre 150 g/die) il rischio di morte per qualunque causa non era differente da quello delle persone con apporto più basso (meno di 50 g/die). Nella stessa popolazione il consumo di derivati fermentati della soia (soprattutto natto e miso) si associava invece ad una riduzione del 10% circa della mortalità totale, rispetto al non consumo degli alimenti appartenenti a questa categoria, in entrambi i sessi. L’effetto protettivo dei derivati fermentati della soia riguardava soprattutto le malattie cardiovascolari.

 

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Queste osservazioni possono essere ritenute in linea con quanto già osservato in altri studi che suggeriscono come i benefici possano essere attribuiti ai prodotti della fermentazione degli alimenti in generale. Tra l’altro, tali effetti favorevoli sono stati rilevati nonostante l’elevato tenore di sale dei prodotti derivati della soia, che potrebbe averne attenuato l’ampiezza.

In conclusione, gli autori sottolineano l’importanza di ulteriori studi clinici controllati che possano confermare i risultati delle osservazioni epidemiologiche, per meglio definire i possibili meccanismi biologici alla base dei benefici dei derivati della soia, considerato anche il crescente interesse nei confronti di questi prodotti nel mondo occidentale e da parte di coloro che seguono diete prevalentemente vegetariane.

+Info: www.nutrition-foundation.it

Autori: Katagiri R, Sawada N, Goto A, Yamaji T, Iwasaki M, Noda M, Iso H, Tsugane S. Japan Public Health Center-based Prospective Study Group.

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