Danilo Drocco, direttore di Nino Negri, ha raccontato a Vinitaly 2026 il progetto di affinamento in altissima quota che sta ridefinendo i confini della viticoltura valtellinese.
L’intuizione è tanto semplice quanto ambiziosa: portare il vino a 3000 metri di altezza per farne maturare le caratteristiche in condizioni estreme. “Credo siamo stati tra i primi a progettare un affinamento di questo tipo, abbastanza complicato, perché trovare a 3000 metri d’altezza delle strutture in grado di conservare il nostro vino nel modo ideale non era facile”, ha spiegato Drocco.
I risultati hanno confermato la bontà della sfida. A quella quota la pressione atmosferica si riduce di un terzo rispetto ai 300 metri della cantina tradizionale, limitando lo scambio di ossigeno attraverso il tappo. Le temperature più basse rallentano l’evoluzione naturale dell’affinamento. Il risultato sono vini dal fruttato più intenso e da quella che Drocco definisce “grande croccantezza”.
Un progetto che unisce ricerca enologica e spirito alpino, confermando la vocazione di Nino Negri per una viticoltura di montagna capace di trasformare le condizioni estreme in un vantaggio qualitativo.
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