Tre esercizi consecutivi in territorio negativo. È il bilancio che Pernod Ricard porta a casa con i conti dell’anno fiscale 2026, chiuso il 30 giugno, presentati il 27 agosto. Il gruppo francese dei wine & spirits, secondo player mondiale del settore dietro Diageo, ha incassato 9.404 milioni di euro, il 14,2% in meno rispetto all’anno prima. Buona parte di questo calo però non arriva dalle vendite vere e proprie, ma dall’euro forte sul dollaro e dalla vendita di alcuni marchi. Depurato da questi due effetti, il calo organico delle vendite si ferma al 3,9%. Un risultato comunque un po’ peggiore delle attese degli analisti, fermi a un meno 3,7%.
La reazione dei mercati è stata immediata. Il titolo ha perso circa il 5% nella giornata dei risultati, scivolando fino a 62,30 euro prima di un parziale recupero. Nell’arco degli ultimi dodici mesi le azioni hanno ceduto oltre un terzo del loro valore, un segnale di quanto gli investitori fatichino a intravedere una ripresa a breve termine.
I numeri principali del FY26
L’utile operativo si è attestato a 2.423 milioni di euro. Anche qui il calo cambia molto a seconda di come lo si guarda: il 17,9% in meno che risulta dai conti si riduce a circa il 5,2% una volta tolti gli effetti di cambi e cessioni. Il gruppo è comunque riuscito a difendere la redditività, con il margine operativo rimasto solido al 25,8%, quasi invariato rispetto all’anno prima. A sostenerlo è stato il piano di efficienze da un miliardo di euro, che ha già portato a casa metà dell’obiettivo e che Pernod Ricard prevede ora di completare entro giugno 2028, un anno in anticipo sui piani.
L’utile netto di pertinenza del gruppo è sceso del 26% a 1.203 milioni di euro, appesantito da maggiori costi non ricorrenti legati alle ristrutturazioni. L’utile per azione si è ridotto del 19% a 5,85 euro. Sul fronte della cassa, il free cash flow è cresciuto del 6% a 1.197 milioni, con un tasso di conversione salito di 17 punti al 91%. Nonostante il quadro, il consiglio ha proposto un dividendo stabile a 4,70 euro per azione, con l’opzione per gli azionisti di ricevere il saldo di 2,35 euro in contanti o in azioni.
Il peso di Stati Uniti e Cina
Il vero freno arriva dai due mercati chiave del gruppo. Gli Stati Uniti hanno segnato un meno 14%, tra rallentamento dei consumi di spirit, fiducia dei consumatori debole e aggiustamenti delle scorte. La Cina ha fatto anche peggio, con un crollo del 19% legato al sentiment fragile e alla pressione sulle categorie prestige, in particolare il cognac Martell.
Qui emerge il dato più significativo dell’intero esercizio. Escludendo proprio questi due mercati, le vendite del gruppo sarebbero cresciute dello 0,5%. Un paradosso che racconta un’azienda in salute quasi ovunque, frenata però pesantemente dove più conta. A sostenere il resto del portafoglio ci ha pensato l’India, in progresso del 7% (9% escludendo la cessione di Imperial Blue), mentre le vendite in Asia esclusa la Cina e in Medio Oriente sono risultate stabili. Segnali di attenuazione arrivano anche dall’andamento infrannuale, con il calo organico passato dal meno 5,9% del primo semestre al meno 1,3% del secondo.
Le parole del management e l’outlook
Nella call con gli analisti il presidente e amministratore delegato Alexandre Ricard ha riconosciuto che l’esercizio è stato più debole del previsto a causa del destocking negli Stati Uniti e in Cina, indicando però un allentamento di queste pressioni negli anni successivi. Sul mercato cinese ha segnalato segnali di miglioramento dei trend di fondo e un sentiment commerciale cautamente ottimista in vista del Mid-Autumn Festival. La nuova EVP Finance & Tech Mauve Croizat ha aggiunto che il destocking americano proseguirà nel primo trimestre del FY27, ma con un impatto meno severo grazie a una base di scorte più sana.
Per il FY27 il gruppo prevede vendite organiche sostanzialmente stabili, con nuovi cali attesi in USA e Cina nella prima parte dell’anno e una crescita continua nel resto del mondo, trainata dall’India. Nel medio termine, sull’orizzonte FY27-FY29, l’obiettivo è una crescita organica media vicina al limite inferiore della forbice 3-6%, con il rapporto tra debito netto ed EBITDA che il gruppo punta a riportare sotto quota 3 volte entro il FY29.
+Info: www.pernod-ricard.com
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