Il 13% delle vendite globali arriva da un solo Paese. Per Pernod Ricard l’India non è più un mercato emergente da presidiare, ma il secondo per fatturato dopo gli Stati Uniti, davanti alla Cina. Ed è proprio da lì che passa la mossa finanziaria più attesa del gruppo francese.
Quattro banche sul dossier indiano
Pernod Ricard India Private Ltd ha ingaggiato Kotak Mahindra Capital, Goldman Sachs, JPMorgan e BofA Securities come advisor per una potenziale quotazione della controllata indiana. La notizia è stata anticipata da Moneycontrol il 7 settembre 2026 e ripresa da più testate finanziarie indiane e internazionali. Altre banche potrebbero entrare nel consorzio in una fase successiva.
L’operazione potrebbe raccogliere oltre 9.450 crore di rupie, circa 1 miliardo di dollari, con una finestra indicativa nel 2027. Dimensione e struttura dell’offerta non sono però state finalizzate e potrebbero cambiare in base alla strategia del gruppo e alle condizioni di mercato.
La posizione ufficiale resta prudente
L’azienda frena sulle tempistiche. “Come dichiarato dal nostro CEO globale Alexandre Ricard in occasione della pubblicazione dei risultati annuali FY26 del gruppo, la discussione sull’IPO indiana è ancora in corso ed esplorativa, senza certezza sulla sua attuazione”, ha fatto sapere Pernod Ricard India a Moneycontrol.
Il riferimento è al 27 agosto 2026, quando Alexandre Ricard, presidente e amministratore delegato del gruppo, ha confermato pubblicamente che il consiglio di amministrazione sta valutando la quotazione e che sono in corso i passi legali preparatori per tenere aperta l’opzione. Nessuna decisione definitiva, quindi, ma una preparazione che avanza.
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Perché l’India pesa così tanto
I numeri spiegano l’interesse. Nell’esercizio chiuso il 30 giugno 2026, Pernod Ricard ha registrato un calo organico delle vendite del 3,9%, con un fatturato totale di 9.404 milioni di euro. Gli Stati Uniti hanno perso il 14%, la Cina il 19%. L’India, in controtendenza, è cresciuta del 7%, percentuale che sale oltre il 9% escludendo Imperial Blue, e ha contribuito per il 13% alle vendite nette del gruppo.
“Quello che sta accadendo in India è a dir poco fenomenale”, ha commentato Alexandre Ricard, presidente e amministratore delegato di Pernod Ricard, citando domanda dei consumatori, premiumizzazione e guadagni di quota di mercato. Sul fronte dei brand locali, Royal Stag ha raggiunto circa 32,6 milioni di casse vendute nel 2025.
Il quadro non è privo di frizioni. A Nuova Delhi il gruppo aveva bloccato le vendite in seguito a un contenzioso sulle licenze, a ricordare che il mercato indiano resta complesso sul piano regolatorio. E i cali su Stati Uniti e Cina nel FY26 rendono la crescita indiana ancora più strategica.
Un portafoglio ridisegnato in chiave premium
La preparazione dell’IPO arriva dopo una potatura importante. Il 23 luglio 2025 Pernod Ricard India ha firmato l’accordo per la cessione della divisione Imperial Blue a Tilaknagar Industries, operazione chiusa il 1° dicembre 2025 per un corrispettivo di 3.442 crore di rupie più un pagamento differito di 28 milioni di euro a quattro anni.
Uscendo dal segmento a valore, il gruppo ha concentrato le risorse sui marchi ad alta crescita. Il portafoglio indiano oggi combina whisky prodotti localmente come Royal Stag, Blenders Pride, 100 Pipers e Longitude 77 con etichette internazionali come Chivas Regal, Ballantine’s, The Glenlivet, Royal Salute, Jameson e Absolut.
L’India come nuova frontiera delle quotazioni
Pernod Ricard non è sola. Anche Carlsberg ha avviato il percorso per una quotazione della propria controllata indiana, depositando la documentazione preliminare presso la SEBI con procedura confidenziale. Il dossier Pernod Ricard risale almeno all’aprile 2026, quando Bloomberg rivelò i primi preparativi con Goldman Sachs e lo studio legale Cyril Amarchand Mangaldas.
Sul fronte azionario, il titolo Pernod Ricard quotato su Euronext Paris ha chiuso a 61,76 euro il 4 settembre 2026, in calo dell’1,12%, mentre gli investitori pesano il potenziale indiano contro le incertezze sulla valutazione.
Se confermata, la quotazione segnerebbe un passaggio simbolico oltre che finanziario. Un gruppo europeo che apre il capitale della propria controllata sul mercato che lo sta trainando, in un settore degli spirits globale dove i motori di crescita si stanno spostando verso Sud e verso Est.


