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Il pub itinerante non si è fermato, ma ha trovato ristoro nella PicoBrew Station per ricaricare le energie e mettersi al riparo dal freddo (neanche tanto) generale inverno. Una casa nuova per i ragazzi di PicoBrew, uno dei (non) birrifici artigianali più interessanti apparsi nella scena non solo milanese ma italiana. A due mesi dall’apertura siamo andati a trovare i “bagaj” di Pico Brew nel loro nuovo rifugio per raccontare la loro storia e i loro progetti.

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PUB ITINERANTE Alla domanda spontanea se c’è ancora spazio nel mercato della birra artigianale in uno scenario saturo e stagnante come quello italiano, la risposta più bella arriva da Picobrew, un progetto nato da un’idea di tre soci che sono prima di tutto amici. “Ho iniziato a fare birra in casa quasi per gioco ai tempi del liceo con l’autoproduzione di birra tra le mura domestiche che cresce fino a diventare il tema della tesina di maturità- racconta Pietro Tognoni, il fondatore e mastro birraio- I miei amici sono sempre stati i miei primi consumatori e sostenitori, quando abbiamo iniziato volevamo subito differenziarci, allora è nata l’idea del pub itinerante insieme a Jacopo Volontè e Milo Madia, gli amici di sempre diventati soci di impresa. Non c’era niente di simile al mondo, alcuni lo chiamano carrettino, ma è un vero e proprio pub itinerante con cassone coibentato per tenere le birre al fresco anche quando ci sono trenta gradi”. Li chiamano i ragazzi del carretto o della birra in bicicletta, appuntamento al solito posto nel Naviglio affollato, licenza per somministrazione all’esterno, un successo mai dato per scontato. “Le cose hanno subito iniziato a funzionare perché la nostra birra piaceva, questa è la base, ma soprattutto l’idea del pub itinerante credo che sia stata la carta vincente per differenziarci con la vendita al dettaglio, nata dalla nostra passione e dalla nostra idea di birra quando frequentavamo i locali, ci trovavamo spesso a bere all’esterno”.

foto Luca Galuzzi@Mondobirra

PICOBREW STATION Siamo in via Ascanio Sforza, a pochi passi dal Naviglio, due vie più in là ma tutto un altro film, non è una zona di passaggio e ci si deve venire apposta. Qui è sorta la PicoBrew Station che nei primi due mesi ha dato già i primi risultati. “Siamo andati oltre le più rosee aspettative, questo è un pezzo importante del progetto perché credo che solamente con la possibilità di vendere la propria birra in un locale, realtà come la nostra possano continuare a crescere, con la giusta fetta di marginalità”. Un tecnologo alimentare con una laurea triennale in tasca e la magistrale da finire per Pietro Tognoni, classe ’93 tanta passione per la birra, solide base scientifiche  e un piglio imprenditoriale al servizio di questo progetto. “Il nome PicoBrew è nato quasi per gioco, se un Micro-Birrificio è micro rispetto all’industria, chi produce la birra in casa è un Micro birrificio alla seconda, cioè un PicoBirrificio. PicoBrew nasce con la filosofia di mettersi in gioco e trasformare una passione in qualcosa di più serio.Non abbiamo badato molto alla comunicazione, spesso i nostri post sono anche un po’ sgrammaticati, ma dietro c’è un’identità, con tanto di logo e di nome e riconoscibilità”.

BEERFIRM PicoBrew non è un birrificio artigianale in senso lato ma un Beerfirm e Pietro non si nasconde dietro questa etichetta, per trasparenza nei confronti dei consumatori e della concorrenza, un’altra scelta che sta pagando. “Non siamo un birrificio questo è vero, ma da quando faccio birra mi sono perso solo una cotta, abbiamo stretto una collaborazione importante con il birrificio Serra Storta che ha un impianto per la produzione conto terzi, noi siamo il loro principale cliente e ho una serie storica di tutte le cotte fatte, una derivazione di tipo quasi industriale dalla mia base di tecnologo alimentare che mi potrà essere utile nel futuro se dovessimo notare nelle alterazioni del prodotto della birra che è e rimane un prodotto artigianale”. La quasi totalità della birra è prodotta presso Serra Storta, il primo birrificio in Italia che produce solo conto terzi, una solida collaborazione nata con Marco il birraio di Serra Storta, un approccio simile a quello di una BeerFirm, un produttore di birra senza un impianto di proprietà, ma con una marcia in più. “Noi non ci limitiamo a fornire ricette originali, temperature di fermentazione tutti gli altri parametri necessari, ma c’è uno scambio giornaliero di informazioni che ci permette di avere un controllo profondo di tutte le fasi, dalla scelta delle materie prime al confezionamento”.

Pietro Tognoni

BIRRA, STILI E FORMAGGI Non si ispira a nessun birraio in particolare, semmai agli stili, interpretandoli con la sua mano pulita con qualche accelerata di classe mai banale. Assaggiamo alcune birre tra alta e bassa fermentazione, stili tedeschi e belgi. Le birre di PicoBrew stanno entrando nel gergo brassicolo milanese come dei grandi classici. Big Up. Eger,Schwarze Negher, Ganassa, Bomboclat, Road To Vallornia, nomi che magari scriveranno una nuova era della birra artigianale milanese da far assaggiare ai bagaj. “Mi piace lasciare l’impronta del birraio, le nostre sono birre che devono piacere e devono attirare anche una nuova fascia di consumatori, non per forza gli appassionati, un target dai 25 ai 35 anni che saranno i consumatori della birra artigianale del futuro“. PiCheese è un progetto personale di Pietro, l’altra sua grande passione sono i formaggi, un alleato importante per il mondo della birra. Alla PicoBrew Station dove vengono proposti insieme a una selezione di salumi. “Vado pazzo per i formaggi, credo che ci sia spazio per delle produzioni artigianali anche in questo settore. PiCheese nasce come Pico-produzione casalinga dalla mia passione di birraio per i formaggi. La birra e il formaggio sono due produzioni diverse che viaggiano parallelamente e trovano il loro punto di incontro in PiCheese, sto collaborando con un’azienda agricola e abbiamo creato insieme dei formaggi che serviamo alla Station. Birra e formaggi vanno alla grande insieme, c’è molta voglia di cultura e conoscenza, abbiamo in programma di organizzare delle serate di degustazione e corsi per la produzione in casa, e poi c’è il nostro Scimunit, il cugino stupido di pianura del Scimudin di montagna, un formaggio che sta piacendo tantissimo”.

OBIETTIVI E FUTURO Milano da Birra, una città con grande fermento e potenzialità anche nel mercato della birra artigianale. “Non vogliamo diventare enormi ma ci piace crescere, nel 2019 abbiamo prodotto e venduto 850 ettolitri, l’obiettivo per il 2020 è di superare la soglia dei 1.000 ettolitri. Il nostro claim è Milano da Birra, come altre piazze di riferimento ci sono Bergamo e Bologna dove mi legano delle amicizie particolari, ma ad esempio su Roma non abbiamo mai venduto una birra, non siamo distribuiti e non ci interessa essere ovunque ad ogni costo”. Per il 2020 una ventina di fiere selezionate, si parte tra una settimana a Rimini a BeerAttraction, poi anche l’estero, mentre il pub itinerante dovrebbe riprendere a girare da marzo. “Quest’anno ce la siamo presi un po’ comoda, ma riprenderemo a marzo a girare con il pub itinerante, mentre la PicoBrew Station rimarrà sempre aperta e vuole diventare la nostra casa dove venire a trovarci ad assaggiare le nostre birre dove sono previste delle novità. Abbiamo iniziato a pensare anche a delle Pico con fermentazione spontanea, nel 2018 ho fatto uno stage di due mesi da Cantillon, mi sono portato alcuni segreti e la voglia di sperimentare questo mondo dei Lambic. Abbiamo già messo le botti e stanno lavorando i lieviti, siamo curiosi di vedere il risultato”.

INFO www.picobrew.it

 

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