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Siamo in un momento storico complicato, a distanza di due anni dallo scoppio della pandemia, in cui le fiere e la promozione del vino, si sono in parte riviste, ridimensionate e modificate. Dal lato delle vendite non pare vi siano stati grossi problemi, e quindi andrebbe fatta un’analisi molto più approfondita su quale siano i reali obiettivi da raggiungere da parte di territori e cantine vitivinicole.

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La ormai nota dipartita di Matteo Ascheri da Piemonte Land of Wine, il “consorzio dei consorzi” piemontese, è una conseguenza di un sistema che andrebbe ripensato, ascoltando tutte le voci che concorrono a quella che è la ricchezza di una regione come quella del Piemonte, regione fortemente dedicata alla viticoltura, fatta di famiglie e storie centenarie in moltissimi casi.  “Un patrimonio di conoscenza e di sviluppo da valorizzare”, frasi note che diventano stropicciate se lasciate in mano agli stessi attori coinvolti ossia i consorzi delle varie denominazioni, sfociate nell’impossibilità di Ascheri nel portare avanti iniziative globali e volte alla promozione dell’intera regione, da cui è sorto il problema di una governance assente, così come di una rappresentatività poco congrua alle potenzialità di ogni singolo areale viticolo piemontese.

Matteo Ascheri

Ad oggi gli obiettivi di Piemonte Land non paiono essere del tutto tracciati, vista la fase di stallo in cui ora ci si trova, se dopo le aperture al dialogo e confronto da parte di Piemonte Land verso le Langhe non dovesse bastare, ecco che la strada di un breve periodo di commissariamento del mega consorzio da parte della Regione Piemonte, potrebbe essere una soluzione nonché un primo esempio, in Italia. Uno scenario in cui una regione si mette in fase di ascolto dei territori vitivinicoli, dando a tutti la possibilità di esprimere le proprie esigenze e organizzare, di conseguenza, la distribuzione di risorse per promuovere progetti condivisi. Un’analisi quella detta della scrivente che si auspica per il bene di tutti i territori, soprattutto di quelli ancora in fase di crescita, espansiva e matura – e ancora in pieno sviluppo – ma anche e soprattutto di quelli da rilanciare e in fase di introduzione nel mercato interno.

Il Governatore regionale Alberto Cirio, compresi i problemi circa la rappresentatività di tutti i consorzi in Piemonte Land, si aspetta che questa sia la più ampia e qualificata possibile. Il nuovo incontro è previsto il 15 febbraio prossimo, per allora ci si aspettano soluzioni e modelli di sviluppo che siano in grado di riconoscere, con progetti, i ruoli di tutti i consorzi. Si riuscirà? Nel mentre, il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani va avanti con le sue attività di promozione, che vedrà le cantine impegnate ai primi di aprile a Torino, presso le OGR – il vino del Re si meritava una location così – per presentare le nuove annate con l’evento Grandi Langhe, così come a Los Angeles alla fine dello stesso mese, dove si punterà tutto sulla tradizione. E, non ultimo, l‘Asta del Barolo in autunno, in cui i lotti en primeur rappresenteranno tutti gli undici comuni in cui è ammessa la produzione del Barolo.

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