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Prezzo uve sotto i costi, la CIA convoca la Regione Piemonte

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Il settore vitivinicolo piemontese attraversa una fase critica e le organizzazioni di categoria alzano la voce. CIA Agricoltori Italiani  e Valle d’Aosta ha lanciato un allarme sulla crisi strutturale e di mercato che sta colpendo il comparto regionale. Il punto centrale è chiaro, il prezzo delle uve non deve scendere al di sotto dei costi di produzione.

Il messaggio è emerso dalla riunione del Gruppo di interesse economico Viticoltura della CIA, presieduto dal cuneese Claudio Conterno, alla presenza del presidente regionale dell’Organizzazione, Gabriele Carenini.

“La viticoltura genera occupazione e valore aggiunto non soltanto attraverso la produzione del vino, ma anche come strumento di promozione della dignità sociale delle comunità rurali. Per questo il prezzo delle uve non può scendere sotto il costo di produzione. Quando ciò accade, non si mette in discussione soltanto la redditività delle aziende, ma si toglie dignità agli agricoltori e si spezza quel patto di equità che dovrebbe sostenere l’intera filiera”, dichiara Conterno.

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Il valore del territorio nelle parole di Carenini

Sulla stessa linea il presidente regionale Gabriele Carenini, che richiama il ruolo della viticoltura nella tenuta delle aree interne.

“La viticoltura in Piemonte non rappresenta soltanto il vino. Rappresenta un territorio, un’economia e una cultura che nel tempo hanno contribuito a sorvegliare, mantenere vive e sostenere le aree interne e marginali della nostra regione. Difendere questo comparto significa difendere la capacità delle comunità locali di continuare a vivere e lavorare in territori spesso fragili, ma di straordinario valore ambientale e sociale”, afferma Carenini.

L’incontro del 10 giugno con l’assessore Bongioanni

Il prossimo 10 giugno è fissato un confronto presso la Regione Piemonte con l’assessore all’Agricoltura, Paolo Bongioanni. La richiesta di un incontro urgente era stata avanzata dalla CIA già il 24 aprile scorso. La delegazione si presenterà al tavolo con spirito costruttivo ma deciso.

“Andremo all’incontro con spirito costruttivo, ma con la consapevolezza che non c’è più tempo da perdere. Servono interventi immediati per ristabilire l’equilibrio tra produzione e mercato e per garantire un futuro alle aziende viticole piemontesi”, hanno sottolineato Conterno e Carenini.

I numeri della crisi e il crollo dei prezzi

A preoccupare maggiormente i produttori sono i dati economici. Il dato più allarmante riguarda il crollo delle quotazioni delle uve, che hanno registrato flessioni comprese tra il 15% e il 30%, rilevate dal monitoraggio della Camera di Commercio di Cuneo. Quando le quotazioni non riescono a coprire le spese vive, il problema diventa una questione di sostenibilità sociale ed equilibrio per l’intera filiera.

Le richieste: vendemmia verde, stop ai nuovi impianti e Stati Generali

Per evitare che il peso della contrazione di mercato venga scaricato sull’anello più debole, ovvero i viticoltori, la CIA ha delineato interventi urgenti. Tra le proposte figura in primo luogo l’attivazione della vendemmia verde, sostenuta da adeguati contributi economici (anche tramite risorse residue di altri bandi), che consentirebbe di eliminare i grappoli prima della maturazione in cambio di un contributo forfettario per ettaro.

L’Organizzazione chiederà inoltre la sospensione delle autorizzazioni per i nuovi impianti viticoli, fatti salvi i diritti già acquisiti, e l’introduzione di strumenti pubblici di sostegno all’estirpo dei vigneti nelle aree maggiormente in difficoltà, per ridurre il potenziale produttivo.

Un altro tema riguarda la gestione dei superi di produzione e delle uve aromatiche. La CIA propone di azzerare o limitare tali quantitativi entro una soglia compresa tra il 3 e il 5 per cento della produzione, evitando che queste partite alimentino fenomeni capaci di penalizzare le produzioni di qualità e le denominazioni d’origine.

Tra le richieste anche una revisione dei criteri di assegnazione delle risorse pubbliche all’agroindustria, affinché i contributi vengano destinati prioritariamente alle realtà che valorizzano le produzioni agricole piemontesi. Secondo la CIA non è accettabile sostenere con fondi pubblici aziende che si approvvigionano all’estero, sottraendo reddito alle filiere regionali, come accade per il latte acquistato in altri Stati ed etichettato come italiano, oppure per il Vermouth di Torino, che porta il nome della città pur essendo oggi prodotto con vini provenienti da tutto il mondo.

Infine, l’Organizzazione sollecita la convocazione degli Stati Generali del vino piemontese, come occasione di confronto tra istituzioni, produttori e operatori della filiera per definire strategie di medio e lungo periodo, analizzare l’evoluzione dei mercati internazionali e individuare nuove opportunità commerciali.

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