Carlo Carnevale
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Prodotti a base CBD: USA a grandi passi verso la legalizzazione

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Le proiezioni parlano di numeri da capogiro, secondo le ricerche di Brightfield Group: 22 miliardi di dollari di vendite entro il 2022 per i prodotti derivanti dal cannabidiolo (CBD) negli Stati Uniti. E la prossima settimana potrebbe rappresentare il punto di svolta per il definitivo decollo della cosiddetta hemp.

Prima di tutto, un giro di ripetizione: hemp industriale vuol dire qualsiasi parte della pianta di marijuana, inclusi semi ed estratti, che contenga meno dell 0.3 di THC. Una variante che è ormai pronta a saltare l’ultimo ostacolo che la separa dalla completa legalizzazione. Lo spartiacque sarà la ratifica del Farm Bill 2018, apparentemente in dirittura d’arrivo con la firma del presidente Trump entro la chiusura della corrente sessione legislativa. Sarà un passo enorme per il movimento a favore della legalizzazione.  Ma non sarà la fine del viaggio.

COSA CI SI ASPETTA – Sebbene non si troveranno (ancora) risposte agli interrogativi circa l’utilizzo di CBD come ingrediente, verrà comunque mosso uno step fondamentale per risolvere le discrepanze tra regolamenti statali e federali negli USA. Oggetto delle norme saranno produzione e vendita di hemp in tutte le sue forme, inclusi fiori, estratti e olii. Una volta approvato, a partire dal primo gennaio 2019, il Farm Bill permetterà a tutti i coltivatori autorizzati e ai produttori in tutti i 50 stati della nazione di piantare e coltivare legalmente la hemp, per scopi commerciali. Un ulteriore allentamento della regolamentazione che iniziò con il Farm Bill del 2014, che permetteva di coltivare hemp su basi limitate e seguendo programmi piloti creati sulla base di ricerche statali. Tali programmi, che secondo VoteHemp.com hanno visto partecipare più di 3.500 soggetti,  continueranno a essere in vigore per un anno dopo la firma del Farm Bill 2018.

Il Bill servirà anche a tessere una specifica definizione per “hemp”, che la separi definitivamente dalla marijuana. Mentre la seconda rimarrà classificata come sostanza controllata dalla Schedule I, l’hemp sarà rimossa dal cosiddetto Controlled Substances Act, praticamente la lista nere delle sostanze negli Stati Uniti. Hemp e CBD saranno dunque prodotti idonei all’import e export, e i singoli stati non potranno interferire con il trasporo o la spedizione di hemp industriale, a prescindere da dove sia coltivata o autorizzata alla vendita. In effetti, l’hemp potrà essere coltivata legalmente in uno stato, trattata in un altro e venduta in tutti e cinquanta. Il Farm Bill permetterà ai produttori di hemp di accedere a servizi finanziare e programmi di assicurazione federali, di garanzia agricola e simili.

Questo cambio di status per il prodotto comporterà anche un diverso organo competente: l’hemp non sarà più sotto il controllo del Dipartimento di Giustizia degli Stai Uniti, bensì sotto quello del Dipartimento dell’Agricoltura, come qualsiasi altra realtà agricola degli USA. “Per la prima volta in quasi cento anni, la produzione commerciale di hemp non sarà più proibita negli Stati Uniti” ha dett Justin Strekal, direttore politico dell’Organizzazione Nazionale per la Riforma delle Laggi sulla Marijuana (NORML). Ci siamo arrivati in ritardo, ma ci siamo arrivati”. La versione finale del Bill conterrà un provvedimento che inibisce chiunque abbia precedenti relativi a droga di partecipare all’industria di hemp per dieci anni.

COSA NON CI SI ASPETTA – Il Farm Bill è la chiave che sblocca un mercato nazionale per i prodotti derivati dal CBD dell’hemp, ma non apre necessariamente la porta. È senz’altro un mezzo che porterà chiarezza sul panorama del regolamento, ma i brand di cibo e bevande dovranno comunque fare attenzione prima di lanciarsi nella categoria. Prima di tutto, il Bill non costringe tutti gli stati a vendere prodotti a base di CBD. Ciascuno sceglierà per sé, ma senza più la prospettiva di confliggere con le leggi federali. Quarantasette stati in totale hanno già legalizzato la vendita di CBD all’interno dei propri confini, con le uniche eccezioni in South Dakota, Nebraska e Idaho.

I prodotti food and beverage che contengono CBD affrontano un problema più specifico: come ogni altro complemento alimentare, a prescindere dal contenuto, sono sotto il controllo della FDA (Food and Drug Administration), che ha proibito espressamente l’uso di CBD in provviste convenzionali e integrazioni di dieta a causa del suo status di nuova droga sotto osservazione. La posizione della FDA impedisce l’aggiunta di una droga, in questo caso il CBD, a un qualsiasi cibo a meno che il cibo non contenesse la droga già prima che quest’ultima venisse legalmente immessa nel mercato, o venisse accordato qualsiasi procedimento investigativo sulla sostanza. Prodotti infusi o contenti CBD sono apparsi dopo un’investigazione sul Sativex, una droga a base di CBD, nel 2007.

Pur rimanendo critica sul CBD, la FDA non si è mai mostrata interessata a colpire i prodotti enogastronomici a base di CBD con sanzioni troppo pesanti, limitandosi a lettere di avvertimento. Un comunicato ufficiale dello scorso giugno, dopo l’approvazione dell’Epidiolex, vedeva il Commissario della FDA Scott Gottlieb affermare: “La FDA continuerà a supportare la rigorosa ricerca scientifica su trattamenti medici che coinvolgano la marijuana e i suoi componenti. Rimaniamo tuttavia preoccupati circa il proliferare del mercato illegale di prodotti a base CBD non ancora approvati”.

COSA CI SI ASPETTA IN FUTURO – Il Farm Bill 2018 è stato correttamente descritto come una clamorosa vittoria per l’industria di hemp statunitense. Ma l’intensità con cui si manifesteranno i suo benefici nel breve periodo dipenderà da quanto sviluppate sono le singole compagnie coinvolte. Secondo Bethany Gomez, direttore delle ricerche del Brightfield Group, le aziende produttrici materiale a base CBD farebbero ad aspettarsi una sorta di ingorgo nella catena di distribuzione, almeno nei primi tempi. Sebbene stati rurali come il Kentucky stiano rapidamente sviluppando le loro operazioni di coltivazione di hemp per soddisfare le richieste crescenti, Gomez sostiene che l’eccesso di produzione e il basso costo del fiore di cannabis in stati favorevoli all’uso ricreativo come  Oregon e Washington porterà anche alcuni di quei coltivatori a dedicarsi all’hemp. L’aumento di volume, combinato con l’ammorbidirsi delle regolamentazioni fiscali e l’ingresso atteso di players più grandi e meglio finanziati, abbasserà il costo della materia prima, permettendo ai brandi di proporre prodotti a base CBD a prezzi accessibili.

I marchi già presenti nel mercato del food and beverage a base CBD saranno i primi a godere dei benefici del Farm Bill. Secondo Gomez, le grosse catene di rivenditori inizieranno rapidamente a porre prodotti CBD sui loro scaffali, stante l’ormai assente minaccia di controlli federali. “Il vero boom coinvolgerà quelle realtà già operanti nel settore, che hanno già controllo qualità, test e certificazioni in ordine”. Intervistato da BevNET, John Simmons, co-fondatore del brand di prodotti CBD Weller, ha parlato del rapporto di fiducia instaurato con i distributori e i rivenditori: I rivenditori preferiscono lavorare con brand che abbiano un protocollo stabilito nella loro attività. E credo non vogliano avere a che fare con produttori che arrivano dal mondo del THC, non vogliono ibridi”.

Fondamentale ovviamente la rimozione di restrizioni su operazioni finanziarie: “Poter usare una carta di credito aziendale che non sia collegata alla marijuana, il nostro interesse passa dal 6 a meno del 2 per cento. Ci cambia la vita. Facilita il processo nell’e-commerce, sembra un’inezia ma è fondamentale”. Va definendosi una fetta di mercato dedicata anche alle realtà indipendenti che vendono prodotti alimentari naturali e specialità. Gomez ha notato che i brandi di CBD cercano di allinearsi a specifici segmenti demografici di consumatori: se i millennials stressati preferiscono la sigaretta elettronica, gli acquirenti più attenti a salute e benessere cercano drink funzionali e prodotti di cura del corpo. Il Farm Bill ha letteralmente scoperchiato un vaso di Pandora, che potrebbe riscrivere la storia del mercato.

 

Fonte: BevNET.com

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