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Nel tentativo di generare attenzione sulla necessaria parità di opportunità nel mondo del food&beverage, tre dirigenti di aziende di beni di largo consumo hanno lanciato il Project Potluck. Un’organizzazione che mira all’inclusione e alla condivisione attraverso tre attività principali: istruzione, comunità e digitalizzazione.

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I tre fondatori sono Ibraheem Basir (CEO e creatore di A Dozen Cousins, produzione e distribuzione di fagioli), Ayeshah Abuelhiga (CEO e fondatrice di Mason Dixie, beni cotti al forno) e Arnulfo Ventura (CEO di Beanfields, snack confezionati) hanno raccontato come il loro obiettivo sia quello di aiutare persone indigene e di colore nel mondo della ristorazione, permettendo loro di interagire e sostenersi a vicenda. Basir aveva iniziato a lavorare al Project Potluck già a marzo, coinvolgendo poi Ventura e Abuelhiga dopo averli conosciuti in un forum online per dirigenti appartenenti a minoranze, a giugno.

Secondo i tre, sebbene negli Stati Uniti la popolazione sia al 40% di persone di colore, solo un quinto di questi fa parte dei consigli d’amministrazione in aziende relative al F&B, e appena il 16% ricopre ruoli di leadership. Una motivazione e un’ispirazione più che sufficiente per dare il via ai lavori di Basir e del suo progetto. “Abbiamo pensato a un’organizzazione che aiuti a superare determinati ostacoli, per invertire delle abitudini e delle realtà ingiuste. Vorremmo vedere un mondo dove i leader, i dirigenti e i dipendenti siano vero specchio del nostro paese”. 

Senza tasse d’iscrizione o quote da pagare, il lavoro iniziale di Project Ptluck si concentrerà sulla creazione di una rete che colleghi persone di colore che lavorano nel settore dei beni di largo consumo (che si identificheranno come tali autonomamente), attraverso una community su LinkedIn e una serie di eventi mensili. Le porte sono aperte anche a chi fa parte di mercati adiacenti, come pubblicità e comunicazione. La speranza è quella di creare una comunità di persone che possano condividere le proprie esperienze simili, e mettere in contatto professionisti e aziende, piccole o grandi che siano.  “Scambiando informazioni e racconti, i singoli potranno arricchirsi e magari trasmettere questi nuovi contenuti alle proprie aziende e nei propri percorsi futuri, diventando loro in primis alfieri del cambiamento”. 

Project Potluck organizza inoltre un programma annuale di tutoraggio: mentori e allievi si incontreranno per almeno un’ora ogni quadrimestre, discutendo di argomenti come finanza, vendite, marketing, investimenti, e simili. I tutor saranno assegnati in base a interessi o esperienze comuni alle necessità degli allievi: “Essere un CEO nel nostro settore è di per sé difficile, è una delle posizioni in cui si ha meno sostegno esterno. Essere un CEO di colore è particolarmente raro, cosa che ti porta ulteriore isolamento”, racconta Ventura. “Guardandomi indietro, un mentore che mi guidasse o raccontasse le sue idee mi avrebbe fatto comodo”. 

Discriminazione e razzismo sono stati al centro di accese discussioni e dimostrazioni durante l’estate statunitense, iniziata con l’uccisione di George Floyd, uomo di colore, ad opera della polizia di Minneapolis. I fondatori di Project Potluck sottolineano però come la loro iniziativa non sia una reazione agli eventi: il progetto nasceva ben prima, e riguarda problematiche annose. “L’uguaglianza, in qualsiasi settore, per le persone di colore, è sempre stata una sfida. Non è un tentativo di cavalcare un argomento attuale, sono cent’anni che l’argomento è attuale. E magari arriverà un giorno in cui non dovremo più parlarne”. 

fonte: bevnet.com

 

 

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