Il 12 agosto 2026 entra pienamente in applicazione il Regolamento UE Imballaggi (PPWR), segnando uno spartiacque per il monoporzionato. Le capsule perdono ogni ambiguità: saranno classificate legalmente come “imballaggi”, con obblighi vincolanti di etichettatura e fine vita.
Per i consumatori significa finalmente chiarezza: ogni capsula e cialda dovrà riportare indicazioni precise su dove conferirla. Stati membri e produttori dovranno adeguare le infrastrutture di raccolta e riciclo per gestire questo flusso di rifiuti oggi disperso tra indifferenziato, plastica e organico.
Per torrefattori, ecco la sintesi operativa delle scadenze e delle soluzioni in campo per non perdere quote di mercato.
Le tre date chiave (roadmap PPWR)
12 agosto 2026: entrata in vigore
Tutte le capsule rigide (alluminio/plastica) devono riportare etichettatura ambientale armonizzata. Scatta la sorveglianza sulla riciclabilità effettiva.
In Belgio, i principali brand e catene distributive (oltre il 90% del mercato) hanno siglato un accordo per anticipare a questa data la vendita delle sole capsule compostabili industrialmente, in anticipo di 18 mesi rispetto alla scadenza PPWR del 2028. Chi esporta deve adeguare gli stock entro l’estate.
12 febbraio 2028: ban delle permeabili non compostabili
Diventa illegale vendere cialde (ESE/soft pods) e filtri tè che non siano 100% compostabili (certificazione EN 13432).
Il nodo tecnico: molte cialde e filtri sono già a norma, ma il ban colpisce la “plastica nascosta” (sigillanti polimerici o colle non bio) ancora presente in alcuni prodotti economici. Non basterà più che sembri carta: dovrà essere certificato che si degrada nell’umido senza rilasciare microplastiche.
1 gennaio 2030: riciclabilità “at scale”
Le capsule non compostabili (alluminio/plastica rigida) dovranno dimostrare di essere riciclate su vasta scala e contenere percentuali minime di materiale riciclato (PCR).
La risposta dell’industria: le strategie
Il mercato non sta aspettando Bruxelles. Le aziende si muovono su direttrici ben precise:
La via del compostabile
Soluzione obbligata per le permeabili (cialde e filtri dal 2028) e strategica per le rigide in mercati come Belgio e Francia. La filiera del packaging è pronta da tempo: dai materiali barriera di Goglio alle capsule in bioplastica di Flo, fino alle scelte commerciali di molte torrefazioni che hanno già convertito intere linee al compostabile.
La via del riciclo (alluminio e plastica)
Per i player che utilizzano materiali rigidi come alluminio e plastica, la strada maestra resta il riciclo. Questi imballaggi non rientrano nel ban del 2028, riservato alle sole permeabili, ma entro il 2030 dovranno dimostrare all’UE di essere riciclati su vasta scala.
Alluminio: la filiera gestita da Cial è attiva da oltre 15 anni con punti di raccolta dedicati nei punti vendita. Per coprirsi su ogni scenario, Nespresso ha comunque lanciato in via preventiva la linea Paper Collection compostabile.
Plastica: la mossa decisiva è il progetto RECAP, nato dall’alleanza tra illycaffè, Nestlé, Essse Caffè e Caffè Borbone. Dopo Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, il progetto è appena sbarcato in Veneto (gennaio 2026) con 44 centri di raccolta (di cui 7 nel padovano) per separare meccanicamente il caffè dalla plastica.
La via “no-pack”
La risposta più audace al regolamento è eliminare il problema alla radice: togliere la capsula. È la strada tracciata da Lavazza con Tablì (la “tab” di solo caffè pressato che crea una nuova categoria merceologica) e dalla partnership illycaffè/Migros con CoffeeB (la sfera avvolta da un film naturale). Sistemi che bypassano ogni restrizione futura perché, semplicemente, non c’è rifiuto da imballaggio.
Il 2026 impone una scelta di campo. Che si punti sul compostabile, sul circuito chiuso del riciclo o sull’eliminazione del packaging, l’unica opzione non più percorribile è l’immobilismo. La capsula “usa e getta” tradizionale, senza passaporto ambientale, ha i giorni contati.
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