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“Ricomincio da tre”. La citazione di questo classico del cinema italiano pare perfetta per raccontare il nuovo progetto del Rooftop del Grand Hotel Minerva a Firenze, che in concomitanza con l’importantissimo anniversario della struttura (quest’anno cade il 150 anno dall’apertura) non pare temere di reinventare sé stesso e di aprirsi ancor di più alla propria città. La sfida di coniugare la tradizione con la modernità passa dalla ristrutturazione in grande stile del bar, che dall’essere definibile come “una delle terrazze più belle di Firenze” si candida per il titolo di “uno dei posti più interessanti dove andare a bere in centro storico” in tre semplici mosse. Tre appunto, come le sezioni della nuova cocktail list, brillantemente studiata per unire il territorio d’appartenenza al mondo globalizzato (che in fondo è l’anima e l’essenza di ogni Hotel), creando un interessante mix di sperimentazione e classicismo.

Si parte con una sezione denominata “Local Heroes” dove a farla da padrona sono i prodotti toscani (una sorta di Km0 applicato al mondo della cocktelleria). Qui la fantasia si sbizzarrisce, grazie a una serie di Signature che coinvolgono la tradizione liquoristica toscana ( come ad esempio il Vermouth di Prato o l’Alkhermes Santa Maria Novella) tanto quanto le nuove generazioni di imprenditori e produttori  (da VKA a Winestillery, passando per Peter in Florence e DìWine e Taccola).

Tralasciando per un’attimo la parte centrale della carta, vale la pena di mettere l’accento sulla terza sezione della Cocktail List, denominata “Modern Classic”. Con questo termine sempre di più si intende tutti quei drink nati negli ultimi anni in giro per il mondo (soprattutto negli States) il cui successo è stato tale da essere emulati, riprodotti e insegnati ovunque, anche se non tutti sono (ancora) ufficialmente codificati dall’IBA. Tra questi svettano nomi come il Porn Star Martini (nato nel 2002) o il Tommy’s Margarita (del 1998 e oggi IBA) i cui consumi ormai oltreoceano sono oltre ogni immaginazione, oppure il Penicilin (2005). Trovarli raccolti all’interno di una Cocktail List di questo tipo apre la porta a due diversi tipi di pensiero, entrambi interessanti: un hotel deve far sentire a casa il proprio ospite, e per farlo deve stare al passo con i tempi, e dall’altro lato un bar di livello deve far cultura portando novità e dando la possibilità ai clienti di sperimentare. In questo caso entrambi i risultati sono brillantemente raggiunti.

La sessione centrale della carta infine, tende al premium e al mondo della gastronomia, proponendo un’interessante selezione di classici ormai parzialmente caduti in disuso in abbinamento con alcuni piatti pensati per il perfetto pairing dalla cucina, oltre ad un cocktail celebrativo dell’anniversario dell’apertura, ovvero il “1869 Milk Punch”, creato ad hoc da Julian Biondi il quale riprendendo una ricetta creata proprio l’anno che l’hotel ha aperto i battenti la ha reinterpretata in chiave moderna e territoriale, come omaggio alla struttura.

Un viaggio gustativo ampio e interessante, capace di coniugare gli antipodi di questo mondo, sia a livello geografico che temporale. Fa impressione pensare che tra la creazione della ricetta del cocktail più antico e quello più moderno (escludendo i signature) passano 142 anni , ma d’altronde la filosofia dell’Hotel Minerva sembra perfettamente in linea con quella del suo bar: non bisogna temere lo scorrere degli anni se si sa stare al passo con i tempi, e questo centocinquantesimo anniversario ne è la chiara dimostrazione.

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