Il mercato statunitense delle bevande alcoliche chiude il 2025 con un quadro complessivamente negativo, ma con un’eccezione significativa, rappresentata dagli RTD a base spirits. Secondo i dati IWSR US Navigator riportati dalla testata specializzata The Sprit Business, i volumi complessivi del Total Beverage Alcohol negli Stati Uniti sono diminuiti del 5%, mentre gli spirits tradizionali hanno registrato un calo del 4%. A soffrire sono state anche le principali categorie storiche: birra e vino hanno entrambe segnato una flessione del 6%. Il comparto RTD complessivamente è arretrato dell’1%, ma il dato aggregato nasconde una forte differenza interna: gli RTD a base malto sono calati del 5%, mentre quelli a base spirits sono cresciuti del 14%.
RTD spirit-based: la categoria che cambia il mercato
La crescita degli RTD a base spirits conferma il cambio di passo del segmento ready-to-drink, sempre più vicino al mondo della mixology e dei cocktail pronti. Prodotti come High Noon, a base vodka, stanno intercettando una domanda orientata a praticità, gusto riconoscibile e minore complessità di consumo rispetto al cocktail preparato al momento. Il dato è particolarmente rilevante perché arriva in un contesto in cui il consumo di alcol negli Stati Uniti non sembra diminuire in termini di numero di consumatori, ma cambia nelle modalità. Secondo Marten Lodewijks, presidente e managing director di IWSR, le difficoltà economiche stanno spingendo molti consumatori a ridurre le spese discrezionali. Non si beve necessariamente in meno persone, ma si beve meno spesso e con meno drink per occasione.
Spirits nazionali e differenze tra gli Stati americani
Tra le categorie in controtendenza si segnalano anche i cosiddetti “national spirits”, cresciuti del 18% negli Stati Uniti. All’interno di questo gruppo, circa l’80% è rappresentato dal soju coreano, che nel 2024 pesava ancora meno dell’1% sui volumi totali degli spirits USA. Secondo le previsioni IWSR, il soju potrebbe crescere negli Stati Uniti con un tasso medio annuo del 16% tra il 2024 e il 2029, mentre nello stesso periodo i volumi complessivi degli spirits sono attesi in calo del 2%. A livello territoriale, il calo è stato diffuso: i volumi complessivi di bevande alcoliche sono diminuiti in 49 mercati statali, con l’unica eccezione del Nevada, cresciuto del 4%. Gli spirits sono risultati in flessione in 37 Stati, mentre la birra è calata ovunque tranne che in Illinois e Nevada. Il vino ha registrato un andamento negativo in tutti gli Stati, con l’eccezione della West Virginia. Per gli RTD, invece, il quadro è più frammentato: in California i volumi sono scesi dell’8%, in Texas sono rimasti stabili, mentre in Florida sono cresciuti del 7%.
Il riflesso sul mercato italiano degli RTD
Il dato americano interessa anche il mercato italiano, dove il segmento degli Alcolici Ready to Drink – RTD sta diventando sempre più strategico per brand, industria e distribuzione. Anche in Italia il consumo si sta orientando verso prodotti più pratici, porzionati e adatti a occasioni informali, con una crescente attenzione a moderazione, basso tenore alcolico e formati facili da consumare. Secondo i dati Circana ripresi nel mercato italiano, il no-low alcohol in Europa vale 1,7 miliardi di euro e a fine 2025 ha registrato una crescita del 10% rispetto al 2024, segnale di un cambiamento più ampio nei comportamenti di consumo. Nel comparto RTD italiano si nota inoltre un’accelerazione dei grandi marchi dell’aperitivo e degli spirits. Nel 2026 sono emerse nuove mosse sul fronte degli spritz pronti da bere, tra cui il Campari Spritz pronto da servire in Italia e il debutto di Aperol Spritz To Go in lattina nel Regno Unito, operazioni che confermano l’interesse dei big player per il formato ready-to-drink. Per l’Italia, il punto chiave sarà capire se il modello americano degli RTD a base spirits riuscirà a trovare una crescita strutturale anche nella GDO e nel fuoricasa, andando oltre il consumo stagionale. Il potenziale esiste, soprattutto nei cocktail pronti, negli aperitivi monodose e nei prodotti legati a brand già forti nel consumo tradizionale.


