Ottant’anni di Sampdoria raccontati attraverso la cucina. È questa l’idea dello chef Marco Visciola, che mercoledì 12 agosto accompagnerà l’anniversario del club blucerchiato con due iniziative dedicate alla storia della squadra, dalle origini del 1946 fino alle grandi vittorie che hanno segnato l’identità della società genovese. Visciola, dal 2018 responsabile dell’Area Hospitality dello Stadio Luigi Ferraris, tra Tribuna Autorità e Sky Box, ha scelto di trasformare la ricorrenza in un percorso gastronomico capace di unire memoria sportiva, identità genovese e cucina. Al ristorante Il Marin di Genova, una Stella Michelin, lo chef proporrà una cena privata riservata agli ospiti della Sampdoria. Il menu sarà costruito come un vero e proprio racconto gastronomico degli ottant’anni del club, attraverso quattro piatti ispirati agli avvenimenti, ai protagonisti e alle vittorie che hanno accompagnato la storia blucerchiata.

Un racconto gastronomico tra memoria e identità
Per Visciola il rapporto con la Sampdoria è personale prima ancora che professionale. Lo chef è cresciuto a Bogliasco nel mito blucerchiato e ha vissuto da tifoso alcune delle pagine più iconiche della storia del club. «Sono cresciuto a Bogliasco nel mito della Sampdoria, con negli occhi le notti europee e lo Scudetto del 1991. Poter contribuire alla celebrazione dei suoi 80 anni è per me un privilegio e un’emozione difficili da raccontare», commenta Marco Visciola. La scelta di affidare alla cucina il racconto dell’anniversario nasce proprio da questo legame. «Ho scelto di farlo con il linguaggio che conosco meglio, quello della cucina. A Il Marin ripercorreremo in chiave contemporanea le vittorie, i protagonisti e i momenti che hanno costruito la leggenda blucerchiata. Da Nonno Giuan, invece, torneremo alle origini con tre focaccette dedicate alla Sampdoria, all’Andrea Doria e alla Sampierdarenese».

Il meù degli 80 anni in quattro piatti
Quattro piatti per raccontare la storia della Sampdoria, dalle origini allo Scudetto del 1991 e fino al presente. Il percorso de Il Marin si apre con “12 agosto 1946: Andrea Doria e Sampierdarenese”, un omaggio alle due società dalla cui fusione nacque la Sampdoria. Il calamaro scottato, il suo nero e la salsa di pomodoro sono accompagnati da un cerchio blu realizzato con un infuso di alga spirulina, in una composizione che richiama i colori delle due società e la grafica dello stemma blucerchiato. Si prosegue con “La Samp d’oro, dalla provincia all’Europa”, dedicato alla conquista della Coppa delle Coppe nella stagione 1989-1990. Il riso viene mantecato con crema di pelli di merluzzo e limone e completato con merluzzo, salsa di pinoli e maggiorana e oro edibile, simbolo del trionfo europeo.
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Il terzo piatto, “90/91, ho uno Scudetto nel cuore”, celebra invece lo storico campionato vinto nel 1991. Un pescato scottato viene accompagnato da hummus di mandorle, anguria arrosto e salsa al basilico, in un piatto dai richiami estivi pensato per evocare la freschezza e l’energia di quella irripetibile cavalcata. Chiude il percorso “12 agosto 2026: 80 anni di noi”, dessert dedicato al presente e al futuro del club, con mousse allo yogurt e cioccolato bianco, sorbetto e zuppetta di lamponi. Un finale fresco e leggero per celebrare gli ottant’anni della Sampdoria guardando alle nuove generazioni.

La “tripletta” di focaccette da Nonno Giuan
La celebrazione prosegue da Nonno Giuan, il format di Visciola dedicato allo street food ligure. Qui il racconto delle origini torna protagonista con una “tripletta” di focaccette celebrative. Tre le interpretazioni previste: una dedicata alla Sampdoria e due alle società che hanno dato origine al club nel 1946, Andrea Doria e Sampierdarenese. Una proposta più popolare e immediata rispetto al menu de Il Marin, ma costruita sullo stesso filo conduttore: utilizzare la cucina per raccontare la storia e l’identità di Genova attraverso uno dei suoi simboli gastronomici più riconoscibili. «Un viaggio tra memoria, identità genovese e colori blucerchiati, per celebrare una squadra che per molti di noi è molto più di una squadra», conclude lo chef.


