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Partito lo sciopero nella distilleria più grande d’Europa, Diageo tra tagli e la nuova CFO Wilson

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Picchetti ai cancelli dalle cinque del mattino. Lunedì 28 settembre i lavoratori di Diageo hanno incrociato le braccia a Cameronbridge, in Scozia. Oltre 100 iscritti al sindacato Unite puntano a fermare la produzione della distilleria, con presidio al cancello principale dalle 5 e picchetti previsti per tutta la giornata fino alle 22. Pochi giorni prima il gruppo di Johnnie Walker e Guinness aveva annunciato il nuovo direttore finanziario, Joanne Wilson. Due notizie che, lette insieme, raccontano la fase attuale della ristrutturazione voluta da Sir Dave Lewis.

Scioperi a rotazione fino al 15 ottobre

Dopo la giornata di stop totale, gruppi specifici di lavoratori sciopereranno a turno fino alle 5.59 del 15 ottobre. Le azioni coinvolgono controllori di distillazione e di processo, operatori di distilleria e macchine, tecnici, analisti del controllo qualità, chimici di processo e ingegneri, a turno ogni giorno fino a metà ottobre.

Il sito non è uno qualsiasi. Cameronbridge è la più grande distilleria di grain whisky d’Europa e impiega circa 200 persone. Aperta nel 1824, produce whisky che entrano in marchi come Haig Club, Cameron Brig, Johnnie Walker, J&B e Bell’s, oltre a gin e distillati bianchi come Gordon’s, Tanqueray, Smirnoff, Pimm’s e Archers.

Dieci ruoli o settanta, lo scontro sui numeri

Il cuore della vertenza è la distanza tra le cifre. Secondo Unite, oltre 70 ruoli sarebbero in revisione nella distilleria e l’azienda non avrebbe consultato correttamente i lavoratori, fornendo dettagli minimi sugli esuberi. Il sindacato solleva anche preoccupazioni per sicurezza e benessere, perché i ruoli verrebbero tagliati senza una riduzione della produzione.

Diageo dà un’altra versione. La riduzione riguarderebbe 10 ruoli su 72 addetti alla distillazione del grano, di cui due già vacanti, con posizioni alternative tenute aperte per le persone coinvolte.

“Siamo in consultazione con i colleghi sulle modifiche proposte a Cameronbridge, che comporterebbero una piccola riduzione di ruoli. Pur difficile, segue la decisione di mantenere volumi produttivi ridotti per proteggere la competitività di lungo periodo della nostra attività. Ci impegniamo a dialogare in modo costruttivo e in buona fede con i sindacati”, ha dichiarato un portavoce di Diageo. In precedenza l’azienda aveva precisato di non prevedere carenze di prodotto.

Anche GMB Scotland ha votato lo sciopero, con il 75% degli iscritti a favore e un’affluenza del 73%.

Profitti scozzesi al centro della protesta

Il sindacato insiste sul fatto che i tagli arrivano in un’attività in utile. Diageo conta circa 3.000 dipendenti tra distillerie e impianti di imbottigliamento in Scozia, e Diageo Scotland ha registrato un utile netto di 595 milioni di sterline nel 2025 e di 736 milioni nel 2024.

“L’azienda fa centinaia di milioni di profitti, ma il management sembra determinato a causare ampi disagi alla forza lavoro e alle forniture per avidità aziendale”, ha dichiarato Sharon Graham, segretaria generale di Unite.

Joanne Wilson, la nuova CFO scelta da Lewis

Sul fronte dei vertici, il 23 settembre Diageo ha annunciato che Joanne Wilson entrerà come Chief Financial Officer, nel Board e nel Comitato esecutivo nel corso del 2027, al posto di Nik Jhangiani. Wilson è attualmente CFO di WPP, dopo ruoli finanziari e commerciali in Britvic, dunnhumby, Tesco e KPMG. A Tesco ha lavorato negli stessi anni di Lewis, che ne è stato amministratore delegato dal 2014 al 2020.

Joanne Wilson

“Joanne è una CFO e una leader commerciale di grande esperienza, che assicurerà un’accelerazione del turnaround di Diageo, avendo già realizzato ampie trasformazioni nelle aziende precedenti”, ha dichiarato Sir Dave Lewis, amministratore delegato di Diageo.

Il pacchetto retributivo è stato reso pubblico dal gruppo. Prevede uno stipendio annuo di 900.000 sterline, un contributo pensionistico del 14%, un bonus annuale con obiettivo al 100% e massimo al 200% dello stipendio base, e un piano di incentivi di lungo termine fino al 550% dello stipendio, subordinato all’approvazione della nuova politica retributiva da parte degli azionisti.

Jhangiani, arrivato da Coca-Cola Europacific Partners nel settembre 2024 e amministratore delegato ad interim da luglio a dicembre 2025, resterà in carica per garantire il passaggio di consegne.

Tagli a catena, dagli Stati Uniti all’Italia

Cameronbridge è solo l’ultimo fronte di una ristrutturazione che attraversa un mercato dopo l’altro. Nell’ultimo esercizio il gruppo ha già ridotto il personale di quasi 2.000 persone, compresi 305 posti nel quartier generale nordamericano di New York. In Scozia GMB segnala fino a 38 posti a rischio nelle distillerie di Highlands e isole. In Polonia il sindacato Solidarność stima esuberi fino al 93% del personale della filiale, dato non confermato dall’azienda. In Italia, a Milano, la procedura aperta su 96 dipendenti su 127 si è chiusa il 27 agosto con un accordo per 86 esuberi e licenziamenti congelati fino al 31 ottobre, dopo la cessione dello storico sito di Santa Vittoria d’Alba a NewPrinces.

Un turnaround che si misura sui territori

Nell’esercizio chiuso al 30 giugno le vendite nette riportate sono scese del 3% a 19,6 miliardi di dollari e l’utile operativo del 27,2% a 3,2 miliardi, con quasi 2.000 ruoli già tagliati e un obiettivo di risparmi da 1 miliardo di dollari. Lo sciopero di Cameronbridge porta lo scontro dalla sede ai reparti produttivi, proprio mentre il gruppo rafforza la squadra al vertice con un profilo scelto per accelerare la trasformazione. Per un settore che vive di reputazione, la distanza tra i numeri dichiarati dall’azienda e quelli denunciati dai sindacati sarà il vero terreno di confronto delle prossime settimane.

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