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La storia di “X”, il vino più misterioso d’Italia comincia negli anni 50, quando le vigne di San Miniato vennero acquistate dalla famiglia che già da tempo ci lavorava sotto mezzadria alle dipendenze dei Marchesi Ridolfi.

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Per tre generazioni si lavorarono le vigne, producendo gli ottimi vini del territorio, ma alla fine del ventesimo secolo qualcosa cambiò…

“Durante le  selezioni sulle vecchie vigne, mi sono imbattuto in decine e decine di varietà diverse e in molti cloni dei vitigni toscani più diffusi, ma una vite in quegli anni ci ha veramente lasciati senza fiato, e guarda caso si trattava di una pianta che nemmeno i più esperti professori universitari e nemmeno i più anziani vignaioli sapevano riconoscere” – dichiara l’attuale titolare della cantina Pietro Beconcini –  “Decidemmo di approfondire gli studi e contemporaneamente di iniziare la riproduzione di questa pianta, naturalmente utilizzando le gemme delle piante storiche. Per circa 13 anni abbiamo chiamato questa pianta “ X “, dal momento che non riuscivamo a capirne le origini, e dal 1997 al 2003 ho impiantato circa 5 ettari di vigna senza sapere quale pianta stavamo coltivando. Nel 2004 abbiamo scelto il percorso più costoso, ma di assoluta certezza, facendo fare l’analisi del DNA alle nostre piante storiche.”

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il risultato ha dato finalmente un nome alla vite misteriosa: TEMPRANILLO

Il Tempranillo o Tempranilla o tinta del país o cencibel, è un vitigno rosso coltivato per produrre vino in Spagna, ed in particolare autoctono di La Rioja.

Stiamo parlando quindi della pura nobiltà  dei vini spagnoli.

La scoperta è stata sconvolgente per la regione: il vitigno Tempranillo è stato inserito nella lista dei vitigni coltivabili in Toscana solamente nella seconda metà del 2009, su richiesta dell’azienda, proprio perché non ne era mai stata individuata la presenza.

Come può essere arrivato il Temranillo in Toscana? Un’ipotesi plausibile e in via di verifica è che sia merito della Via Francigena.

Fino al 1700 la Via Francigena, che attraversa proprio queste vigne era una vera e propria autostrada, percorsa quotidianamente da una grande quantità di persone, famiglie e comunità intere.

Veniva usata frequentemente per raggiungere Roma in pellegrinaggio religioso, arrivando da tutta Europa, dato che le due direttrici della Via Francigena arrivano una da Canterbury e l’altra da Santiago Di Compostela in Spagna.

Ed è proprio tramite qualche pellegrino spagnolo che la pianta può essere arrivata fino a qui.

San Miniato è stato anche nei secoli passati un luogo di culto molto importante e da sempre la sede di una curia vescovile, che in quei tempi deteneva la coltivazione di un’enorme quantità di terreni, con molti sacerdoti sparsi sul suo territorio che si occupavano di agricoltura. Tecnica di quei tempi era la propagazione della vite per seme, principalmente perché durante i lunghi spostamenti era più facile trasportare un piccolo contenitore che non un grande e pesante fascio di tralci di vite.

Il vitigno oggi presenta alcune ovvie differenze dall’originale, dovute all’evoluzione naturale di una pianta che viene appunto seminata, e non trapiantata, in un territorio che non è quello di origine e che successivamente ha avuto il tempo necessario (secoli) per adattarsi.

Oggi la cantina Pietro Beconcini produce due vini partendo da qui vitigni storici.

In  omaggio agli anni in cui non sapendo come chiamare quel vino sconosciuto era usata solo la lettera “X”, nasce l’etichetta attuale.

Il nome del vino deriva infatti dalla pronuncia in dialetto toscano di questo codice X  ovvero IXE.

 

+ INFO: www.pietrobeconcini.com

 

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