A cura di drinktec.com
Il cambiamento climatico, la scarsità delle risorse e l’evoluzione dei consumi stanno mettendo sotto pressione l’industria delle bevande, inclusi settori da sempre legati alla tradizione come quello degli spirits e del vino. Oggi, sostenibilità non è più solo una questione di immagine: è una necessità operativa.

Whisky e sostenibilità: una trasformazione lenta ma in corso
Anche le distillerie, in particolare quelle produttrici di whisky, stanno affrontando la sfida di ridurre la propria impronta ecologica senza sacrificare la qualità artigianale. Non è semplice: molti impianti sono storici e il carattere del prodotto dipende anche da vecchi alambicchi e tecniche tramandate.
Eppure, negli ultimi anni, molte realtà hanno adottato misure concrete:
- Energia rinnovabile e riduzione delle emissioni: ad esempio, la Distilleria Glenfiddich utilizza biogas ricavato dal processo di distillazione per alimentare la propria flotta. In Germania, distillerie come Slyrs e St. Kilian impiegano fotovoltaico, biomasse e sistemi di recupero di calore;
- Gestione delle risorse idriche e rifiuti: l’acqua di processo viene riutilizzata e i residui organici vengono convertiti in mangime, compost o biogas;
- Packaging e logistica: si punta su vetro leggero, imballaggi sostenibili e filiere di distribuzione più locali;
- Agricoltura e biodiversità: crescono le collaborazioni con produttori locali di cereali e iniziative di tutela ambientale, come il recupero delle torbiere (es. Macallan), in risposta anche al possibile divieto futuro dell’uso della torba.
Bruichladdich: il whisky “green” con certificazione B Corp
La distilleria scozzese Bruichladdich, parte del gruppo Rémy Cointreau, ha fatto da apripista diventando nel 2022 la prima ad ottenere la certificazione B Corp. Le sue misure includono:
- Energia solare ed eolica al posto di fonti fossili;
- Sistemi moderni di recupero del calore e riutilizzo delle acque di processo;
- Zero sprechi: gli scarti diventano compost o mangime;
- Packaging leggero e riciclato;
- Cereali locali e sostegno all’agricoltura dell’isola di Islay;
- Progetti sociali e ambientali per la comunità locale.

Habbel: distillazione sostenibile made in Germany
Anche in Germania, distillerie come Habbel dimostrano che la sostenibilità non è solo teoria. Michaela Habbel, titolare e membro del direttivo dell’associazione VdW, sottolinea che “la vera sostenibilità va oltre etichette e marketing floreale”.
Le misure adottate includono:
- Uso di vetro leggero e distillazione nei mesi freddi per risparmiare acqua di raffreddamento;
- Recupero delle acque per irrigazione e uso degli scarti come mangime;
- Energie alternative e distillazione in fasce orarie efficienti;
- Investimenti per adattarsi al cambiamento climatico e miglioramento dei processi logistici;
- Riduzione dell’imballaggio e gestione familiare orientata al lungo periodo;
Habbel sottolinea anche l’importanza di affrontare in modo proattivo le sfide normative, economiche e culturali: “Quando l’acqua si alza, bisogna imparare a nuotare.”
Comunicazione, autenticità e lotta al greenwashing
Secondo Habbel, le distillerie devono oggi puntare su comunicazione trasparente, prodotti consapevoli (anche low o no alcol), e una cultura del bere più responsabile. “Il whisky tedesco deve dimostrare autenticità anche nel rispetto ambientale – è questo che crea fiducia.”
Il vino tra tradizione e cambiamento climatico
Nel mondo del vino, la sostenibilità è sempre stata una pratica quasi naturale, ma oggi i cambiamenti climatici e le dinamiche di mercato impongono un ripensamento. Cantine come Bodegas Torres, Moët & Chandon, Fetzer Vineyards (e in Germania, tante piccole realtà) stanno già innovando:
- Agricoltura rigenerativa, biodiversità e lotta agli agenti chimici;
- Sistemi di irrigazione efficienti e tecnologie di monitoraggio;
- Energie rinnovabili e strategie di bilancio climatico;
- Packaging sostenibile e gestione del riciclo;
- Viticoltura di precisione con droni e sensori;
- Certificazioni ambientali e comunicazione della sostenibilità.
Tina Pfaffmann: sostenibilità come responsabilità personale
L’azienda vinicola Tina Pfaffmann ha scelto di lavorare in modo sostenibile senza etichette. “Evitiamo fertilizzanti chimici, sfruttiamo la forza delle vecchie vigne, non irrighiamo artificialmente e costruiamo cantine piccole e a basso impatto,” spiega la produttrice, che si oppone fermamente al greenwashing.
Per lei, la sostenibilità è una questione di coerenza, fiducia e qualità percepibile anche nel bicchiere.
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Serve coraggio (e regole chiare)
Perché la sostenibilità sia reale e non solo marketing, servono:
- Misure concrete e verificabili;
- Incentivi economici per le aziende virtuose;
- Regolamenti chiari contro il greenwashing;
- Produttori disposti a prendersi la responsabilità del cambiamento.
FONTE: Annick Seiz
drinktec.com/en-US/industry-insights/sustainability-in-the-beverage-industry-strategic-planning-instead-of-greenwashing/




