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Non è un segreto che gli speakeasy stanno andando forte. Un po’ per moda, sarà il fascino del fenomeno del proibizionismo. Locali molto spesso segreti, anche perché parte del loro successo nasce proprio da questo. Insieme all’autore, il giornalista Maurizio Maestrelli, vi sveliamo tutti i segreti di “Speakeasy: i locali più segreti al mondo”. Un libro che sta andando molto bene e questo non è un mistero.

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Ma dove nasce l’idea? “L’idea del libro come spesso succede, nasce per caso. “Durante la presentazione di un libro dell’amico Davide Terziotti al Gin Day 2017 dove stavo facendo da moderatore, ho conosciuto l’editore, Laura Accomazzo di White Star. In men che meno mi sono ritrovato a lavorare sul fenomeno degli speakeasy e ho subito capito che a riguardo non c’era grandissimo materiale, solo libri di ricette e cocktail ma nessun lavoro simile a quello realizzato”. C’era sicuramente la percezione del fenomeno di successo della formula secret bar, ma a Maurizio Maestrelli, giornalista professionista e scrittore tra le firme più autorevoli in Italia in fatto di beverage, con una marcata preferenza per gli spirits e la birra, si è aperto un mondo. “Ho subito capito che il fenomeno degli speakeasy è qualche cosa di estremamente interessante. Basta vedere le formule di successo per esempio di locali come il Jerry Thomas Project a Roma da quando ha aperto nel 2009. Ma non avevo idea di che cosa ci fosse davvero dietro questo mondo, quanti ce ne sono, le difficoltà di accesso che generano al tempo stesso miti e leggende. Più è difficile arrivarci e più ingolosisce la voglia di andare”.

Alberto Blasetti Ph.-Jerry Thomas Project – Roma

LOCALI SEGRETI

 

Nel libro si trova una selezione di quarantaquattro locali, avrebbero potuto essere anche duecento, anche se in questo caso la selezione ha generato esclusività. Il libro è stato tradotto in inglese, francese e tedesco, il focus sull’Italia è ben rappresentato da locali cult nella piazze delle grandi città. Uno spaccato del mondo della notte e del bere miscelato di qualità, per sentirsi parte di un club esclusivo. Non ci sono delle regole da status sociale, spesso si tratta di locali ricavati da scantinati, a volte nascosti dentro altre attività, l’importante è che sia segreto. “Ci sono dei casi come quello del 1930- Milano che volutamente non rilascia l’indirizzo e devo ammettere che Marco Russo insieme al suo staff è riuscito a creare qualcosa di unico, stesso riserbo e segretezza per il Malkovich di Genova. Il The Butcher ad Amsterdam sembra un burger bar, c’è una porta senza insegna che ti porta dentro, idem per il Paradiso di Barellona, un posto dove mangi il pastrami. Il Mat Dog Social Club di Torino si riconosce di essere nel posto giusto per il logo su un campanello, un cane nero stilizzato. All’Antiquario di Napoli che dà la copertina al libro, si accede passando da un finto antiquario”.

Marco Russo- 1930 Milano

NOBILE ESPERIMENTO SOCIALE

 

La parte del libro più divertente per l’autore, dopo una prefazione dell’amico e icona del barterding nostrano Samuele Ambrosi, è quella introduttiva dove approfondisce il proibizionismo dal punto di vista sociale e politico. “Il 31° Presidente degli USA Herbert Hoover lo definì un grande esperimento sociale ed economico, nobile nel suo scopo a seguito di una fiammata di moralità decollata. Nel lavoro di ricerca partiamo dalle origini di questo fenomeno, i proibizionisti avevano incominciato già nell’800 tra i protestanti della chiesa a influenzare la politica e l’industria, tanto che un uomo di peso come Henry Ford aderì inizialmente a queste posizioni, ma da esperimento nobile ben presto si rivelò un fallimento su tutti i fronti”. Gangster, criminalità organizzata, la penna di Maestrelli racconta nel libro con il suo stile inconfondibile alcuni fatti, da Al Capone a Lucky Luciano. Storie di grandi famiglie mafiose, corruzione di pubbliche autorità, la cronaca di un fallimento. Le conseguenze del proibizionismo portarono infatti anche a morti per consumi di alcol fatto in casa e male, soprattutto tra gli strati più poveri della società visto che i ricchi cominciarono a viaggiare a Cuba, in Canada e in Messico per consumare alcol, aggiungendo costi sociali al fallimento del proibizionismo.

The Butcher – Amsterdam

SPEAKEASY OGGI

 

Invisibilità, fascino dell’arredamento in stile proibizionismo con divani in pelle, tende rosse, luci basse e calde. Barman vestiti con ferma maniche eleganti, atmosfera jazz, ritmi con un richiamo storico agli anni ‘20, locali dove oggi molto spesso si beve veramente bene. In molti banconi c’è stata una rivisitazione dei classici mai morti e tramontati con dei twist, in altre situazioni invece si assiste a ricette nuove, ovviamente segrete. La storia del proibizionismo ha poco a che vedere con la moda degli Speakeasy attuali. Locali che piacciono,  ma sicuramente non facili da creare. “Oggi è una moda che piace, questo stile mi ricorda in parte la proliferazione negli anni 80 degli Irish Pub, anche se non credo che ci sarà la stessa moltiplicazione selvaggia, perché prima di tutto un locale deve avere un appeal di segretezza e perché piace l’aspetto sartoriale. Non a caso alcuni di questi bar sono stati inseriti nella recente classifica della World’s 50 Best Bars, location dove si sta bene e soprattutto si beve altrettanto bene, alle spalle ci sono dei veri professionisti che curano ogni dettaglio in maniera maniacale, basta vedere le foto che sono state utilizzate per il libro, tutti hanno fornito materiale di altissima risoluzione”.

Maurizio Maestrelli – Ph. Valentina Brambilla

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