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Spirits italiani: export in calo nel 2025, nuovi mercati con mixology e premiumizzazione

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Il comparto italiano degli spirits chiude il 2025 in un contesto internazionale complesso, caratterizzato da una contrazione dei consumi e del commercio mondiale. Nonostante questo scenario, l‘industria nazionale dimostra una maggiore capacità di tenuta rispetto ai principali competitor internazionali, sostenuta dall’evoluzione delle abitudini di consumo, dall’affermazione della mixology e da una crescente diversificazione dei mercati di esportazione. È quanto emerge dalle analisi realizzate da Nomisma e dall’Osservatorio Distillati di Format Research per Assodistil, che evidenziano come l’export italiano abbia raggiunto un valore di 1,7 miliardi di euro nel 2025. Il dato registra una flessione del 5% rispetto al 2024, ma resta superiore del 33,7% rispetto ai livelli del 2019, confermando la solidità del settore nel medio periodo.

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Consumi: meno quantità, più qualità con il traino mixology

Anche il mercato interno riflette il cambiamento delle preferenze dei consumatori. Nel 2025 i consumi di spirits in Italia si attestano intorno ai 125 milioni di litri, con una riduzione del 10% rispetto al 2019. Una flessione che si accompagna però a una maggiore attenzione verso la qualità, con scelte d’acquisto più selettive e orientate al valore. I liquori rappresentano il segmento principale del mercato italiano, con il 52% dei consumi complessivi, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%). Tra i fenomeni più dinamici continua a distinguersi la mixology, che consolida il proprio ruolo sia nel canale horeca sia nel consumo domestico. L’80% dei consumatori che frequentano bar e locali sceglie infatti di consumare spirits all’interno di cocktail, mentre la quota raggiunge il 52% anche tra chi beve in casa. Parallelamente prosegue la crescita del segmento Ready to Drink (RTD), che nel 2025 raggiunge 22,4 milioni di litri consumati, mentre aumenta l’interesse verso prodotti a basso contenuto alcolico: il 15% degli italiani dichiara infatti di essere interessato a provare spirits low alcohol, confermando un’evoluzione dell’offerta orientata alla moderazione e al benessere.

Export: l’Italia limita le perdite

Il rallentamento del commercio internazionale ha interessato tutti i principali Paesi esportatori di spirits. In questo scenario, tuttavia, l’Italia registra risultati migliori rispetto ai principali concorrenti: nel 2025 le esportazioni italiane calano del 5%, contro l’11% di Francia e Stati Uniti e il 17% del Messico. Per il settore diventa quindi strategico ampliare la presenza nei mercati internazionali. Se nel 2019 i primi tre Paesi di destinazione rappresentavano il 43% dell’export nazionale, nel 2025 i mercati alternativi arrivano a pesare il 60%, grazie alla crescita di destinazioni come Polonia, Croazia, Romania, Cina, Svezia, Irlanda e Giappone. Tra le aree considerate più promettenti figura anche il Mercosur.

Assodistil: servono innovazione e politiche di sostegno

Il settore sta attraversando una fase che richiede visione strategica e strumenti capaci di sostenere la competitività delle imprese”, sottolinea Antonio Emaldi, presidente di Assodistil. Secondo l’associazione, le opportunità di sviluppo passano attraverso l’innovazione di prodotto, la crescita della mixology, l’espansione delle referenze low e no alcohol e il rafforzamento della presenza sui mercati esteri. Assodistil richiama inoltre l’attenzione sul tema dell’etanolo destinato ai carburanti, evidenziando come l’applicazione della quota obbligatoria di miscelazione prevista dalla normativa potrebbe favorire nuovi investimenti, valorizzare i sottoprodotti della filiera vitivinicola e contribuire alla riduzione delle emissioni di CO₂.

Federvini: nuove occasioni di consumo e spiriturismo

Anche secondo Leonardo Vena, presidente del Gruppo Spirits di Federvini, “il calo dei consumi riflette un cambiamento strutturale delle abitudini di acquisto, ma apre nuove opportunità di sviluppo. La crescita dell’aperitivo e dei cocktail sta modificando le occasioni di consumo, offrendo nuove prospettive agli spirits italiani, mentre aumenta l’interesse verso referenze analcoliche e a ridotto contenuto alcolico, sempre più presenti sia nella distribuzione sia nelle carte beverage del canale horeca. Un ulteriore driver di sviluppo è rappresentato dallo “spiriturismo”. Sempre più distillerie e liquorifici investono infatti nell’accoglienza dei visitatori, valorizzando storia aziendale, territorio e cultura produttiva. Secondo un’indagine dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino, l’87% delle aziende associate organizza visite guidate e il 70% considera il turismo un asset strategico per la crescita futura del comparto

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