Nei locali Starbucks in Italia si entrava per un caffè. Da oggi a Roma si può uscire anche con un libro. Il nono store della Capitale, inaugurato il 12 settembre 2026 in Corso Vittorio Emanuele II, 152, ospita il primo spazio permanente dedicato ai libri e al book crossing mai realizzato in una caffetteria del marchio nel nostro Paese.
Nel cuore del Rione Parione, dentro un edificio del Quattrocento
L’apertura arriva in partnership con Percassi, licenziatario esclusivo del marchio in Italia, e sceglie uno dei quartieri più storici della città, il Rione Parione. Il locale occupa gli spazi di Palazzo Pichi Manfroni Lovatti, edificio risalente al ‘400 che conserva ancora elementi architettonici di pregio, tra cui i soffitti voltati.
La superficie è di circa 300 mq e la gestione è affidata a un team di 23 partner, per la maggior parte provenienti dal territorio, secondo una linea che il brand rivendica come impegno nella valorizzazione delle comunità locali e nella creazione di nuove opportunità professionali.
Libri in prestito e book crossing, la prima volta in Italia
Il vero elemento di rottura non è il caffè, ma la carta. I clienti possono sfogliare i volumi presenti in negozio, prenderli in prestito e contribuire all’iniziativa condividendo i propri libri, dando vita a un’esperienza di book crossing aperta alla comunità.
L’idea non nasce dal nulla. È l’evoluzione del percorso avviato dal brand con il proprio Book Club, che negli ultimi anni ha coinvolto lettori e appassionati in numerosi appuntamenti ospitati negli store italiani. Per la prima volta, però, quella vocazione trova una dimensione stabile e permanente dentro una caffetteria. Una scelta non casuale in una città dal patrimonio culturale come Roma, dove il brand ha voluto far incontrare la cultura del caffè con quella della lettura, due esperienze che favoriscono il dialogo, la scoperta e la connessione tra le persone.
Interni ispirati ai materiali dell’architettura romana
Il progetto di design gioca sulle tonalità neutre, ispirate ai materiali e ai colori tipici dell’architettura romana, con inserti colorati in alcuni elementi dello spazio e nelle vetrine che si affacciano su Corso Vittorio Emanuele II. Al centro del locale si trova il bancone, con rivestimento in listelli di legno, accompagnato da un menu board nello stesso materiale. La pavimentazione in granito e il sistema di illuminazione sono stati progettati per valorizzare le caratteristiche architettoniche dello stabile storico.
“Con l’inaugurazione di Corso Vittorio Emanuele II celebriamo un traguardo importante per Roma, dove raggiungiamo quota nove store. Questo è un locale che dialoga con la storia dell’edificio che lo ospita, valorizzandone l’architettura e portando la nostra Coffee Experience nel cuore del centro storico. È anche uno store a cui siamo particolarmente legati perché ospita il primo spazio permanente dedicato ai libri all’interno di uno Starbucks in Italia. Un progetto che nasce dall’esperienza maturata con il nostro Book Club e dalla volontà di offrire nuove occasioni di incontro, scambio e condivisione, rafforzando il ruolo dei nostri store come luoghi di relazione e comunità, dove le persone possano ritrovarsi, coltivare interessi comuni e vivere esperienze che vanno oltre il semplice consumo di un caffè”, dichiara Vincenzo Catrambone, general manager Starbucks Italia.
Una rete italiana in accelerazione
L’apertura romana si inserisce in una fase di espansione fitta. Pochi giorni prima il marchio aveva inaugurato il cinquantatreesimo store italiano nella galleria commerciale della stazione di Venezia Santa Lucia, in collaborazione con Grandi Stazioni Retail. Secondo quanto riportato da retail&food, Siren Coffee, la società del gruppo Percassi che gestisce la rete italiana con l’eccezione della Roastery di Milano Cordusio, punta a chiudere il 2026 vicino a quota 60 negozi, con ricavi saliti a 55,2 milioni di euro nel bilancio 2025 e il pareggio operativo ormai a portata di mano.
Il dato interessante per il canale è un altro. In un mercato dove la caffetteria italiana compete sul prezzo e sulla rapidità del servizio, le catene internazionali stanno spostando il baricentro sul tempo di permanenza. Uno scaffale di libri che invita a restare, e a tornare per riportare il volume, è esattamente questo, una leva di frequenza travestita da gesto culturale.
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