Scatta dal 3 settembre 2026 il blocco dell’Unione Europea alle importazioni di carne dal Brasile. La decisione di Bruxelles riguarda in particolare la carne bovina, ma anche prodotti avicoli, uova, miele, prodotti dell’acquacoltura e budella, motivata dalla mancata disponibilità di garanzie sufficienti sul rispetto delle norme comunitarie relative all’impiego di determinati antimicrobici. Una decisione che rischia di avere ripercussioni anche sulla filiera della Bresaola della Valtellina IGP, tra i prodotti italiani maggiormente esposti alla disponibilità di carne bovina proveniente dai mercati extra-Ue.
Nessun rischio sanitario per il consumatore
A precisare la natura del provvedimento è Davide Calderone, direttore di ASSICA, l’Associazione degli Industriali delle Carni e dei Salumi. “Non c’è un rischio sanitario per il consumatore”, spiega Calderone, evidenziando come il nodo sia rappresentato dalla certificazione richiesta al Brasile per dimostrare il rispetto degli standard europei sull’impiego degli antimicrobici. Secondo ASSICA, il Brasile avrebbe dovuto dotarsi, anche alla luce dell’accordo UE-Mercosur, di un sistema di certificazione in grado di escludere l’utilizzo dell’antimicrobico non autorizzato dalle norme europee. Un sistema che, al momento, non è ancora operativo. Argentina, Paraguay e Uruguay, gli altri Paesi sudamericani coinvolti nell’intesa, avrebbero invece già adottato procedure conformi.

Bresaola, il Brasile è un fornitore strategico
Il problema diventa particolarmente rilevante per la Bresaola della Valtellina IGP. Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore, circa l’82% della carne utilizzata per la produzione della bresaola proviene dal Sud America e il 60% di questa quota dal Brasile. Il disciplinare della Bresaola della Valtellina IGP stabilisce che la trasformazione debba avvenire nella provincia di Sondrio, ma non richiede che i bovini siano di origine italiana. La filiera può quindi utilizzare materia prima proveniente dall’estero, rendendo gli approvvigionamenti internazionali un elemento strutturale del comparto. Con lo stop alle importazioni brasiliane, i produttori sono chiamati a incrementare gli acquisti da altri Paesi, ma la disponibilità di materia prima alternativa non è illimitata. Il rischio è quindi quello di una nuova pressione sui prezzi della carne bovina, dopo gli aumenti che hanno già interessato il comparto.
Il nodo dei costi di importazione
A preoccupare il settore non è soltanto la disponibilità della carne, ma anche il costo della materia prima. Francesco Moro, presidente del Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina, ha evidenziato come l’aumento dei prezzi sia legato anche all’esaurimento delle licenze GATT, che consentivano l’importazione di carne con un dazio agevolato del 20%. L’esaurimento delle licenze ha reso quindi strutturale il ricorso alle importazioni extra-GATT, con un conseguente incremento dei costi per la filiera. Lo stop al Brasile rischia ora di aggiungere un ulteriore elemento di pressione, proprio mentre il comparto sta già affrontando un mercato più sensibile agli aumenti dei prezzi.
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Nel 2025 la produzione di Bresaola della Valtellina IGP si è attestata a circa 11.900 tonnellate, mentre il valore al consumo ha superato i 500 milioni di euro. L’incremento dei prezzi, tuttavia, ha avuto ripercussioni sui volumi commercializzati: secondo i dati riportati da ASSICA, le vendite della Bresaola della Valtellina IGP nella GDO hanno registrato una contrazione del 12,1% a volume. Il nuovo scenario rischia dunque di complicare ulteriormente l’equilibrio della filiera: meno disponibilità di materia prima, maggiore competizione per le forniture alternative e possibile aumento dei costi potrebbero tradursi in una nuova pressione sul prezzo finale.
Bruxelles: lo stop potrà essere revocato
Il blocco non è necessariamente definitivo. La Commissione Europea ha chiarito che il Brasile potrà tornare a esportare verso l’UE quando sarà in grado di fornire garanzie sufficienti sulla conformità ai requisiti comunitari. Per la filiera della bresaola si apre quindi una fase di attesa, mentre produttori e Consorzio guardano ai mercati alternativi per assicurare la continuità degli approvvigionamenti. Il tema non è soltanto commerciale: per un prodotto come la Bresaola della Valtellina IGP, la disponibilità della materia prima rappresenta uno dei fattori determinanti per mantenere competitività, produzione e prezzi al consumo.


