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In ogni bicchiere per la valutazione sensoriale è possibile distinguere tre parti: la base o piede, lo stelo – che può essere più o meno lungo, ma che comunque deve consentire una buona impugnatura senza dover toccare il calice con le dita – e il corpo o calice che può variare per capienza e forma presentandosi più o meno panciuto, più o meno alto, arrotondato o svasato.

Il 2017 è stata un’annata da ricordare per il Cognac. Non parliamo di bottiglie per collezionisti, bensì dei numeri in forte crescita dello Spirits francese per antonomasia. Si tratta infatti di un’annata da quasi 200 milioni di bottiglie di cognac spedite. Un dato particolarmente lusinghiero e che fa bene al settore viste le battute d’arresto registrate sul mercato francese.

Una passerella della migliore produzione dell’arte distillatoria selezionata dal Premio Alambicco d’Oro e una occasione di confronto su come la grappa sia di fatto entrata a far parte nell’immaginario collettivo della cultura enogastronomica italiana: Elvio Bonollo, Presidente dell’Istituto Nazionale Grappa, intervenendo all’incontro “La grappa e le acquaviti nella cultura enogastronomica italiana” in occasione della cinquantesima edizione del Douja d’Or di Asti (9 -18 settembre) insieme ad ANAG, parla del ruolo dei distillatori nella promozione della peculiarità italiana.

Quali le prospettive del vino italiano alla luce dei dati del 2013 e alla vigilia di importanti sfide come l’Expo 2015? Ne hanno discusso a Roma all’Assemblea di Federvini (Federazione italiana industriali, produttori esportatori, importatori di vini, acquaviti, liquori, sciroppi e affini) il presidente uscente, Lamberto Vallarino Gancia (nella foto, a sinistra), e Sandro Boscaini (nella foto, a destra), amministratore delegato e presidente di Masi Agricola, al suo esordio pubblico alla guida della federazione. Al dibattito, moderato dal giornalista Isidoro Trovato, sono intervenuti anche Andrea Oliviero, vice ministro del ministero delle Politiche agricole e il suo omologo del ministero dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.

In cucina lo chiamerebbe “ingrediente segreto”. Quello che non predomina, ma che conferisce personalità al piatto. Nella preparazione di un cocktail quell’ingrediente ha invece un nome: acquavite, d’uva o di frutta. All’anagrafe: Prime Uve e Prime Arance, prodotti di punta della Distilleria Bonaventura Maschio. A confermarci la tendenza è Michele Di Carlo, presidente del Classic Cocktail Club e vicepresidente dei soci sostenitori Aibes, l’Associazione Italiana Barmen e Sostenitori. È possibile, chiediamo a lui, utilizzare un distillato come l’acquavite d’uv anche nei cocktail? «Certo che si può – ci risponde Di Carlo -, anzi, l’acquavite d’uva è un ingrediente originale, che conferisce al cocktail una maggiore aromaticità».

Sono state approvate le schede tecniche della Grappa e del Brandy italiano. Un altro passo a tutela del nostro patrimonio agroalimentare. “la Grappa e il Brandy italiano, considerata la loro rilevanza e diffusione a livello internazionale, al pari delle altre produzioni di qualità, sono prodotti altamente rappresentativi delle nostre eccellenze produttive e devono essere protetti da illegittime usurpazioni da parte dei produttori di altri Paesi”.Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Saverio Romano, ha commentato i decreti ministeriali che danno attuazione al regolamento (CE) n. 110/2008 sulla designazione, presentazione, etichettatura e protezione delle Indicazioni Geografiche delle bevande spiritose.