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Così un’azienda storica si regala un nuovo respiro. Terra Moretti cambia pelle a Bellavista, proponendo un’ode all’Italia che vive attraverso bottiglie e immagini come mai prima d’ora. Un ulteriore passo verso il futuro per la creazione del patron Vittorio Moretti, pur conservando il fascino d’altri tempi da sempre contenuto nelle bollicine di qualità assoluta.

“Cinque anni fa fu presentato il primo restauro delle immagini di Bellavista, l’inizio di una sfida contro un mercato sempre più veloce e aggressivo”. Il nuovo intervento è sintomo della volontà di una veste rinnovata, che ha alla base l’idea affermarsi ulteriormente nel mondo con i canoni riconosciuti del made in Italy. Canoni classici per il metodo classico d’eccellenza, risultato di un cammino che l’Amministratrice Delegata di Terra Moretti, Francesca Moretti, racconta con emozione: “Bellavista ha compiuto uno straordinario percorso in questi quarant’anni, e il punto di partenza è sempre stata la terra, la vigna”. Valori trasmessi dal padre e dall’enologo Mattia Menzola: il prodotto è solo il secondo gradino da valorizzare, l’origine è il vero trampolino. E il legame tra vini e territorio è saldissimo, grazie alle vigne storiche, le più antiche della proprietà che meglio rappresentano le gemme più preziose dell’azienda: i millesimi.

Bellavista si conferma riconoscibile per lo stile, il rigore di lavoro, l’attenzione e la lungimiranza, la dedizione. L’obiettivo del restyiling era quello di comunicare queste realtà anche attraverso il canale estetico, con un incontro tra stile della cantina e carattere dell’annata, per un impatto destinato a durare nel tempo. Innovare la tradizione, con quattro nuove fantasie distribuite sulle etichette, scelte in funzione del gusto del vino. Al fianco dell’azienda si è schierata Dedar, dal 1976 massimi esponenti dell’arte dei tessuti di arredamento. “Editori su stoffa”, come ha definito la sua famiglia lo stesso Raffaele Fabrizio. “Abbiamo da subito trovato evidenti analogie con la filosofia Terra Moretti, volta ad attivare la sensorialità. Ci completiamo”. Proprio tramite i tessuti si snoda quindi l’Ode all’Italia, l’effigie di quattro monumenti italiani che raccontano la classicità e la tradizione del Belpaese.

 

Per l’occasione, una cena placè a tinte rosa, che celebra la femminilità ma non il femminismo: un approccio grazioso ed elegante portata in cucina e in sala da otto delle migliori menti italiane. Alessandra Del Favero (Insalata di animelle, puntarelle, tamarindo e brodo di sedano rapa), Caterina Ceraudo (Minestra di mare, cavatelli, crostacei e agrumi), Fabrizia Meroi (Oca, melograno, aglio nero e miele) e Vittoria Aiello (Babà napoletano con crema pasticcera e fragoline) per abbinamenti perfetti e ricercati, senza mai eccedere nel cervellotico. Mescita e racconti affidati alle sommelier Valentina Bertini, Cristina Parizzi, Daniela Piscini, Ramona Ragaini.

 

 

Strepitoso il contrasto con la location scelta per la presentazione, la Fonderia Napoleonica di Milano allestita con tavolate e installazioni visive. Il meglio dell’Italia ritratto sul packaging del meglio di Bellavista, per un intreccio di storia e sensazioni. La freschezza del Pas Operè si ritrova nell’architettura di Pompei, intarsiata sulle bottiglie con una texture tridimensionale e dinamica; il Rosè racconta di fiori e sogni, delicatezza e potenza, come la Villa Doria Panfili di Roma che si staglia sul vetro come su di una tela. Il Satèn è intrigante, quasi ammiccante e sensuale, morbido: un inno al lasciarsi andare con grazia, ripreso dal Ninfeo della Villa di Papa Giulio III a Roma; infine il Nectar, una perla non comune, rotondo e fruttato, splendido per chiudere il pasto. Naturale il richiamo alla prosperità e alla fecondità celebrato allora in un murale di Pompei, nella quale è rappresentata la dea Iside. Eccellenze di settori diversi, che si incontrano per vocazione.

 

+info: www.terramoretti.it

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