Barilla, Ferrero, Lavazza, San Pellegrino, Illy, Caffè Borbone, Kinder, Nutella, Ferrero Rocher, Findus, Galbani, Parmalat e Veronesi portano il tricolore nelle classifiche mondiali dei marchi food & beverage più preziosi secondo il nuovo report Brand Finance Food & Drink 2026, che fotografa un comparto alimentare, bevande analcoliche e lattiero-caseario da 448,7 miliardi di dollari.
I leader mondiali per valore e forza del brand nel 2026
Nel comparto bevande analcoliche il podio per valore resta guidato da Coca-Cola (stabile a 46,1 miliardi di dollari), davanti a Pepsi (16,8 miliardi, −25%) e alla cinese Nongfu Spring (15,3 miliardi, +38%). La vera novità è nella forza del brand: Nongfu Spring scavalca Coca-Cola e diventa il marchio analcolico più forte al mondo, con un Brand Strength Index di 89,8/100. Nel food al vertice si conferma Nestlé (24,6 miliardi di dollari, +23%), seguita da Lay’s (15,1 miliardi) e Yili (14,5 miliardi). Per solidità del marchio primeggia la brasiliana Sadia (BSI 93,5), davanti a Amul e Bimbo.
Barilla nella top 10 mondiale del food
Nel settore alimentare, Barilla resta nella top 10 mondiale al 10° posto, con un brand value di 5,4 miliardi di dollari (+8%) e un rating AAA. Con un Brand Strength Index di 86,5/100 figura anche tra i dieci marchi food più forti al mondo (9ª), affiancata da Findus, decima per forza del brand (BSI 86,0).
Ferrero settimo portfolio mondiale, Kinder e Nutella in rimonta
Il grande protagonista italiano è Ferrero: settimo portfolio food più prezioso al mondo, con 14,6 miliardi di dollari e una crescita del +20%, tra i motori dell’espansione del Food 100. A trainare è una strategia di portfolio sempre più orientata alle acquisizioni sui mercati esteri: dopo aver rilevato WK Kellogg Co nel 2025, il gruppo di Alba ha messo a segno un secondo colpo negli Stati Uniti con l’acquisizione di Purely Elizabeth, marchio salutare della colazione, rafforzando la presenza nei segmenti breakfast e benessere oltreoceano. Sul fronte dei singoli marchi la spinta è netta: Kinder sale dal 22° al 19° posto, Nutella dal 38° al 30°, Ferrero Rocher dal 46° al 39°. Lo stesso Kellogg’s, oggi nel perimetro Ferrero, è 6° brand food mondiale con 6,9 miliardi di dollari (+14%).

Lavazza e San Pellegrino tra i leader del beverage analcolico
Nel comparto bevande analcoliche, Lavazza si conferma terzo brand più prezioso al mondo nella categoria caffè e tè, con un valore di 1,6 miliardi di dollari e un BSI di 82,7/100 che le vale anche il 9° posto tra gli analcolici più forti a livello globale. San Pellegrino brilla nell’acqua confezionata: terzo brand mondiale del settore, con 1,2 miliardi di dollari e una crescita del +20%.

Illy, Caffè Borbone e gli altri marchi italiani
Illy, icona del caffè espresso italiano, resta in classifica al 35° posto tra le bevande analcoliche più preziose, mentre Caffè Borbone continua la sua scalata salendo al 45°. Nel food l’Italia allinea dieci marchi nella top 100: oltre a Barilla e ai brand Ferrero, spiccano Veronesi (57°), Parmalat (77°), Amadori (87°), Galbani (96°) e la new entry Beretta (99°), a consolidare la presenza tricolore in categorie chiave come dolciario, caffè, latticini, surgelati e proteine animali.
Fever-Tree, il mixer premium che parla italiano
Nella top 10 mondiale delle bevande gassate spunta un outsider: Fever-Tree, decimo brand più prezioso della categoria con 0,6 miliardi di dollari e una crescita del +22%. Un caso a sé, perché non è una cola né una bibita tradizionale, ma il pioniere dei mixer super-premium con toniche, ginger beer, soda e uno dei marchi più giovani in classifica, nato nel 2005. Fortissimo il legame con l’Italia: Fever-Tree è distribuito in esclusiva da Velier dal 2007. “Siamo il primo mercato in Europa dopo UK”, ha dichiarato Filippo Colombo, country manager di Fever-Tree, in un’intervista a Velier Live nel 2024.

Il quadro 2026 racconta un Made in Italy che cresce puntando su qualità e premiumizzazione, mentre la spinta più forte del settore arriva ormai dall’Asia con la Cina di Nongfu Spring, Eastroc e Yili in prima fila. Un equilibrio in cui, accanto al valore economico, è sempre più la forza del brand a fare la differenza.
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