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Non si tratta di una semplice Guida, ma di una selezione rigorosa che fotografa, dal 2006, lo stato dell’arte dei vini provenienti da sette denominazioni della cintura torinese: Erbaluce di Caluso Docg, Carema Doc, Canavese Doc, Freisa di Chieri Doc, Collina Torinese Doc, Pinerolese Doc e Valsusa Doc.

 

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Una pubblicazione consultabile anche online tra le più innovative sin dalla sua nascita (con l’inserimento dei codici QR per ogni etichetta presentata, uno strumento Prosumer) finalizzata alla rappresentazione di pochi terroir, tutti limitrofi alla prima capitale d’Italia, da secoli legata al mondo del vino. Indicazioni che assumono un valore in primis in termini di promozione, importante per queste zone non così popolari se paragonate alle Langhe, patria del big Barolo.

La scelta è ad opera di una commissione di degustazione della Camera di commercio di Torino e del suo Laboratorio Chimico che si avvalgono ogni anno della collaborazione dell’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino. Per il 2019 – 2020 la Guida vanta 45 aziende, 146 vini e una sezione tutta dedicata alla mixology, con cocktail che prevedono in ricetta l’impiego di vini torinesi.

 

Le vigne di Castello Di Azeglio

 

E tra i “Tre cavatappi” le curiosità non sono certo mancate, come il Castello di Azeglio (castellodiazeglio.it), un’attività rinata nel 2008, erede di antiche tradizioni di famiglia, riposizionate nel mercato in chiave moderna, come lo Spumante Metodo Classico Millesimato a base erbaluce che sosta per 24 mesi sui lieviti. Così pieno, così espressivo e di carattere, spazia tra gli aromi di miele, e cenni di canditi uniti a quelli di agrumi e pain doré. Pare infinita la sua freschezza, raccolta quasi in un intimo segreto, più sciolta poi nel suo frutto viscoso. Ecco l’equilibrio, bellissimo, da apprezzare oggi e nei prossimi mesi.

Sempre a base erbaluce, l’azienda di Bruno Giacometto (giacometto.com) nel 2016 con il suo “Autokton” esprime in pieno l’annata e le sfaccettature dell’uva. Una profondità già al naso da perdersi, con fiori gialli e mirabolanti frutti. Un periplo di sapori in cui ritrovare al centro dell’assaggio un’eleganza s-misurata con superbia.

 

 

Passando ai rossi e restando in zona, convince anche il Canavese Nebbiolo Gemini del 2016 delle Cantine Crosio (cantinecrosio.it), un progetto iniziato da Roberto nel 2000 da un dono di una vigna tra Caluso e a Candia. E non distanti dal lago omonimo, sulla collina morenica, le escursioni termiche giovano al nebbiolo. Ne nasce infatti un vino che ha occhi solo per il suo tannino e il suo frutto. Chiusi in un loro feeling talmente particolare in grado di caratterizzarne il gusto e il giudizio in chi lo degusta. Finemente sottile e tannico è un crescendo di succo, elettrico e magnetico.

Spostandoci invece ai piedi delle Alpi, in Valpellice, nel pinerolese, in vigne già vocate per i romani a Bricherasio, è l’azienda La Riva (agricolalariva.it) con il suo Ramie Doc 2016 a conquistarsi la scena. Un’unione rara di Avanà 45%, Averengo 20%, Becuet 15% e Chatus 20% coltivati in terrazze con muri a secco tra i 678 e i 858 metri s.l.m.

Una lunghezza estasiante e corposa, inaspettata per la sua delicatezza, si accentua ancora con aromi goudron e speziati. Un tannino che danza delineando i confini più sapidi della beva, pizzicandola, marchiando per sempre il ricordo del gusto.

 

Info: www.torinodoc.com

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